Dalla Redazione In Evidenza Investor, servicer e debt buyer Normativa e regolamentazione NPL e crediti deteriorati

Webinar “7.2 anche destocking”: cosa cambia davvero con la nuova Legge 130/99

L’evoluzione della Legge 130/99 continua a ridisegnare il perimetro della cartolarizzazione, aprendo a nuove tipologie di asset e a modelli operativi sempre più articolati. Ne abbiamo parlato con Raffaele Faragò, CEO di 130 Servicing, partner del webinar “7.2 anche destocking”, dove, il prossimo 23 aprile, verranno affrontate le principali implicazioni normative e operative di questa trasformazione, con uno sguardo concreto sulle applicazioni di mercato.

Qual è stata la reale esigenza di mercato che ha spinto il legislatore ad ampliare così il perimetro della Legge 130/99? Siamo di fronte a una risposta a criticità già emerse o a un tentativo di anticipare nuovi modelli di gestione degli asset?

L’ampliamento del perimetro della Legge 130/99 risponde a una reale esigenza di mercato: gli operatori chiedono con continuità nuove strutture capaci, da un lato, di attrarre capitali (anche istituzionali) e, dall’altro, di sostenere il tessuto delle PMI, offrendo fonti di finanziamento alternative e complementari al tradizionale canale bancario. In questo senso, la 130/99 ha già progressivamente acquisito nel tempo prerogative idonee a convogliare risorse verso l’economia reale; l’intervento più recente si inserisce lungo questa traiettoria e ne rafforza ulteriormente la portata, ampliando le possibilità di gestione e valorizzazione degli asset. Per questo, più che un mero rimedio a criticità contingenti, la modifica appare come una risposta puntuale a un bisogno già manifestato dal mercato, con al contempo, l’obiettivo di accompagnare e abilitare modelli evolutivi di funding e asset management.

L’estensione ai beni mobili non registrati amplia in modo significativo il perimetro degli asset cartolarizzabili: quali sono, nella pratica, le tipologie di beni o flussi che possono davvero trovare applicazione in queste strutture?

L’estensione ai beni mobili non registrati amplia concretamente lo spettro degli asset (e dei relativi flussi) che possono essere conferiti o gestiti nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione. Nella pratica, un primo ambito di applicazione è quello dei magazzini, soprattutto quando composti da merci con valore unitario rilevante; in più, per filiere in cui i beni richiedono stagionatura o lavorazioni lunghe, la nuova disciplina risulta particolarmente utile anche perché contempla espressamente la possibilità che il magazzino venga lavorato durante la vita dell’operazione, rendendo la struttura compatibile con cicli produttivi complessi. Fuori dal perimetro magazzino, possono trovare spazio anche beni di lusso e arte, che per natura si prestano a logiche di valorizzazione e gestione dedicata. Infine, l’impatto è significativo anche nelle strutture su immobili (ad es. operazioni ex art. 7.2): nel caso dei data center, ad esempio, diventa possibile includere non solo la struttura immobiliare in senso stretto, ma anche i beni mobili di allestimento del sito (impianti e dotazioni funzionali), con un effetto di maggiore aderenza dell’operazione al valore economico complessivo dell’asset.

Questa evoluzione normativa apre nuovi spazi operativi: quali saranno gli attori chiave e come cambieranno le dinamiche tra servicer, investitori e originator?

Questa evoluzione normativa apre spazi operativi che incidono direttamente sulla filiera dei soggetti coinvolti. Se il valore cartolarizzato tenderà a risiedere in misura crescente nella valorizzazione e nel monitoraggio di beni (anche molto diversi per natura e ciclo di vita), diventa essenziale affiancare ai ruoli tradizionali due “abilitatori” chiave. Il primo è un soggetto dedicato alla gestione/controllo dell’inventario (un vero e proprio inventory controller), in grado di attestare nel tempo bontà, consistenza e integrità dei beni sottostanti, riducendo asimmetrie informative e rafforzando la confidenza degli investitori. Il secondo è la tecnologia: strumenti basati su IA e blockchain possono supportare tracciabilità, riconciliazioni, controlli continui e reporting tempestivo (anche tramite alert su scostamenti), rendendo più efficienti i presidi del servicer e migliorando trasparenza e governance verso gli investitori. In questo scenario, originator e servicer saranno chiamati a integrare competenze operative e data-driven, mentre gli investitori tenderanno a premiare strutture capaci di dimostrare, con evidenze e processi robusti, la qualità e l’evoluzione del bene sottostante nel tempo.