Ancora segnali di attenzione sul private credit arrivano da Scope Ratings. L’agenzia evidenzia un progressivo peggioramento della qualità del credito e, nell’ultima nota diffusa, richiama alcuni elementi di parallelismo con la crisi del 2008, pur escludendo uno scenario di pari portata. Tra le similitudini vengono citate condizioni finanziarie accomodanti e prolungate, ma anche fenomeni di arbitraggio regolamentare, una crescente complessità delle strutture e delle valutazioni e interconnessioni con il sistema bancario ancora poco trasparenti.
A far emergere le prime criticità sono state le numerose richieste di rimborso da parte degli investitori, a fronte di asset che per loro natura restano illiquidi. Proprio questo squilibrio strutturale tra liquidità promessa e liquidità reale è uno dei punti centrali evidenziati da Scope, che sottolinea anche come una parte dei sottoscrittori, in particolare retail, non abbia pienamente compreso le caratteristiche del prodotto, evidenziando criticità sul fronte della trasparenza.
Il private credit ha raggiunto dimensioni rilevanti, con circa 2 trilioni di dollari a livello globale, di cui circa 400 miliardi in Europa. Una crescita molto rapida, sostenuta dalla ricerca di rendimento e dal progressivo ridimensionamento del ruolo delle banche tradizionali nel finanziamento dell’economia.
In questo contesto, le banche europee risultano nel complesso meno esposte e meglio capitalizzate rispetto al passato, ma non del tutto immuni, soprattutto per le esposizioni indirette verso il settore. Ulteriori elementi di rischio emergono dalla forte concentrazione dei portafogli in alcuni comparti, come quello tecnologico, dove le aspettative di crescita, in parte messe in discussione dalla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, potrebbero incidere sulla qualità del credito.
Il tema rimane aperto e sarà uno dei nodi da osservare nei prossimi mesi.
Ancora segnali di attenzione sul private credit arrivano da Scope Ratings. L’agenzia evidenzia un progressivo peggioramento della qualità del credito e, nell’ultima nota diffusa, richiama alcuni elementi di parallelismo con la crisi del 2008, pur escludendo uno scenario di pari portata. Tra le similitudini vengono citate condizioni finanziarie accomodanti e prolungate, ma anche fenomeni di arbitraggio regolamentare, una crescente complessità delle strutture e delle valutazioni e interconnessioni con il sistema bancario ancora poco trasparenti.
A far emergere le prime criticità sono state le numerose richieste di rimborso da parte degli investitori, a fronte di asset che per loro natura restano illiquidi. Proprio questo squilibrio strutturale tra liquidità promessa e liquidità reale è uno dei punti centrali evidenziati da Scope, che sottolinea anche come una parte dei sottoscrittori, in particolare retail, non abbia pienamente compreso le caratteristiche del prodotto, evidenziando criticità sul fronte della trasparenza.
Il private credit ha raggiunto dimensioni rilevanti, con circa 2 trilioni di dollari a livello globale, di cui circa 400 miliardi in Europa. Una crescita molto rapida, sostenuta dalla ricerca di rendimento e dal progressivo ridimensionamento del ruolo delle banche tradizionali nel finanziamento dell’economia.
In questo contesto, le banche europee risultano nel complesso meno esposte e meglio capitalizzate rispetto al passato, ma non del tutto immuni, soprattutto per le esposizioni indirette verso il settore. Ulteriori elementi di rischio emergono dalla forte concentrazione dei portafogli in alcuni comparti, come quello tecnologico, dove le aspettative di crescita, in parte messe in discussione dalla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, potrebbero incidere sulla qualità del credito.
Il tema rimane aperto e sarà uno dei nodi da osservare nei prossimi mesi.