I conflitti in Medio Oriente rischiano di mettere seriamente in difficoltà anche l’economia italiana. A pesare sono soprattutto gli aumenti sulle materie prime e sui carburanti, destinati a scaricarsi a catena su consumi, famiglie e imprese. A sostenerlo è Ovidio Marzaioli, Vicesegretario Generale del Movimento Consumatori, Responsabile formazione di Consumers’ Forum e membro supplente del CNCU, che nei giorni scorsi ha presentato in Senato e alla Camera un documento con le misure che, secondo l’associazione, potrebbero aiutare a proteggere i cittadini dai rincari.
Il punto, secondo Marzaioli, è che non bastano interventi tampone. “Servono misure strutturali e non temporanee”, osserva, perché agire solo per contenere l’emergenza del momento non risolve un problema che ha radici molto più profonde. Tra le proposte avanzate ci sono un price cap sui prezzi petroliferi, un prezzo di riferimento sociale, il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e lo spostamento degli oneri generali di sistema dalla bolletta alla fiscalità generale.
Il rischio è che ogni tensione internazionale si trasformi rapidamente in un rincaro diffuso. Tra dichiarazioni di tregua, smentite, aperture e nuove chiusure dello stretto di Hormuz, i mercati reagiscono nel giro di poche ore. Ma quello che resta, al di là della volatilità finanziaria, è l’effetto concreto sui cittadini: al rialzo dei carburanti segue quasi sempre un aumento dei prezzi al consumo che poi, però, tende a non rientrare. “Questa resistenza ad abbassare i prezzi è una caratteristica del mercato odierno”, spiega Marzaioli, sottolineando come in Italia gli stipendi non siano commisurati al costo della vita e come una quota significativa della popolazione viva già oggi in condizioni di forte fragilità economica.
Il nodo centrale resta la dipendenza energetica del Paese. Per Marzaioli il problema non nasce soltanto dalla guerra o dalle tensioni geopolitiche, ma dall’assenza di una strategia di lungo periodo. L’Italia continua a inseguire l’emergenza senza affrontare davvero i fattori strutturali che generano i rincari. Eppure, osserva, il tema delle rinnovabili e dell’efficientamento energetico dovrebbe essere ormai centrale. Il confronto con la Spagna, che negli ultimi anni ha spinto con decisione sulle energie rinnovabili, rende ancora più evidente il ritardo italiano.
La critica è netta anche sulle soluzioni messe in campo finora. “Sembra davvero che il periodo passato non sia servito a nulla”, evidenzia Marzaioli, ricordando come dopo l’ultimo shock energetico il Paese non si sia dotato di strumenti davvero alternativi. Anzi, alcune misure oggi tornate nel dibattito pubblico appaiono, a suo avviso, vecchie e poco lungimiranti: dalle limitazioni alla circolazione fino alla riapertura delle centrali a carbone. Soluzioni che possono forse offrire una risposta immediata, ma che non incidono sulle cause del problema e rischiano anzi di aggravare altri fronti, a partire da quello ambientale.
A preoccupare, però, non è solo il rincaro in sé, ma ciò che questo può provocare sul piano sociale ed economico. Se aumentano i costi dell’energia e dei beni essenziali in un mercato dove i salari restano bassi, il risultato è una contrazione della domanda e una crescente difficoltà per famiglie e imprese. In questo scenario torna inevitabilmente a crescere anche la morosità, non solo quella “colpevole”, ma soprattutto quella che Marzaioli definisce “morosità incolpevole”: quella di chi non riesce più a far fronte alle spese non per scelta, ma perché il reddito non basta.
È qui che il discorso tocca più da vicino anche il mercato del recupero crediti. Il peggioramento della situazione economica rischia infatti di produrre un aumento delle insolvenze su più fronti: mutui, utenze, affitti e bollette. E secondo Marzaioli il problema non può essere letto soltanto in termini tecnici o di performance del recupero. Quando una famiglia rinuncia a pagare una bolletta o addirittura perde la casa, non siamo più di fronte solo a un credito deteriorato, ma a un segnale di impoverimento profondo del tessuto sociale. “Fa un po’ paura che il 10% dei gruppi familiari scelga se pagare la bolletta o mangiare a fine giornata”, osserva.
Anche la rateizzazione, spesso indicata come soluzione, non sempre basta. Per Marzaioli è uno strumento utile solo se sostenibile davvero: diluire il pagamento nel tempo serve a poco se nel frattempo i consumi restano elevati o arrivano nuove bollette che si sommano alle precedenti. Da qui anche l’insistenza sul tema dell’informazione, dell’educazione alla lettura delle bollette e della conoscenza delle regole, soprattutto in un settore, come quello delle utility, dove la regolazione è molto specifica e non sempre ben compresa nemmeno dagli operatori.
Il timore, insomma, è che l’aumento dei prezzi non si esaurisca in una stagione di rincari, ma apra una fase più complessa. Una fase in cui inflazione, salari bassi, fragilità energetica e tensioni geopolitiche potrebbero intrecciarsi producendo effetti duraturi sull’economia reale. E allora il tema non riguarda più soltanto il consumatore, ma il cittadino nel senso più ampio: la capacità di sostenere il costo della vita, di mantenere i consumi essenziali e di non scivolare verso forme di sovraindebitamento che rischiano poi di diventare sempre più difficili da recuperare.
I conflitti in Medio Oriente rischiano di mettere seriamente in difficoltà anche l’economia italiana. A pesare sono soprattutto gli aumenti sulle materie prime e sui carburanti, destinati a scaricarsi a catena su consumi, famiglie e imprese. A sostenerlo è Ovidio Marzaioli, Vicesegretario Generale del Movimento Consumatori, Responsabile formazione di Consumers’ Forum e membro supplente del CNCU, che nei giorni scorsi ha presentato in Senato e alla Camera un documento con le misure che, secondo l’associazione, potrebbero aiutare a proteggere i cittadini dai rincari.
Il punto, secondo Marzaioli, è che non bastano interventi tampone. “Servono misure strutturali e non temporanee”, osserva, perché agire solo per contenere l’emergenza del momento non risolve un problema che ha radici molto più profonde. Tra le proposte avanzate ci sono un price cap sui prezzi petroliferi, un prezzo di riferimento sociale, il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e lo spostamento degli oneri generali di sistema dalla bolletta alla fiscalità generale.
Il rischio è che ogni tensione internazionale si trasformi rapidamente in un rincaro diffuso. Tra dichiarazioni di tregua, smentite, aperture e nuove chiusure dello stretto di Hormuz, i mercati reagiscono nel giro di poche ore. Ma quello che resta, al di là della volatilità finanziaria, è l’effetto concreto sui cittadini: al rialzo dei carburanti segue quasi sempre un aumento dei prezzi al consumo che poi, però, tende a non rientrare. “Questa resistenza ad abbassare i prezzi è una caratteristica del mercato odierno”, spiega Marzaioli, sottolineando come in Italia gli stipendi non siano commisurati al costo della vita e come una quota significativa della popolazione viva già oggi in condizioni di forte fragilità economica.
Il nodo centrale resta la dipendenza energetica del Paese. Per Marzaioli il problema non nasce soltanto dalla guerra o dalle tensioni geopolitiche, ma dall’assenza di una strategia di lungo periodo. L’Italia continua a inseguire l’emergenza senza affrontare davvero i fattori strutturali che generano i rincari. Eppure, osserva, il tema delle rinnovabili e dell’efficientamento energetico dovrebbe essere ormai centrale. Il confronto con la Spagna, che negli ultimi anni ha spinto con decisione sulle energie rinnovabili, rende ancora più evidente il ritardo italiano.
La critica è netta anche sulle soluzioni messe in campo finora. “Sembra davvero che il periodo passato non sia servito a nulla”, evidenzia Marzaioli, ricordando come dopo l’ultimo shock energetico il Paese non si sia dotato di strumenti davvero alternativi. Anzi, alcune misure oggi tornate nel dibattito pubblico appaiono, a suo avviso, vecchie e poco lungimiranti: dalle limitazioni alla circolazione fino alla riapertura delle centrali a carbone. Soluzioni che possono forse offrire una risposta immediata, ma che non incidono sulle cause del problema e rischiano anzi di aggravare altri fronti, a partire da quello ambientale.
A preoccupare, però, non è solo il rincaro in sé, ma ciò che questo può provocare sul piano sociale ed economico. Se aumentano i costi dell’energia e dei beni essenziali in un mercato dove i salari restano bassi, il risultato è una contrazione della domanda e una crescente difficoltà per famiglie e imprese. In questo scenario torna inevitabilmente a crescere anche la morosità, non solo quella “colpevole”, ma soprattutto quella che Marzaioli definisce “morosità incolpevole”: quella di chi non riesce più a far fronte alle spese non per scelta, ma perché il reddito non basta.
È qui che il discorso tocca più da vicino anche il mercato del recupero crediti. Il peggioramento della situazione economica rischia infatti di produrre un aumento delle insolvenze su più fronti: mutui, utenze, affitti e bollette. E secondo Marzaioli il problema non può essere letto soltanto in termini tecnici o di performance del recupero. Quando una famiglia rinuncia a pagare una bolletta o addirittura perde la casa, non siamo più di fronte solo a un credito deteriorato, ma a un segnale di impoverimento profondo del tessuto sociale. “Fa un po’ paura che il 10% dei gruppi familiari scelga se pagare la bolletta o mangiare a fine giornata”, osserva.
Anche la rateizzazione, spesso indicata come soluzione, non sempre basta. Per Marzaioli è uno strumento utile solo se sostenibile davvero: diluire il pagamento nel tempo serve a poco se nel frattempo i consumi restano elevati o arrivano nuove bollette che si sommano alle precedenti. Da qui anche l’insistenza sul tema dell’informazione, dell’educazione alla lettura delle bollette e della conoscenza delle regole, soprattutto in un settore, come quello delle utility, dove la regolazione è molto specifica e non sempre ben compresa nemmeno dagli operatori.
Il timore, insomma, è che l’aumento dei prezzi non si esaurisca in una stagione di rincari, ma apra una fase più complessa. Una fase in cui inflazione, salari bassi, fragilità energetica e tensioni geopolitiche potrebbero intrecciarsi producendo effetti duraturi sull’economia reale. E allora il tema non riguarda più soltanto il consumatore, ma il cittadino nel senso più ampio: la capacità di sostenere il costo della vita, di mantenere i consumi essenziali e di non scivolare verso forme di sovraindebitamento che rischiano poi di diventare sempre più difficili da recuperare.