Dalla Redazione Fintech

FinTech, viaggio nel mondo del social lending italiano. Intervista a Alessandro Floris, Country Manager Italia, BLender

A.F. La piattaforma funziona in una modalità molto semplice: gli utenti registrati possono sia chiedere un prestito, pubblicando l’annuncio in forma anonima, sia investire i propri soldi sulle varie richieste. Non vogliamo che un unico prestatore investa in un solo prestito quindi la somma offerta viene suddivisa tra diversi prestiti, in modo tale che ciascun richiedente riceva i soldi da un elevato numero di prestatori. Il prestatore può scegliere direttamente su quale prestito investire oppure può avvalersi di un algoritmo automatico. In questo modo si ottimizza la diversificazione dell’investimento e si riduce il rischio connesso al rimborso. La fase di registrazione serve al riconoscimento dell’utente, quindi vengono richiesti una serie di documenti, dalla Carta d’identità al Codice Fiscale, compresa una bolletta non più vecchia di 3 mesi e una prova del proprio conto corrente. Basta un semplice estratto conto da cui si evincano i dati principali, senza i dettagli dei movimenti bancari. Se si è prestatori si effettua un bonifico pari all’importo che si vuole investire mentre chi chiede un prestito deve fornirci un documento che attesta il suo reddito e un cedolino con cui noi possiamo attestare la sua solvibilità.

Quali sono i parametri per chiedere un prestito? Si può chiedere qualsiasi cifra e per qualsiasi finalità o ci sono dei limiti? Quali garanzie bisogna offrire?

A.F. Il limite massimo per chiedere un prestito è di 10mila euro. Non ci sono garanzie da offrire, ma chiediamo espressamente qual è la finalità che poi monitoriamo nel corso del tempo. La maggior parte dei prestiti vengono chiesti per finanziare un altro prestito, per l’acquisto di una macchina o per effettuare ristrutturazioni di casa. Seguono viaggi e matrimoni.

Come fate a verificare la solvibilità dell’utente se non avete accesso alle Centrali di rischio, consultate dalle società finanziarie tradizionali?

A.F. Noi accediamo alle Centrali di rischio esattamente come le finanziarie tradizionali e facciamo un’analisi molto accurata per verificare la solvibilità dell’utente. Non avendo uffici sul territorio, infatti, non incontriamo mai la persona dal vivo quindi è nostra cura fare qualche controllo in più durante il riconoscimento online. Se qualcuno è segnalato dalla Centrale di rischio noi abbiamo questa informazione, ma non è detto che non gli concediamo il prestito. La forza della nostra piattaforma è nella possibilità di effettuare un controllo veloce ma affidabile, basato su fonti di informazioni incrociate che ci permettono di avere un quadro preciso di ciascun richiedente.

La profilazione del richiedente avviene anche attraverso la sua presenza online; cosa vuol dire in pratica? Vengono monitorati anche i suoi profili social?

A.F. Guardiamo i dati pubblici online, quindi tutto quello che si trova in rete dell’utente che ci può aiutare a costruire un suo profilo più ampio e dettagliato. Non c’è un dato soltanto che può essere discriminante in positivo o in negativo ma cerchiamo di fare un’analisi più completa possibile.

Perché un utente dovrebbe rivolgersi al peer-to-peer? Quali sono i principali vantaggi?

A.F. Io credo che la persona debba venire da noi perché abbiamo un processo semplice, veloce e digitale e questo, per molti, oggi è un valore perché fa risparmiare tempo e concede la libertà di utilizzare il servizio in ogni momento. L’utente viene da noi anche perché il suo prestatore è una persona come lui e perché, attraverso un sistema sul sito che permette di fare varie simulazioni, sceglie autonomamente le condizioni per ottenere una rata più sostenibile per lui.

Quali sono i tassi di interesse per i prestatori e quelli applicati ai richiedenti?

A.F. Abbiamo un ampio raggio di tassi di interesse e la persona che chiede il prestito può proporre quello che vuole, ma poi deve trovare qualcuno nella piattaforma che glielo finanzia. Il sistema funziona proprio come un vero market place, dove si incontrano domanda e offerta: quando viene pubblicato un annuncio parte un’asta che dura qualche giorno, se c’è un tasso troppo basso l’asta può andare deserta. In linea teorica il limite è solo al massimo, con il tasso d’usura oltre cui non si può andare, mentre non c’è un limite inferiore.

Non c’è il rischio che si rivolgano alla vostra piattaforma quasi esclusivamente utenti che sono stati respinti dalle finanziarie o dalle banche tradizionali?

A.F. Secondo me non c’è questo rischio, mentre si rivolgono a noi persone che preferiscono un approccio semplice e trasparente. Ripeto, noi non facciamo meno controlli di altri quindi non siamo un canale più facile dal punto di vista dell’accesso al credito ma più semplice per modalità di utilizzo.

Qual è l’identikit del vostro cliente medio?

A.F. Per ora abbiamo soprattutto uomini, dai 25 ai 55 anni. Si tratta di utenti più digitali e “innovatori” rispetto alla media. Ma tra qualche anno aumenteranno anche le donne, che oggi rappresentano il 30-35%.

Cosa succede se un utente non paga e come pensate di impostare la futura gestione del credito?

A.F. Se una persona non paga proviamo a gestire il problema internamente per capire quali sono le ragioni e le posso dire che questo sistema funziona benissimo perché le persone magari hanno semplicemente bisogno di più tempo e noi li aiutiamo a trovare una soluzione. Se questo non basta dobbiamo avvalerci di una società esterna di recupero crediti. Per ora sono casi rari, ma ci sono. Abbiamo poi un Fondo di Garanzia a tutela dei prestatori che interviene alla quarta rata non pagata, esclusivamente per la quota capitale e non per gli interessi. Il Fondo viene alimentato con versamenti pari ad una determinata percentuale dell’ammontare di ciascun prestito. Ma ci teniamo a precisare che non si tratta di un’assicurazione, ma di una copertura che vale fino al suo esaurimento.

Ci sono rischi legati ad operatori stranieri o a capitali di dubbia provenienza?

A.F. Credo che questi rischi non ci siano perché seguiamo le normative europee che sono molto chiare. Il P2P è un canale molto controllato ed opera con importi piccoli, quindi non corriamo rischi più alti degli altri. La nostra consociata detiene una licenza di moneta elettronica rilasciata dalla banca centrale della Lituania che consente di operare nell’Unione Europea per gestire conti, concedere prestiti, trasferire fondi tra i clienti e concedere l’uso della piattaforma ad altre società.

Come funziona il mercato secondario? È una semplice cessione del prestito o una vera e propria vendita con margini di guadagno?

A.F. Nella piattaforma di BLender esiste una funzionalità, chiamata ReBlendTM, che consente di cedere ed acquistare prestiti in essere. Ogni prestatore può decidere in ogni momento di recuperare la sua liquidità pubblicando un annuncio con cui cede la sua somma ad altri utenti che intendano acquistare il prestito. Si tratta di una cessione alle stesse condizioni, senza margini di guadagno.

I numeri ci dicono che nell’ultimo anno, almeno nel nostro Paese, il social lending non è cresciuto molto. Questo perché l’Italia non è pronta a questa rivoluzione o il fenomeno ha manifestato dei limiti?

A.F. Intanto non son d’accordo con questa lettura: nell’ultimo anno il social lending è cresciuto molto in Italia anche grazie all’ingresso di diversi operatori stranieri. Il problema dell’Italia sono le dimensioni e il fatto che restiamo sempre indietro perché siamo più lenti ad innovare. Il fenomeno comunque dovrebbe raddoppiare nel 2017: nel 2016 valeva circa 64 milioni di euro e quest’anno dovrebbe superare i 130 milioni. Dai dati di p2plendingitalia.com risulta che a settembre abbiamo superato già i 100 milioni. In Inghilterra questo fenomeno vale più di 4,5 miliardi di sterline, ma per arrivare a queste cifre c’è bisogno di grossi operatori che spingono l’innovazione e creano dinamismo.

Qual è il valore aggiunto che offrite rispetto alle altre piattaforme e quali sono le vostre previsioni di crescita per il futuro?

A.F. Io credo che l’obiettivo di tutti sia una crescita del social lending e sono convinto che il 2018 sarà l’anno giusto. I nostri valori aggiunti sono una piattaforma evoluta e un Fondo di garanzia per gli investitori. E’ difficile fare una previsione di crescita ma sono convinto che cresceremo molto perché il social lending si affermerà e questo sarà un valore per tutti.

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