Intervista a Giuseppe Cavallaro, Adjunct Faculty Member Luiss Business School e Of Counsel Fedele&Partners Studio Legale
La tokenizzazione delle note ABS rappresenta una delle evoluzioni più interessanti per il mercato della finanza strutturata. Al di là dell’innovazione tecnologica, quali cambiamenti concreti può introdurre nel funzionamento del mercato e quali opportunità può aprire per gli operatori?
Il cambiamento più rilevante non è tecnologico ma giuridico-organizzativo: quando la nota ABS nasce nativamente su un registro distribuito, il registro diventa la fonte della titolarità e dei trasferimenti, e la catena di intermediari tipica della gestione accentrata si accorcia. Ne derivano tempi di emissione e regolamento più brevi, costi inferiori, una tracciabilità puntuale dei flussi e la possibilità di frazionare i titoli. Per gli operatori significa rendere economicamente sostenibili anche operazioni di taglio medio-piccolo e avvicinare una platea di investitori più ampia, a condizione che la liquidità promessa trovi davvero un mercato secondario.
L’evoluzione del quadro normativo sta creando nuove opportunità per l’utilizzo della blockchain nei mercati finanziari. A che punto siamo oggi nel passaggio dalla sperimentazione all’applicazione concreta di queste soluzioni?
La fase pionieristica è alle spalle. Il Decreto Fintech ha reso possibile l’emissione in forma digitale anche delle note emesse dai veicoli ex Legge 130, la Consob ha disciplinato i responsabili del registro e quest’estate si è chiusa in Italia la prima cartolarizzazione di NPL con ABS nativi su blockchain, a dimostrazione che il modello è compatibile con l’impianto della Legge 130. A livello europeo, il DLT Pilot Regime ha avuto finora un’adozione limitata, ma la riforma proposta dalla Commissione nel dicembre 2025 punta a renderlo permanente, ad ampliarne il perimetro e ad alzarne le soglie; il Consiglio ha definito la propria posizione a ottobre e si attende quella del Parlamento. Siamo quindi in una fase di transizione: le regole ci sono, il mercato deve ancora raggiungere scala.
L’utilizzo della tecnologia DLT e degli smart contract promette maggiore efficienza e automazione dei processi, ma introduce anche nuove sfide operative. Quali sono, a suo avviso, gli aspetti più delicati da affrontare, soprattutto per i servicer e gli altri soggetti coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione?
Il punto più delicato è il rapporto tra codice e contratto. Lo smart contract può automatizzare con efficacia il waterfall dei pagamenti, il calcolo delle cedole, le verifiche di compliance sui trasferimenti; ma la gestione di un portafoglio, soprattutto di crediti deteriorati, resta fatta di valutazioni discrezionali, transazioni, eventi imprevisti. Per il servicer cambia il perimetro della responsabilità: deve presidiare la corrispondenza tra documentazione contrattuale e logica del codice, la qualità dei dati che alimentano il registro e la gestione degli errori e delle eccezioni. Servono governance chiare, audit del codice e una ripartizione contrattuale dei rischi tra servicer, responsabile del registro e fornitore tecnologico, oltre a presidi di resilienza operativa coerenti con DORA.
La tavola rotonda del CVDay metterà a confronto prospettive normative, tecnologiche ed esperienze concrete. Quali sono i principali interrogativi su cui vorrebbe stimolare il confronto tra i relatori e quali spunti auspica possano emergere per gli operatori del settore?
Vorrei che il confronto andasse oltre la domanda su cosa sia tecnicamente possibile e si concentrasse su cosa cambia davvero. Tre interrogativi in particolare: la tokenizzazione produce liquidità effettiva o resta una migliore modalità di registrazione? Dove passa il confine tra ciò che può essere affidato al codice e ciò che richiede ancora giudizio umano? E come si integrano i registri DLT nazionali con le infrastrutture europee che il nuovo DLT Pilot Regime renderà disponibili? Mi auguro che emergano indicazioni operative concrete, utili a chi oggi valuta se e come strutturare la propria prima operazione.
Sei interessato ad approfondire il tema?
Questo focus sarà oggetto di una Sessione dedicata dal titolo “Note ABS tokenizzate. Dal cartaceo alla blockchain: infrastruttura, mercato e testimonianze”, in programma il prossimo 19 novembre nell’ambito del 19° CVDay
Per maggiori dettagli sull’appuntamento e per partecipare visita la pagina https://www.cvday.events/
Intervista a Giuseppe Cavallaro, Adjunct Faculty Member Luiss Business School e Of Counsel Fedele&Partners Studio Legale
La tokenizzazione delle note ABS rappresenta una delle evoluzioni più interessanti per il mercato della finanza strutturata. Al di là dell’innovazione tecnologica, quali cambiamenti concreti può introdurre nel funzionamento del mercato e quali opportunità può aprire per gli operatori?
Il cambiamento più rilevante non è tecnologico ma giuridico-organizzativo: quando la nota ABS nasce nativamente su un registro distribuito, il registro diventa la fonte della titolarità e dei trasferimenti, e la catena di intermediari tipica della gestione accentrata si accorcia. Ne derivano tempi di emissione e regolamento più brevi, costi inferiori, una tracciabilità puntuale dei flussi e la possibilità di frazionare i titoli. Per gli operatori significa rendere economicamente sostenibili anche operazioni di taglio medio-piccolo e avvicinare una platea di investitori più ampia, a condizione che la liquidità promessa trovi davvero un mercato secondario.
L’evoluzione del quadro normativo sta creando nuove opportunità per l’utilizzo della blockchain nei mercati finanziari. A che punto siamo oggi nel passaggio dalla sperimentazione all’applicazione concreta di queste soluzioni?
La fase pionieristica è alle spalle. Il Decreto Fintech ha reso possibile l’emissione in forma digitale anche delle note emesse dai veicoli ex Legge 130, la Consob ha disciplinato i responsabili del registro e quest’estate si è chiusa in Italia la prima cartolarizzazione di NPL con ABS nativi su blockchain, a dimostrazione che il modello è compatibile con l’impianto della Legge 130. A livello europeo, il DLT Pilot Regime ha avuto finora un’adozione limitata, ma la riforma proposta dalla Commissione nel dicembre 2025 punta a renderlo permanente, ad ampliarne il perimetro e ad alzarne le soglie; il Consiglio ha definito la propria posizione a ottobre e si attende quella del Parlamento. Siamo quindi in una fase di transizione: le regole ci sono, il mercato deve ancora raggiungere scala.
L’utilizzo della tecnologia DLT e degli smart contract promette maggiore efficienza e automazione dei processi, ma introduce anche nuove sfide operative. Quali sono, a suo avviso, gli aspetti più delicati da affrontare, soprattutto per i servicer e gli altri soggetti coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione?
Il punto più delicato è il rapporto tra codice e contratto. Lo smart contract può automatizzare con efficacia il waterfall dei pagamenti, il calcolo delle cedole, le verifiche di compliance sui trasferimenti; ma la gestione di un portafoglio, soprattutto di crediti deteriorati, resta fatta di valutazioni discrezionali, transazioni, eventi imprevisti. Per il servicer cambia il perimetro della responsabilità: deve presidiare la corrispondenza tra documentazione contrattuale e logica del codice, la qualità dei dati che alimentano il registro e la gestione degli errori e delle eccezioni. Servono governance chiare, audit del codice e una ripartizione contrattuale dei rischi tra servicer, responsabile del registro e fornitore tecnologico, oltre a presidi di resilienza operativa coerenti con DORA.
La tavola rotonda del CVDay metterà a confronto prospettive normative, tecnologiche ed esperienze concrete. Quali sono i principali interrogativi su cui vorrebbe stimolare il confronto tra i relatori e quali spunti auspica possano emergere per gli operatori del settore?
Vorrei che il confronto andasse oltre la domanda su cosa sia tecnicamente possibile e si concentrasse su cosa cambia davvero. Tre interrogativi in particolare: la tokenizzazione produce liquidità effettiva o resta una migliore modalità di registrazione? Dove passa il confine tra ciò che può essere affidato al codice e ciò che richiede ancora giudizio umano? E come si integrano i registri DLT nazionali con le infrastrutture europee che il nuovo DLT Pilot Regime renderà disponibili? Mi auguro che emergano indicazioni operative concrete, utili a chi oggi valuta se e come strutturare la propria prima operazione.
Sei interessato ad approfondire il tema?
Questo focus sarà oggetto di una Sessione dedicata dal titolo “Note ABS tokenizzate. Dal cartaceo alla blockchain: infrastruttura, mercato e testimonianze”, in programma il prossimo 19 novembre nell’ambito del 19° CVDay
Per maggiori dettagli sull’appuntamento e per partecipare visita la pagina https://www.cvday.events/