Intervista a Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence
Acquisire velocemente un nuovo cliente o prendersi il tempo necessario per verificare che i dati forniti siano realmente riconducibili alla persona che sta sottoscrivendo il contratto? È una domanda sempre più attuale nel mercato dell’energia, dove alla crescente velocità dei processi commerciali si accompagna una maggiore esposizione alle frodi documentali e identitarie.
Sarà proprio questo uno dei temi al centro della Focus Room “Frodi documentali e identitarie nel mercato energia: dal dato vulnerabile al dato come presidio di sicurezza”, in programma al CVUtilityDay di domani, dalle 16:00 alle 16:45 in Sala 7, a cura di Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence.
Una delle principali vulnerabilità riguarda oggi la qualità delle informazioni acquisite durante l’attivazione. La digitalizzazione delle vendite e dello switching ha reso i processi più rapidi ed efficienti, ma ha anche aperto nuovi spazi a fenomeni fraudolenti sempre più strutturati.
«Il punto particolarmente insidioso è che la frode può essere costruita utilizzando dati che, singolarmente considerati, risultano formalmente corretti – spiega Marinacci – un’identità realmente esistente, talvolta riferita anche a un soggetto deceduto, può essere associata a un codice POD effettivo ma non riconducibile a quella specifica relazione contrattuale».
Il problema, dunque, non è più soltanto possedere un dato, ma essere certi della sua qualità e della relazione con le altre informazioni raccolte. «Non basta più verificare l’esistenza del dato: occorre valutarne l’attualità, la coerenza e la congruità, mettendo in relazione le diverse informazioni disponibili».
Significa anticipare il momento della verifica già alla fase di onboarding, validando l’identità del soggetto, verificandone l’esistenza in vita e la residenza e incrociando le diverse informazioni. Ma il controllo può estendersi anche ai canali distributivi. «Analizzare i comportamenti delle reti commerciali può consentire di individuare pattern anomali, concentrazioni sospette di attivazioni, tassi di disconoscimento superiori alla media o incongruenze ricorrenti», sottolinea Marinacci.
La questione diventa ancora più interessante davanti a un mercato che, contemporaneamente, punta ad accelerare i processi. Come conciliare questi controlli con lo switch in 24 ore? E soprattutto, siamo pronti a fare questo “switch mentale”, sacrificando una parte dell’immediatezza commerciale per prenderci il tempo di verificare chi abbiamo realmente davanti?
«Questa è una bella provocazione», risponde Marinacci. «Il settore, che per anni ha rincorso quote di mercato, fa probabilmente un po’ fatica a recepire questa esigenza, soprattutto nelle reti commerciali». Il punto, però, non è scegliere tra vendita e controllo. «L’area amministrativa e l’area crediti devono trovare un punto di equilibrio»: la rapidità dello switch può essere mantenuta inserendo la validazione prima dell’accettazione del cliente.
Un cambio di impostazione che Marinacci riassume così: «È l’integrazione tra qualità del dato e monitoraggio dei processi a consentire un vero cambio di approccio: passare da una gestione reattiva, nella quale si interviene quando la frode si è già manifestata, a un modello capace di intercettare preventivamente i segnali di anomalia».
Una verifica in più all’origine non deve quindi essere necessariamente letta come un ostacolo al business. «Questo, a mio avviso, non significa rallentare i processi commerciali. Al contrario, significa renderli più sicuri ed efficienti, concentrando gli approfondimenti proprio sulle situazioni che presentano elementi di rischio».
C’è poi un altro aspetto che porta il tema oltre la sola prevenzione delle frodi. La qualità delle informazioni raccolte all’origine accompagna l’intero rapporto con il cliente. «Un’anagrafica verificata e aggiornata non è soltanto uno strumento di prevenzione in fase di attivazione, ma costituisce una base informativa più solida anche per le successive attività di gestione del credito e, quando necessario, di recupero».
Per questo, conclude Marinacci: «la qualità del dato deve essere considerata non come un semplice adempimento, ma come un vero strumento di governance del rischio, capace di coniugare prevenzione, efficienza operativa e sostenibilità economica».
È proprio su questo passaggio dal dato vulnerabile al dato come presidio di sicurezza che si concentrerà la Focus Room del CVUtilityDay, partendo da esperienze concrete affrontate da Business Defence e lasciando spazio anche agli operatori presenti per portare casi e problematiche incontrate nella propria attività.
Una formula che rappresenta una delle novità del CVUtilityDay 2026, pensata per affiancare ai panel tradizionali momenti più verticali, operativi e aperti al confronto. Un’occasione per capire, partendo dai casi reali, se il mercato è davvero pronto a compiere quello “switch mentale” che porta la verifica del cliente da possibile rallentamento commerciale a strumento di tutela del business.
Per maggiori dettagli sull’evento e per partecipare alla Focus Room visita la pagina dedicata
Intervista a Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence
Acquisire velocemente un nuovo cliente o prendersi il tempo necessario per verificare che i dati forniti siano realmente riconducibili alla persona che sta sottoscrivendo il contratto? È una domanda sempre più attuale nel mercato dell’energia, dove alla crescente velocità dei processi commerciali si accompagna una maggiore esposizione alle frodi documentali e identitarie.
Sarà proprio questo uno dei temi al centro della Focus Room “Frodi documentali e identitarie nel mercato energia: dal dato vulnerabile al dato come presidio di sicurezza”, in programma al CVUtilityDay di domani, dalle 16:00 alle 16:45 in Sala 7, a cura di Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence.
Una delle principali vulnerabilità riguarda oggi la qualità delle informazioni acquisite durante l’attivazione. La digitalizzazione delle vendite e dello switching ha reso i processi più rapidi ed efficienti, ma ha anche aperto nuovi spazi a fenomeni fraudolenti sempre più strutturati.
«Il punto particolarmente insidioso è che la frode può essere costruita utilizzando dati che, singolarmente considerati, risultano formalmente corretti – spiega Marinacci – un’identità realmente esistente, talvolta riferita anche a un soggetto deceduto, può essere associata a un codice POD effettivo ma non riconducibile a quella specifica relazione contrattuale».
Il problema, dunque, non è più soltanto possedere un dato, ma essere certi della sua qualità e della relazione con le altre informazioni raccolte. «Non basta più verificare l’esistenza del dato: occorre valutarne l’attualità, la coerenza e la congruità, mettendo in relazione le diverse informazioni disponibili».
Significa anticipare il momento della verifica già alla fase di onboarding, validando l’identità del soggetto, verificandone l’esistenza in vita e la residenza e incrociando le diverse informazioni. Ma il controllo può estendersi anche ai canali distributivi. «Analizzare i comportamenti delle reti commerciali può consentire di individuare pattern anomali, concentrazioni sospette di attivazioni, tassi di disconoscimento superiori alla media o incongruenze ricorrenti», sottolinea Marinacci.
La questione diventa ancora più interessante davanti a un mercato che, contemporaneamente, punta ad accelerare i processi. Come conciliare questi controlli con lo switch in 24 ore? E soprattutto, siamo pronti a fare questo “switch mentale”, sacrificando una parte dell’immediatezza commerciale per prenderci il tempo di verificare chi abbiamo realmente davanti?
«Questa è una bella provocazione», risponde Marinacci. «Il settore, che per anni ha rincorso quote di mercato, fa probabilmente un po’ fatica a recepire questa esigenza, soprattutto nelle reti commerciali». Il punto, però, non è scegliere tra vendita e controllo. «L’area amministrativa e l’area crediti devono trovare un punto di equilibrio»: la rapidità dello switch può essere mantenuta inserendo la validazione prima dell’accettazione del cliente.
Un cambio di impostazione che Marinacci riassume così: «È l’integrazione tra qualità del dato e monitoraggio dei processi a consentire un vero cambio di approccio: passare da una gestione reattiva, nella quale si interviene quando la frode si è già manifestata, a un modello capace di intercettare preventivamente i segnali di anomalia».
Una verifica in più all’origine non deve quindi essere necessariamente letta come un ostacolo al business. «Questo, a mio avviso, non significa rallentare i processi commerciali. Al contrario, significa renderli più sicuri ed efficienti, concentrando gli approfondimenti proprio sulle situazioni che presentano elementi di rischio».
C’è poi un altro aspetto che porta il tema oltre la sola prevenzione delle frodi. La qualità delle informazioni raccolte all’origine accompagna l’intero rapporto con il cliente. «Un’anagrafica verificata e aggiornata non è soltanto uno strumento di prevenzione in fase di attivazione, ma costituisce una base informativa più solida anche per le successive attività di gestione del credito e, quando necessario, di recupero».
Per questo, conclude Marinacci: «la qualità del dato deve essere considerata non come un semplice adempimento, ma come un vero strumento di governance del rischio, capace di coniugare prevenzione, efficienza operativa e sostenibilità economica».
È proprio su questo passaggio dal dato vulnerabile al dato come presidio di sicurezza che si concentrerà la Focus Room del CVUtilityDay, partendo da esperienze concrete affrontate da Business Defence e lasciando spazio anche agli operatori presenti per portare casi e problematiche incontrate nella propria attività.
Una formula che rappresenta una delle novità del CVUtilityDay 2026, pensata per affiancare ai panel tradizionali momenti più verticali, operativi e aperti al confronto. Un’occasione per capire, partendo dai casi reali, se il mercato è davvero pronto a compiere quello “switch mentale” che porta la verifica del cliente da possibile rallentamento commerciale a strumento di tutela del business.
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