Gli italiani guardano con interesse all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi finanziari, ma la disponibilità ad affidarle decisioni e attività legate al credito è accompagnata da una richiesta precisa: dati accurati, aggiornati e verificabili.
È quanto emerge dalla nuova ricerca AI in Risk: The Rise of Agentic Commerce, realizzata da Forrester Consulting per Experian, che ha coinvolto 6.247 consumatori attivi sul credito in 13 mercati EMEA e Asia Pacific, di cui 476 in Italia.
Secondo lo studio, il 48% dei consumatori italiani sarebbe disposto a far gestire a un agente AI una richiesta di credito per proprio conto, a fronte di una media del 54% nei mercati analizzati. L’apertura verso la tecnologia, tuttavia, si accompagna a un livello di fiducia particolarmente contenuto sull’affidabilità delle informazioni prodotte dall’AI generativa.
Il punteggio assegnato dagli italiani alla fiducia nell’accuratezza delle informazioni fornite dai sistemi di AI generativa è infatti pari a 5,9 su 10, il livello più basso rilevato nei 13 mercati considerati dalla ricerca, contro una media di 6,8.
Il dato più significativo riguarda la natura delle riserve espresse dai consumatori italiani.
Il 73% indica come principale rischio degli agenti AI la possibilità che prendano decisioni sulla base di informazioni errate o obsolete. Si tratta dell’unico mercato analizzato in cui questo elemento rappresenta la principale preoccupazione.
La qualità del dato diventa quindi una condizione essenziale per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi finanziari. Il tema assume particolare rilevanza quando l’AI viene impiegata in processi che possono incidere direttamente sulle condizioni di accesso al credito o sulle scelte finanziarie dei consumatori.
La richiesta non riguarda soltanto l’accuratezza del risultato finale. Gli utenti italiani mostrano infatti una forte attenzione anche alla possibilità di comprendere da dove provengono i dati, come vengono elaborati e secondo quali criteri vengono formulate le raccomandazioni.
Nonostante le cautele, la ricerca evidenzia una percezione positiva delle potenzialità dell’AI.
L’87% degli italiani ritiene che gli agenti AI possano confrontare un numero di opzioni finanziarie superiore a quello che sarebbe possibile gestire manualmente. L’86% pensa inoltre che l’intelligenza artificiale possa contribuire a risparmiare individuando prezzi o tassi più convenienti, mentre l’84% ritiene che possa aiutare a individuare elementi rilevanti come commissioni, condizioni contrattuali o altri dettagli difficili da intercettare.
L’interesse per queste funzionalità si inserisce in un contesto economico nel quale una parte significativa delle famiglie italiane presta particolare attenzione alla gestione delle proprie disponibilità.
Secondo la ricerca, il 60% dei consumatori italiani vive “di stipendio in stipendio”, il secondo dato più elevato tra i mercati analizzati dopo la Turchia e superiore alla media del 48%.
In questo scenario, l’AI viene quindi considerata soprattutto come uno strumento per confrontare alternative, individuare condizioni economiche più favorevoli e monitorare con maggiore attenzione le proprie finanze.
La cautela emerge anche sul fronte della condivisione delle informazioni finanziarie.
Il 61% degli italiani dichiara di essere disposto a condividere i dati finanziari necessari per una richiesta automatizzata di prestito. Il dato risulta inferiore a quello registrato in altri mercati analizzati, tra cui Cina e India, dove raggiunge il 74%.
Ancora più evidente è la prudenza rispetto al livello di autonomia da attribuire agli agenti AI. Solo il 14% degli italiani sarebbe disposto a concedere un’autonomia condizionata all’agente, il valore più basso della ricerca.
Al contrario, il 41% preferisce che l’AI si limiti a fornire raccomandazioni, senza assumere autonomia decisionale. Il dato, secondo la ricerca, è il più elevato insieme a quello registrato in Malaysia.
Il quadro che emerge è quindi quello di un consumatore disposto a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma che vuole mantenere il controllo sulle decisioni e sulle proprie informazioni.
La ricerca individua anche alcune delle funzionalità che gli italiani considerano maggiormente utili.
L’83% vorrebbe che gli agenti AI fossero in grado di rilevare addebiti insoliti potenzialmente riconducibili a frodi e inviare notifiche tempestive.
L’80% chiede invece avvisi preventivi in caso di rischio di mancato pagamento o scoperto, mentre il 79% indica il monitoraggio delle spese mensili e l’individuazione di nuove offerte tra le funzionalità desiderate.
Si tratta di applicazioni che vanno oltre la semplice automazione della richiesta di credito e delineano un possibile ruolo dell’AI come strumento di monitoraggio e supporto continuativo nelle decisioni finanziarie.
Per gli operatori finanziari, i risultati della ricerca evidenziano quindi una duplice esigenza: da una parte la domanda di strumenti capaci di semplificare il confronto tra prodotti e migliorare la gestione delle finanze; dall’altra la necessità di costruire sistemi percepiti come affidabili e trasparenti.
“Vogliono l’AI per confrontare più opzioni di quante potrebbero gestire manualmente, ma chiedono che l’AI mostri il proprio lavoro: da dove provengono i dati, come vengono calcolati i confronti, quale metodologia viene applicata”, commenta Giulio Mariani, Director Data & AI di Experian Italia.
Per gli istituti finanziari questo significa prestare attenzione non soltanto alle performance dei modelli, ma anche alla qualità e aggiornamento dei dati, alla trasparenza dei processi e al controllo da parte dell’utente.
In un settore come quello del credito, dove le decisioni dipendono dalla disponibilità e dall’elaborazione di grandi quantità di informazioni, la fiducia nei sistemi di AI passa quindi anche dalla capacità di rendere comprensibile e verificabile il percorso che porta dal dato alla decisione.
La sfida per gli operatori sarà trasformare l’interesse verso l’AI in un utilizzo concreto, mantenendo un equilibrio tra automazione, accuratezza delle informazioni e controllo umano.
Gli italiani guardano con interesse all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi finanziari, ma la disponibilità ad affidarle decisioni e attività legate al credito è accompagnata da una richiesta precisa: dati accurati, aggiornati e verificabili.
È quanto emerge dalla nuova ricerca AI in Risk: The Rise of Agentic Commerce, realizzata da Forrester Consulting per Experian, che ha coinvolto 6.247 consumatori attivi sul credito in 13 mercati EMEA e Asia Pacific, di cui 476 in Italia.
Secondo lo studio, il 48% dei consumatori italiani sarebbe disposto a far gestire a un agente AI una richiesta di credito per proprio conto, a fronte di una media del 54% nei mercati analizzati. L’apertura verso la tecnologia, tuttavia, si accompagna a un livello di fiducia particolarmente contenuto sull’affidabilità delle informazioni prodotte dall’AI generativa.
Il punteggio assegnato dagli italiani alla fiducia nell’accuratezza delle informazioni fornite dai sistemi di AI generativa è infatti pari a 5,9 su 10, il livello più basso rilevato nei 13 mercati considerati dalla ricerca, contro una media di 6,8.
Il dato più significativo riguarda la natura delle riserve espresse dai consumatori italiani.
Il 73% indica come principale rischio degli agenti AI la possibilità che prendano decisioni sulla base di informazioni errate o obsolete. Si tratta dell’unico mercato analizzato in cui questo elemento rappresenta la principale preoccupazione.
La qualità del dato diventa quindi una condizione essenziale per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi finanziari. Il tema assume particolare rilevanza quando l’AI viene impiegata in processi che possono incidere direttamente sulle condizioni di accesso al credito o sulle scelte finanziarie dei consumatori.
La richiesta non riguarda soltanto l’accuratezza del risultato finale. Gli utenti italiani mostrano infatti una forte attenzione anche alla possibilità di comprendere da dove provengono i dati, come vengono elaborati e secondo quali criteri vengono formulate le raccomandazioni.
Nonostante le cautele, la ricerca evidenzia una percezione positiva delle potenzialità dell’AI.
L’87% degli italiani ritiene che gli agenti AI possano confrontare un numero di opzioni finanziarie superiore a quello che sarebbe possibile gestire manualmente. L’86% pensa inoltre che l’intelligenza artificiale possa contribuire a risparmiare individuando prezzi o tassi più convenienti, mentre l’84% ritiene che possa aiutare a individuare elementi rilevanti come commissioni, condizioni contrattuali o altri dettagli difficili da intercettare.
L’interesse per queste funzionalità si inserisce in un contesto economico nel quale una parte significativa delle famiglie italiane presta particolare attenzione alla gestione delle proprie disponibilità.
Secondo la ricerca, il 60% dei consumatori italiani vive “di stipendio in stipendio”, il secondo dato più elevato tra i mercati analizzati dopo la Turchia e superiore alla media del 48%.
In questo scenario, l’AI viene quindi considerata soprattutto come uno strumento per confrontare alternative, individuare condizioni economiche più favorevoli e monitorare con maggiore attenzione le proprie finanze.
La cautela emerge anche sul fronte della condivisione delle informazioni finanziarie.
Il 61% degli italiani dichiara di essere disposto a condividere i dati finanziari necessari per una richiesta automatizzata di prestito. Il dato risulta inferiore a quello registrato in altri mercati analizzati, tra cui Cina e India, dove raggiunge il 74%.
Ancora più evidente è la prudenza rispetto al livello di autonomia da attribuire agli agenti AI. Solo il 14% degli italiani sarebbe disposto a concedere un’autonomia condizionata all’agente, il valore più basso della ricerca.
Al contrario, il 41% preferisce che l’AI si limiti a fornire raccomandazioni, senza assumere autonomia decisionale. Il dato, secondo la ricerca, è il più elevato insieme a quello registrato in Malaysia.
Il quadro che emerge è quindi quello di un consumatore disposto a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma che vuole mantenere il controllo sulle decisioni e sulle proprie informazioni.
La ricerca individua anche alcune delle funzionalità che gli italiani considerano maggiormente utili.
L’83% vorrebbe che gli agenti AI fossero in grado di rilevare addebiti insoliti potenzialmente riconducibili a frodi e inviare notifiche tempestive.
L’80% chiede invece avvisi preventivi in caso di rischio di mancato pagamento o scoperto, mentre il 79% indica il monitoraggio delle spese mensili e l’individuazione di nuove offerte tra le funzionalità desiderate.
Si tratta di applicazioni che vanno oltre la semplice automazione della richiesta di credito e delineano un possibile ruolo dell’AI come strumento di monitoraggio e supporto continuativo nelle decisioni finanziarie.
Per gli operatori finanziari, i risultati della ricerca evidenziano quindi una duplice esigenza: da una parte la domanda di strumenti capaci di semplificare il confronto tra prodotti e migliorare la gestione delle finanze; dall’altra la necessità di costruire sistemi percepiti come affidabili e trasparenti.
“Vogliono l’AI per confrontare più opzioni di quante potrebbero gestire manualmente, ma chiedono che l’AI mostri il proprio lavoro: da dove provengono i dati, come vengono calcolati i confronti, quale metodologia viene applicata”, commenta Giulio Mariani, Director Data & AI di Experian Italia.
Per gli istituti finanziari questo significa prestare attenzione non soltanto alle performance dei modelli, ma anche alla qualità e aggiornamento dei dati, alla trasparenza dei processi e al controllo da parte dell’utente.
In un settore come quello del credito, dove le decisioni dipendono dalla disponibilità e dall’elaborazione di grandi quantità di informazioni, la fiducia nei sistemi di AI passa quindi anche dalla capacità di rendere comprensibile e verificabile il percorso che porta dal dato alla decisione.
La sfida per gli operatori sarà trasformare l’interesse verso l’AI in un utilizzo concreto, mantenendo un equilibrio tra automazione, accuratezza delle informazioni e controllo umano.