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Abi: no alla trappola dei rischi condivisi

La centralità della questione del completamento dell’Unione bancaria nell’incontro del presidente del consiglio di vigilanza della Bce, Andrea Enria, con il comitato esecutivo dell’Abi trova conferma nella nota che il presidente, Antonio Patuelli, e il direttore generale, Giovanni Sabatini, hanno diramato al termine della riunione. Il passaggio chiave è proprio nelle conclusioni del comunicato. «Non è opportuno sollevare il tema della condivisione dei rischi (e dei costi), che a sua volta implica l’obiezione di una ulteriore riduzione dei rischi (con la revisione del trattamento dei Titoli di Stato)», si dice. L’affermazione dei vertici dell’Associazione bancaria è una replica diretta e netta alla proposta avanzata dal presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, a inizio maggio. Una formulazione che fa perno sulla costituzione di un unico fondo di garanzia per gli interventi a supporto delle crisi bancarie, con condivisione di costi e rischi tra Paesi membri. Già questo schema implica un approccio di diffidenza nei confronti dei paesi più indebitati: condividere costi e rischi significa permettere – ai paesi timorosi di doversi sobbarcare i debiti dei paesi che aderiscono – di mettere paletti e tetti all’esposizione delle banche verso gli Stati membri più indebitati. Se poi questo si aggiunge anche la richiesta esplicita di misurare e poi ridurre la concentrazione dei rischi, quindi dell’esposizione, degli istituti di credito verso i titoli di Stato dei propri paesi, significa decidere a tavolino che l’Unione bancaria non dovrà mai arrivare a compimento. Gli Stati più indebitati come l’Italia, ma non soltanto l’Italia, non potranno mai dare via libera a un’impostazione simile, che ha come implicazione il rischio di veder aumentare sensibilmente il costo delle emissioni dei titoli di Stato. «Gli oneri derivanti dal debito dei singoli Stati membri debbono essere rimborsati da parte degli Stati che li hanno contratti», si dice ancora nella nota.

Quest’affermazione vuole sgombrare il campo dai dubbi e dalle strumentalizzazioni: anche se si mettessero a fattor comune i rischi, il debito cumulato da ogni singolo Stato resta a carico del singolo Stato. Non esiste possibilità che qualche paese nordico debba pagare debiti pregressi dell’Italia o della Spagna. Eppure è questo timore quasi ancestrale a dettare l’agenda dell’Unione bancaria. Peraltro la proposta europea prevede un’eccezione a favore della Germania: i sistemi di garanzia delle banche tedesche (gli Ips, come quello costituito in Italia dalle Bcc del gruppo Raiffeisen) sarebbero esclusi dal fondo unico di garanzia.

La posizione dell’Abi è molto più vicina alla proposta avanzata dal presidente Enria, apprezzata per il riferimento al percorso da compiere «in modo sensato e pragmatico» per completare la riforma. «La crescita dell’Unione Bancaria anche attraverso processi di aggregazione transfrontalieri può avvenire solo se l’area dell’Euro avrà una unica giurisdizione, con stesse regole bancarie, di vigilanza, con Testi Unici di diritto societario, fallimentare, penale dell’economia, e di tassazione».

E ancora: «fondamentale è la definizione di un meccanismo efficiente di gestione delle crisi. Come insegna…

Fonte: Il Sole 24 Ore

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