Credito e consumatori Dalla Redazione

Consumi: gli italiani spendono sempre di più per le spese “obbligate” di casa e alimentazione, mentre si riducono viaggi e tempo libero

Quanto spendono gli italiani per vivere? Tanto, forse troppo, visto che oltre la metà di quello che hanno in tasca va via per i cosiddetti consumi obbligati, tra bollette e utenze varie, affitti e alimentari. Secondo l’analisi effettuata di recente dal Centro studi di Unimpresa, “La spesa degli italiani e il peso delle tasse”, ogni anno le famiglie italiane spendono 824 miliardi di euro, di cui il 64% (quasi 529 miliardi di euro) viene assorbito dalle spese per casa, cibo, abbigliamento e mobili. Le voci che pesano di più sulle tasche dei 25,6 milioni di nuclei familiari residenti nel nostro Paese sono la casa (274,1 miliardi, pari al 33%) e l’alimentare (141,6 miliardi, pari al 17,2%). Altri 37 miliardi sono dedicati all’abbigliamento, 35 miliardi a mobili ed elettrodomestici e 27 miliardi per le rate dei mutui. A rappresentare un’altra voce importante di spesa è la tassazione: l’Iva pagata sui consumi delle famiglie ammonta, complessivamente, a 63 miliardi di euro (l’imponibile è pari a 429,7 miliardi, poco più della metà del totale). Le due aliquote agevolate (al 4% e al 10%) assicurano incassi erariali, rispettivamente, per 2,8 miliardi e 16 miliardi, mentre l’aliquota ordinaria (22%) pesa per 44,1 miliardi: l’aliquota media calcolata, considerando base imponibile e gettito complessivo, si attesta al 14,6%. Il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, ha chiesto a Governo e Parlamento di prestare la massima attenzione ai comportamenti delle famiglie e, in sede di definizione di eventuali nuovi livelli di tassazione nell’ambito della riforma fiscale, di essere consapevoli del significativo impatto sociale delle misure, per non penalizzare nessuno.

A porre l’attenzione sul peso troppo elevato delle “spese obbligate” è l’Ufficio Studi di Confcommercio secondo cui nel 2021 solo per l’abitazione, tra affitti e utenze, si spenderanno 4.074 euro pro capite, il dato più alto dal 1995. Mentre nel 2020 la crisi da Covid ha inciso pesantemente sui bilanci familiari, comprimendo le spese libere, con i servizi che hanno toccato il minimo storico dal 1995, scendendo a quota 15,6%, dall’altro lato le spese obbligate hanno continuato ad aumentare raggiungendo i 7.168 euro annui di spesa pro capite. E nel 2021 saliranno ancora, assorbendo il 42,8% dei consumi totali, pari ad una spesa pro capite di 7.291 euro. Di questi oltre 4mila euro (la cifra più alta dal 1995) sono destinati alle spese legate all’abitazione, tra affitti, manutenzioni, bollette, e smaltimento rifiuti; all’interno dei consumi commercializzabili (9.741 euro pro capite nel 2021) la componente principale è rappresentata dai beni con una quota sul totale pari al 40,3% (in lieve riduzione rispetto al 41,1% del 2020), mentre recuperano i servizi passando dal 15,6% al 16,9%. “Il 2021 – si legge nel report di Confcommercio – si è aperto all’insegna del permanere di molte delle criticità che avevano caratterizzato l’anno precedente. Solo a partire da fine aprile l’attenuarsi della pandemia ed il progredire della campagna di vaccinazione hanno permesso il progressivo ritorno verso condizioni di vita e di relazione più simili agli standard precedenti. La ripresa dei consumi, seppure tonica (+4,0%), è decisamente insufficiente per garantire il ritorno ai livelli di spesa e alle abitudini di consumo precedenti la pandemia. Nello scorso anno la riduzione dei consumi sul territorio è stata, infatti, dell’11,7%. Ancora oggi restano molto penalizzate le spese per il tempo libero, la socialità e la convivialità, i viaggi, le vacanze e la mobilità”. In poche parole, l’ufficio studi di Confcommercio afferma come quanto accaduto nel 2020 abbia, di fatto, cancellato gran parte dei cambiamenti registrati nel lungo periodo nella struttura dei consumi. Le restrizioni alla mobilità hanno inciso in misura profonda sulle spese per la fruizione del tempo libero, per la mobilità, per la ristorazione e per i viaggi. Per contro, l’alimentazione domestica, in costante declino dal 1995, è tornata ad assumere un ruolo primario nelle decisioni d’acquisto. Allo stesso tempo i consumi relativi all’abitazione, voce nella quale rientrano molte delle spese non comprimibili, hanno raggiunto il massimo storico in termini d’incidenza, approssimandosi al 31,9% delle spese effettuate dalle famiglie. “Il permanere per parte del 2021 di limitazioni alla mobilità e alla vita di relazione e l’entità della riduzione registrata lo scorso anno escludono, per molti segmenti, la capacità di un pieno recupero nell’anno in corso. Questi segmenti di spesa hanno costituito nei due decenni passati gli attrattori della scelta delle famiglie. Pertanto, il benessere economico andato perso durante la pandemia è sottostimato dalla quantificazione delle perdite di spesa in valore”.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, “occorre superare al più presto l’emergenza sanitaria con i vaccini per consolidare il clima di fiducia, precondizione necessaria per rafforzare la crescita economica e sostenere i consumi”.

 

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