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Che cosa il nostro governo deve chiedere alla BCE per salvare gli UtP

Intervista all’ing. Davide Pracchi. Con le difficoltà dei debitori UtP non basta oggi un decreto italiano per sistemare le cose: ci vuole l’intervento della BCE.

 

Pochi giorni fa titolavamo: “Occorre salvare il soldato UtP?” ispirandoci al soldato Ryan del film interpretato da Tom Hanks. Ora il tempo stringe, ancor più di prima, vista l’infelice sortita di Christine Lagarde.

UtP e crisi del Corona Virus: che cosa deve chiedere il nostro governo alla BCE per salvare il “soldato UtP”

UNA PREMESSA

Tutti sappiamo che l’attivo delle banche è composto, tra le altre cose, dai crediti che queste hanno erogato a imprese, famiglie, ecc. Molti sanno che ad ogni posizione creditoria è assegnato un coefficiente (rating) che assume valori legati al rischio intrinseco che il debitore non sia in grado di ripagare questo credito, in tutto o in parte.

Non moltissimi sanno che in base a questo rating, assegnato dalle singole banche non autonomamente, ma sulla base di “suggerimenti” della Vigilanza Europea (guidelines ECB, EBA), le banche devono “accantonare” una certa percentuale del loro attivo rendendola di fatto indisponibile per nuove erogazioni (e queste erogazioni sono il modo in cui le banche possono guadagnare il loro giusto utile d’esercizio. Quindi meno erogazioni fanno, meno hanno occasione di guadagnare).

RATING E UtP. INTERVISTA A DAVIDE PRACCHI

Davide Pracchi, ingegnere gestionale del credito, fondatore e CEO di Serendebity, ha una vasta esperienza in materia di NPL e UtP, sia sul mercato italiano, sia su quello internazionale.

Serendebity è una società specializzata in ingegneria gestionale del credito: gestisce con procedure ingegnerizzate il rapporto debitore-creditore con obiettivi win-win. Queste procedure proprietarie ed uniche nel mercato dei crediti deteriorati hanno sempre permesso negli anni di creare valore per Banche, Loan Servicer, Aziende e anche Privati.

Ing. Pracchi, come si collega il meccanismo del rating al concetto di UtP?

“Proprio da questo rating, da questa esigenza di “dare un voto” ad ogni singolo cliente/debitore, nasce il concetto di UtP (Unlikely-to-Pay o insolvenze probabili): fino a qualche tempo fa, molti istituti di credito assegnavano rating negativi anche a crediti erogati a favore di società o persone che non godevano di perfetta salute ma non erano ancora in stato di sofferenza conclamata (con tutte le conseguenze nefaste del caso sia in capo al creditore che al debitore); debitori appunto che, con i dovuti aiuti, sarebbero forse stati messi in grado di ritornare a performare (UtP appunto).”

Ma la Vigilanza Europea non è intervenuta?

“La Vigilanza Europea di comune accordo con le banche detentrici di questi crediti, prendendo coscienza di questo stato di fatto, ha permesso allora due cose:

1- innanzitutto di poter concedere un “periodo di prova” a questi UtP, che così non sarebbero più stati catalogati immediatamente come sofferenze: in pratica al debitore veniva concesso l’esame di riparazione a settembre anziché venir bocciato a giugno. I meccanismi potevano essere i più disparati: dall’allungamento del periodo di rientro, al congelamento di alcune rate, alla rimodulazione dei tassi di interesse (nel loro complesso “forbearance measures”, i crediti rimandati a settembre venivano detti “forborne”).

2- che a questi crediti venissero assegnati accantonamenti obbligatori molto più bassi che non ai crediti in default.”

Che impegno veniva richiesto alle banche?

“In cambio (la Vigilanza non è famosa per concedere qualcosa senza avere niente in cambio) le banche avrebbero dovuto impegnarsi in un percorso virtuoso per la definitiva classificazione anche di questi crediti…  Se il debitore continuava a non performare prima o poi lo si doveva bocciare (passare a sofferenza) ed il calendario fissato di comune accordo tra Vigilanza ed Istituti (c.d. calendar provisioning) prevedeva scadenze fisse (e molto dure) da rispettare pedissequamente”.

IL RUOLO DEL DEBITORE
In una recente intervista che lei ha rilasciato ad Affari Italiani, ci ha chiarito che le banche hanno bisogno di essere supportate da operatori esterni e ha accennato all’importante ruolo dei “servicer” nell’impedire che gli UtP si trasformino in NPL. Ma anche il debitore, con i suoi comportamenti, gioca un ruolo di primo piano in questa partita contro gli NPL.

“Le do pienamente ragione. Fatta la lunga ma doverosa premessa su come si arriva a definire una posizione debitoria ”UtP”, cercherò di spiegare perché ritardare il pagamento di una rata di un finanziamento (interesse o anche con quota capitale) da parte del debitore non sia, ceteris paribus, una buona cosa, anche se, per decreto, ciò dovesse essere accettato dalle banche creditrici

Primo: per le banche stesse che vedrebbero scendere il rating del cliente/debitore con ciò vedendosi obbligate ad aumentare gli accantonamenti (e quindi diminuire l’attivo disponibile): se sommiamo questo fattore con la drammatica caduta di valore dei Titoli di Stato legati alla problematica coronavirus, rappresentanti un’altra larga fetta dell’attivo di bilancio delle banche, arriviamo ad un passo prima della catastrofe (dite che il MIBTEL se ne sia accorto?)”.

E il secondo aspetto?

“Il secondo è questo: ci va di mezzo l’impresa stessa che, di riflesso, vedrebbe calare il proprio rating e sarebbe catalogata come “performing forborne” (se stava abbastanza bene pre-crisi) o, peggio, “non performing forborne”, se già stava scricchiolando in qualche modo  e come tale sottoposta al termine perentorio di uno o massimo due anni per vedersi poi relegata al girone infernale dei “non-affidabili”, con tutte le nefaste conseguenze del caso”.

In conclusione?

“lo slittamento di una rata, in queste condizioni, non è una buona cosa a meno di non essere così savi (e rapidi) da concertare con la Vigilanza Europea uno slittamento di tutti i termini fino ad oggi perentoriamente previsti nelle menzionate guidelines:

A- dobbiamo allungare i termini per il passaggio a sofferenza
B- dobbiamo ottenere di poter sterilizzare tutte le misure di forbearance dall’assegnazione di nuovi rating (mantenimento dei rating a valori precrisi)”

Quale sarebbe il vantaggio principale?

“Solo in questo caso l’aria che viene concessa alle nostre imprese, per decreto, potrà essere veramente positiva: la “boccata d’aria” garantita dallo slittamento del pagamento di una rata di mutuo non sarà di “aria infetta” bensì di aria pulita con tutte le conseguenze, a termine, previste”.

Autore: Paolo Brambilla

Fonte: Affari Italiani

Redazione Credit Village

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