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Italia leader in Europa nello smaltimento degli Npl, ma è in ritardo su fintech e finanziamenti alle pmi. Lo dice il rapporto Afme

Siamo leader in Europa nello smaltimento dei crediti difficili. Tuttavia, siamo indietro su altri due fronti: finanziamento alle pmi e fintech. E’ la conclusione della seconda edizione della relazione condotta da Afme (Association for Financial Markets in Europe) sui progressi della CMU (Capital Markets Union).

Gli indicatori calcolati da Afme riguardano: finanza di mercato; investimenti privati; trasferimento del credito; fintech; finanza sostenibile e finanza transfrontaliera. Nel dettaglio, il 53% dei crediti deteriorati scambiati a livello europeo nel 2018 sono stati italiani con un totale di 97 miliardi su 182 miliardi complessivi.

Il numero calcolato da AFME per l’Italia sulla base dei dati della Banca Centrale Europea e di Debtwire è molto vicino a quello calcolato da BeBeez per il 2018 di 101 miliardi di euro. Mentre a fine settembre BeBeez aveva già calcolato altri 25 miliardi di euro di transazioni annunciate sul mercato dei crediti deteriorati italiani da inizio anno. Non solo, In arrivo ci sono ancora operazioni per almeno altri 46 miliardi, di cui cinque cartolarizzazioni di Npl che prevederanno la richiesta della Gacs per un totale di 9-10 miliardi. Il dato emerge dal database di BeBeez, che elabora dati pubblici. Tra le operazioni attese ce ne sono molte sui crediti unlikley-to-pay e non a caso sono in aumento i progetti di piattaforme e fondi dedicati a rilevarli dai bilanci delle banche, secondo strutture che spesso prevedono che le banche originator sottoscrivano in cambio quote dei fondi acquirenti. Ieri, intanto, anche Debtwire ha diffuso le sue stime sulle transazioni di crediti deteriorate in Italia aggiornate al 9 ottobre. Secondo Debtwire, sono state chiuse operazioni per 17,7 miliardi di euro  mentre 44,7 miliardi di euro sono in corso. A livello europeo, Debtwire calcola che nei primi tre trimestri dell’anno ci sono stati 92 deal per un totale di 67,9 miliardi di euro.

Tornando allo studio di AFME, sul fronte del finanziamento alle pmi l’Italia è invece al 27mo posto su 28 paesi per la disponibilità di finanziamenti in capitale di rischio pre-ipo per le pmi. Inoltre, siamo 23mi su 28 per finanziamenti e regolamentazione del fintech.

A livello di paesi europei, la Gran Bretagna è in testa per nuove operazioni di finanziamento sia azionarie sia obbligazionarie alle società non finanziarie e per capacità di favorire il fintech, sia a livello normativo che di finanziamenti. Insieme a Olanda e Danimarca, è anche ai primi posti per risparmi delle famiglie investiti in strumenti di mercato. Lussemburgo, Regno Unito ed Estonia sono tra i mercati dei capitali più interconnessi con il resto dell’Ue. I primi due insieme a Cipro sono i mercati europei più interconnessi a livello globale. Belgio, Paesi Bassi e Svezia sono tra le prime nazioni dell’Ue in termini di finanza sostenibile con oltre il 7% di obbligazioni emesse nel 2018 classificate come sostenibili. L‘Irlanda è al primo posto per disponibilità di capitale di rischio per le pmi, con significativi investimenti da parte di società di venture capital e di fondi di private equity basati su strategie di crescita. Infine, l’Estonia e la Repubblica Ceca sono i mercati di maggior spessore dell’Europa centrale e orientale.

A livello aggregato, i principali risultati che emergono in Europa sono:

un rafforzamento della finanza sostenibile, con le emissioni di green bond che hanno toccato quota 69 miliardi di euro (+9 miliardi dal 2017);

un ritardo nel finanziamento alle fintech, che hanno raccolto nei 27 paesi Ue (senza contare il Regno Unito) solo 7,2 miliardi di dollari dagli investitori di venture capital, contro i 120 miliardi di dollari degli Stati Uniti e i 20,3 miliardi del Regno Unito

un maggiore utilizzo dei prestiti bancari, con l’88% dei nuovi finanziamenti erogati da istituti di credito e solo il 12% dal mercato dei capitali;

un minore investimento dei risparmi delle famiglie in strumenti dei mercati dei capitali  (fondi, obbligazioni, azioni, assicurazioni ecc), a causa del calo delle quotazioni di fine 2018;

un aumento del capitale di rischio disponibile per finanziare la crescita delle pmi: in particolare, gli investimenti dei fondi di private equity basati su strategie di crescita sono saliti dell’8%, quelli da parte del venture capital del 12%, quelli in equity crowdfunding del 24% e quelli dei business angel del 5%;

un deterioramento dell’ecosistema del mercato dei capitali, dovuto alla diminuzione di strumenti di mercato e all’erosione dei risparmi delle famiglie per il calo delle quotazioni degli asset di fine 2018;

una crescita dei crediti in sofferenza convertiti in strumenti finanziari, sostenuta dalla crescita degli Npl e delle cessioni di questi ultimi da parte delle banche, grazie anche ad agevolazioni normative come la Gacs.


Autore: Valentina Magri
Fonte:  BeBeez

Redazione Credit Village

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