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Npl, le troppe regole di Bruxelles, Eba e Bce producono incertezza

Nei giorni scorsi l’Autorità Bancaria Europea (EBA), che ha ancora sede a Londra, ha reso note e poste in consultazioni le proprie linee guida a cui tutte le banche dell’Unione Europea saranno chiamate ad attenersi nella gestione delle esposizioni deteriorate (NPE) e di quelle “oggetto di concessioni”.
Tale documento dell’EBA affronta tematiche già largamente approfondite in altre linee guida, come quelle pubblicate a marzo 2017 dalla Vigilanza Bancaria della Banca Centrale Europea in materia di gestione dei crediti deteriorati (NPL) rivolte alle «banche significative», cioè le maggiori sotto la diretta vigilanza della BCE: sulla base del documento BCE di marzo 2017, la Banca d’Italia, nello scorso gennaio, ha emanato le analoghe linee guida per le banche italiane da essa vigilate nell’ambito delle distinzioni di competenze che esistono nella Vigilanza unica.
Inoltre, nell’ottobre scorso, la Vigilanza della BCE ha emanato anche un “addendum” sempre relativo ai crediti deteriorati aprendo una consultazione che si è conclusa a dicembre e che ha poi prodotto un testo emanato proprio nelle settimane scorse.
Quasi contemporaneamente, sempre nell’autunno scorso, la Commissione Europea ha messo in consultazione un testo, giuridicamente di maggior rilievo, sempre sulle tematiche della gestione dei crediti deteriorati: tale proposta è stata poi approvata e resa nota dalla Commissione in questo stesso mese di marzo, ma essa, per entrare in vigore, dovrà essere sottoposta all’esame e all’approvazione del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea: questi due alti organi istituzionali potranno anche mutare parti del testo della normativa proposta dalla Commissione. Tutta questa opera di discussione culminerà nell’esame del “Trilogo” delle principali istituzioni europee che poi lo emaneranno.
Ora anche indipendentemente dalle intenzioni, anche diverse, tutte queste istituzioni ed autorità europee tendono a far ridurre nei più brevi tempi possibili le conseguenze della crisi economica e finanziaria che si sono trasformate in crediti deteriorati. Ma si deve constatare che questi documenti emanati o in via di emanazione da varie autorità europee si accavallano fra di loro perché non sono preventivamente coordinati. La conseguenza è che non vi è certezza prospettica del diritto riguardo i crediti deteriorati e più in generale sulle regole per le gestioni bancarie e conseguentemente per le ricadute nei rapporti con le imprese in generale e con le famiglie.
L’assenza di certezza del diritto prospettica complica le possibilità delle banche di darsi e sviluppare coerenti strategie e non rappresenta un modello ordinato di funzionamento dell’Unione Europea che è caratterizzata da troppe fonti del diritto non preventivamente coordinate fra loro. Si tratta, per gli storici del diritto, di un problema europeo che ha antiche radici medioevali, ma è ancor più per tutti una problematica che non favorisce la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione che debbono essere per tutti la stella polare, l’orientamento strategico a cui tendere dopo troppi anni di crisi.

Antonio Patuelli – Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana


Fonte:

Il Sole 24 Ore

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