Dalla Redazione NPL e crediti deteriorati

NPL, a marzo il pacchetto UE per la riduzione delle sofferenze. E l’Italia è seconda in Europa: -24,6% in un anno

Il 2018 sarà l’anno della riduzione dei crediti deteriorati in Europa: a marzo dovrebbe arrivare il pacchetto di proposte della Commissione Europea per aiutare le banche a gestire gli NPL e prevenire che le sofferenze si accumulino nuovamente in futuro. Il pacchetto, del quale si è discusso durante l’ultimo Ecofin del 22-23 gennaio, si concentrerà su 4 settori:

  1. azioni di vigilanza;
  2. riforme della disciplina in materia di ristrutturazione, di insolvenza e di recupero dei crediti;
  3. sviluppo di mercati secondari sui quali vendere le attività deteriorate;
  4. promozione della ristrutturazione del sistema bancario.

Si va dunque verso la creazione di bad bank nazionali e la nascita di nuovi cuscinetti finanziari per compensare futuri non-performing loans, come chiesto dai Ministri delle Finanze l’estate scorsa. Le azioni, che prevedono anche meccanismi extragiudiziali per aumentare la protezione dei crediti garantiti e le svalutazioni prudenziali sugli NPL derivanti dai nuovi prestiti, dovrebbero essere a livello nazionale e a livello dell’Unione, ove opportuno.

L’obiettivo cui punta Bruxelles è quello di giungere, entro l’estate, ad un accordo sulla garanzia unica dei depositi che rappresenta il terzo pilastro dell’Unione Bancaria che prevede anche vigilanza creditizia e fondo di risoluzione. Ma su questo punto ci sono ancora forti incomprensioni tra i vari Stati membri. C’è chi, come Belgio, Olanda, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, chiedono un’ulteriore riduzione dei rischi bancari prima di adottare una garanzia unica dei depositi, proponendo obiettivi cifrati. Il progetto di attuazione prevede comunque tre fasi (riassicurazione, co-assicurazione e piena assicurazione) e nella prima fase non richiede alcuna condivisione dei rischi. Sul tavolo c’è anche l’idea di garantire al Fondo europeo di risoluzione bancaria un paracadute finanziario finché lo stesso fondo non sarà a regime.

E dal rapporto sui progressi delle banche europee sui non-performing loans, presentato il 18 gennaio dalla Commissione UE sui dati della Banca Centrale Europea, emergono chiari segnali positivi: nella seconda metà del 2017 l’Europa ha fatto grandi passi avanti riducendo al 4,6% la quota totale di crediti deteriorati e registrando una crescita dei tassi di copertura. E i numeri per il nostro Paese sono più che positivi: caso più unico che raro, l’Italia è tra gli Stati membri che ha ottenuto i migliori risultati nella riduzione della propria quota di crediti deteriorati. Nel 2017 le nostre banche hanno diminuito del 24,6% la quota di Npl, pari ad un quarto del totale. Siamo secondi solo alla Slovenia che ha segnato un calo del 30,4%. Un risultato ritenuto “notevole” da Bruxelles che ammette che il nostro Paese ha compiuto “un’inattesa accelerazione” che l’ha portato a ridurre le sofferenze bancarie oltre la media europea che è stata di un terzo. Rispetto alla mole di NPL siamo però in cima alla classifica, dietro solo a Grecia Cipro e Portogallo. Inoltre nel nostro Paese permangono alcune criticità sulle insolvenze, dovute soprattutto ad un sistema giudiziario civile che non funziona come dovrebbe.

Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha dunque frenato facili entusiasmi, ricordando che bisogna continuare su questa strada per lasciarsi il problema degli NPL alle spalle e ridurre i rischi che permangono in parte del settore bancario europeo. Dombrovskis ha messo l’accento sull’importanza di disporre di dati affidabili sul livello dei crediti deteriorati e ha precisato: “Vogliamo che le banche di tutti gli Stati membri dell’UE ritornino ad essere pienamente in grado di concedere prestiti alle imprese e alle famiglie, evitando nel contempo l’accumulo di nuovi crediti deteriorati”.

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