Dalla Redazione Fintech

FinTech, viaggio nel mondo del social lending italiano. Intervista a Daniele Loro, C.E.O. PRESTIAMOCI

Come funziona la vostra piattaforma? Da quanto tempo operate in Italia?

D.L. La nostra piattaforma è paragonabile ad un mercato virtuale di prestiti fra persone.

Da un lato ci sono individui (“I richiedenti”) che fanno domanda di prestito e vengono valutati individualmente ai fini dell’accettazione con un percorso molto rigoroso.

Dall’altra ci sono individui, aziende e investitori qualificati, “I PRESTATORI” che mettono a disposizione il loro denaro per prestarlo ai richiedenti. L’investimento viene diversificato in piccole quote per ogni singolo prestito così da non rischiare l’intera somma investita. Gli interessi dei rimborsi regolari danno un rendimento al portafoglio del prestatore.

Un richiedente può avere centinaia di soggetti che forniscono le somme richieste e un prestatore investe in centinaia di prestiti.

Un prestatore permette ad altri individui di soddisfare i loro bisogni e al tempo stesso ne ricava un rendimento.

PRESTIAMOCI è L’UNICA piattaforma che investe in ogni prestito a fianco dei prestatori allineando i propri interessi in fase di selezione avversa al rischio, rendimento e gestione del prestito anche nelle eventuali fasi di sollecito e recupero.

Quali sono i parametri per chiedere un prestito? Si può chiedere qualsiasi cifra e per qualsiasi finalità o ci sono dei limiti? Quali garanzie bisogna offrire?

D.L. Si possono chiedere prestiti per importi fra 1500 euro e 25000 euro. I soldi possono essere utilizzati a piacimento dal richiedente che dichiara la finalità per la quale li richiede. Nella nostra piattaforma i motivi più comuni sono le ristrutturazioni casa, i pannelli fotovoltaici e i progetti di vita.

Come fate a verificare la solvibilità dell’utente se non avete accesso alle Centrali di rischio, consultate dalle società finanziarie tradizionali? Fate anche una profilazione online attraverso i suoi profili social?

D.L. Abbiamo un percorso completo e dettagliato che si avvale di tutti gli strumenti utilizzate dalle finanziarie tradizionali e di alcuni strumenti aggiuntivi evoluti messi a disposizione dalla tecnologia.

Quindi: accesso alla base dati dei credit Bureau (due nel nostro caso), analisi di database antifrode, verifiche dirette antifrode e analisi della documentazione del cliente e analisi comportamentali dell’utente anche in base a dati rilevati dal web.

Perché un utente dovrebbe rivolgersi al peer-to-peer? Quali sono i principali vantaggi?

D.L. I vantaggi per i richiedenti sono:

  • Vantaggio di costo – Tasso di interesse vantaggioso. La possibilità di avere una valutazione individuale e quindi un prezzo su misura in base al merito di credito del richiedente, cosa che non fa nessun’altro operatore. Abbiamo 7 classi di rischio con tassi che vanno dal 3,90% al 10,30%
  • Rimborso del debito prima della scadenza senza costi di chiusura anticipata
  • Veloce e pratico: la compilazione della domanda on line e risposta immediata con il prezzo. Caricamento dei documenti e risposta definitiva in 24 ore. In 48 ore è possibile completare il processo
  • Privacy e semplicità– si può fare la richiesta totalmente on line senza muoversi da casa e senza interloquire con agenti in agenzia
  • Non vengono proposti prodotti aggiuntivi, spesso inutili

Per i Prestatori

  • Accedere ad una forma di investimento che non è reperibile sul mercato se non per investitori qualificati e dopo avere scontato i costi i diversi intermediari (e quindi avere rendimenti abbattuti)
  • Rendimenti stabili e interessanti fra il 4,5% e il 5%
  • I portafogli di Prestiti sono
    • altamente diversificati e quindi non incorrono nella possibilità di default del 100% dell’investimento come nel caso di obbligazioni/bond
    • hanno scarsa volatilità e rendimenti stabili
    • sono correlati all’economia reale e anticiclici
    • hanno un’attrattività naturale derivata dalla disintermediazione del sistema bancario
  • Possibilità di uscita anticipata con la messa in vendita gratuita sul mercato secondario dei prestiti

Quali sono i tassi di interesse per i prestatori e quelli applicati ai richiedenti?

D.L. I rendimenti lordi per i prestatori sono mediamente compresi fra il 5,0% e il 6,50%. I rendimenti al netto delle perdite relative ai prestiti in default sono compresi fra il 4% e il 5%. I tassi di interesse applicati variano dal 3,9% al 10,30% in base al merito di credito (“rating individuale”) che PRESTIAMOCI attribuisce ad ogni richiedente nella fase di valutazione iniziale. A questi importi viene sommata una commissione di PRESTIAMOCI che varia in funzione della durata, dell’importo e del merito di credito. Tale commissione incide sul tasso finale (TAEG) da un minimo di 1,25% ad un massimo del 4,5% per i prestiti di durata più breve.

Non c’è il rischio che si rivolgano alla vostra piattaforma quasi esclusivamente utenti che sono stati respinti dalle finanziarie o dalle banche tradizionali?

D.L. All’inizio come tutti i nuovi operatori abbiamo subito questo fenomeno. Oggi il nostro posizionamento è riconosciuto dai clienti. Il nostro è un sito che deve dare vantaggi a tutte le categorie di clienti e di questo devono essere consapevoli anche i richiedenti.

Va chiarito molto bene: il P2P Lending non può essere un sistema per far accedere al credito chi viene respinto per motivi di merito creditizio dal sistema tradizionale. Evidentemente impiegando i soldi di altri individui non è possibile sottoporre gli stessi al rischio di credito che non assumerebbe una banca.

Il sistema invece amplia l’offerta di mercato una proposta diversa:

  • i richiedenti con merito di credito elevato (a cui banche e finanziarie propongono tassi medi del 10,50%)che al momento non si rivolge a prestiti personali per costi eccessivi, hanno la possibilità di accesso al credito ad un costo significativamente migliore.

Qual è l’identikit del vostro cliente medio? Quante richieste di prestiti avete?

D.L. Il cliente medio è per il 70% uomo dai 30 ai 50 anni, con lavoro a tempo indeterminato e con una distribuzione geografica omogenea tra nord e sud. Mensilmente riceviamo circa 1200 richieste di prestito.

Molte sono semplicemente simulazioni per avere un’offerta utili al cliente per un confronto.

Cosa succede se un utente non paga e come pensate di impostare la futura gestione del credito?

D.L. PRESTIAMOCI agisce come capofila dei prestatori in quanto partecipa anch’essa al prestito.

I richiedenti che manifestano difficoltà di rimborso vengono contattati nei primissimi giorni di ritardo per sollecitare la chiusura delle posizioni. Dopo la terza rata in ritardo possono essere gestiti da società di recupero crediti con interventi mirati e per i casi più difficili, per fortuna pochissimi per il nostro portafoglio, procediamo con le azioni legali.

La gestione è organizzata in un work flow organizzato che verrà potenziato con il previsto aumento delle pratiche.

Ci sono rischi legati ad operatori stranieri o a capitali di dubbia provenienza?

D.L. PRESTIAMOCI è autorizzata e vigilata da Banca D’Italia e opera nel rispetto di tutta la normativa di antiriciclaggio. Tutti i clienti vengono pertanto sottoposti alle adeguate verifiche e la provenienza delle somme viene tracciata.

I numeri ci dicono che nell’ultimo anno, almeno nel nostro Paese, il social lending non è cresciuto molto. Questo perché l’Italia non è pronta a questa rivoluzione o il fenomeno ha manifestato dei limiti?

D.L. La crescita è in realtà partita negli ultimi mesi (si stima un + 400% nel 2017). Il punto è che i volumi sono ancora molto lontani dal potenziale e da quello fatto in altri paese. PRESTIAMOCI, prima piattaforma di P2P lending in Italia, è l’ottava piattaforma in Europa continentale per volumi. Tuttavia rappresentiamo il 2% del volume generato dalle prime piattaforme, questo senza guardare a UK e US.

Riteniamo che il business non abbia limiti considerata la vastità del mercato, infatti anche in US la crescita è stata lenta per poi essere esplosiva a partire da una certa data.

I motivi della lentezza sono dovuti ad un contesto generale diverso:

  • Il contesto normativo non favorisce le piattaforme, per esempio sono state escluse dalla possibilità di beneficiare dei prestiti garantiti dal fondo centrale di garanzia come PMI innovative, la tassazione dei rendimenti non è stata uniformata a quella di altri prodotti finanziari e lo stato non ha partecipato agli investimenti nelle piattaforme come invece avvenuto per esempio in UK
  • Aggiungiamo che il nostro paese non è particolarmente evoluto in termini digitali anche se con il tempo l’ondata di innovazione si imporrà

Qual è il valore aggiunto che offrite rispetto alle altre piattaforme e quali sono le vostre previsioni di crescita per il futuro?

D.L. Noi investiamo insieme ai nostri clienti, abbiamo sviluppato una grande capacità di selezione del rischio e la mettiamo a disposizione dei nostri clienti per avere rendimenti stabili.

Nel 2017 prevediamo di fare circa +500% e raggiungere i 9/10 milioni di erogato. Il prossimo anno abbiamo l’obiettivo di raggiungere i 20/25 milioni aggiuntivi per avere un portafoglio complessivo di almeno 30 milioni.

Che tipo di autorizzazioni avete dovuto ottenere per operare?

D.L. Abbiamo due autorizzazioni rilasciate da Banca D’Italia che vigile sulla nostra attività:

  • esercizio dell’attività finanziaria con autorizzazione ex art 106 TUB e iscrizione al nuovo albo delle finanziarie e
  • istituto di pagamento ex art 114

Dal punto di vista normativo che tipo di azioni vi aspettate per il miglioramento di questo mercato?

D.L. Auspichiamo:

  • un intervento di equità per equiparare i rendimenti degli investimenti nei P2P a quelli di altre attività finanziarie
  • un intervento per consentire alle PMI innovative di questo settore un trattamento equivalente a quello delle altre PMI
  • l’inclusione dei prestiti fra persone fra gli strumenti in cui possono investire i PIR

In generale pensiamo che i regolatori a livello internazionale dovranno in qualche modo affrontare il tema del P2P per inquadrarlo in modo univoco e uniforme.

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