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Le banche italiane superano lo Srep

Le banche italiane superano gli esami Srep della Vigilanza Bce. Con i dati comunicati negli ultimi giorni del 2017, praticamente tutti gli istituti di medie e grandi dimensioni italiani (si veda la tabella in pagina) hanno certificato che il capital requirement richiesto dalla Bce per il 2018 è ampiamente inferiore ai livelli di capitale primario (Cet1) reso noto dalle banche italiane a fine settembre 2017 con la terza trimestrale. Si vedrà a inizio febbraio, quando saranno approvati i dati di consuntivo, se vi saranno scostamenti rispetto ai buffer di capitale in eccesso finora resi noti al mercato.

A valle dell’esito dello Srep, e in vista dell’entrata in vigore della nuova regulation europea e internazionale a partire dal 2018, in questi giorni di inizio anno due sono gli elementi oggetto di valutazione da parte di analisti e investitori. Il primo riguarda il divario stimato tra il Cet1 effettivo e la capital guidance individuale che si aggiunge al dato sullo Srep. La guidance non costituisce una forma di requisito patrimoniale vincolante e non determina in modo automatico alcuna limitazione alla distribuzione dei dividendi. Ma è comunque un elemento discrezionale che la Vigilanza Bce utilizza per valutare i processi di risk management delle banche e il loro capital planning. La guidance, a differenza dello Srep, non può essere resa nota al mercato. Ma generalmente si muove in proporzione al dato obbligatorio dello Srep che, nella maggior parte dei casi, è risultato inferiore a quello richiesto l’anno precedente. In linea di massima, dunque, il Cet1 delle banche italiane dovrebbe risultare comunque superiore alla somma di Srep e guidance prudenziale.

Proprio il buffer di capitale in eccesso rispetto alle soglie richieste dall Bce rappresenta in questi giorni di inizio 2018 il secondo elemento di valutazione da parte degli investitori, anche alla luce dell’entrata in vigore dal primo gennaio dei nuovi principi contabili Internazionali Ifrs9 e delle richieste di Bce di accelerazione dei piani di smaltimento dei non performing loans. Gli Ifrs9 consentono, nella cosiddetta fase di first time adoption, di procedere ad accantonamenti sui crediti deteriorati senza addebito al conto economico ma con una decurtazione una tantum del patrimonio. Molte banche, anche italiane, stanno valutando questa opportunità che è possibile solo per chi ha capitale in eccesso rispetto ai requisiti richiesti da Bce.

Nell’investor day dello scorso 12 dicembre, Unicredit ha già annunciato di contabilizzare nel quarto trimestre del 2017 l’effetto dell’Ifrs9 quantificandone l’impatto sul capitale. I vertici di Banco Bpm, nell’intervista al Sole24Ore del 27 dicembre, hanno dichiarato di valutare questa opportunità per aumentare da 8 a 11 miliardi il piano di cessione di Npl. Altri istituti, a partire da Bper, stanno esplorando l’ipotesi da annunciare già a febbraio in sede dei conti di bilancio 2017. Anche Intesa Sanpaolo, che ha un extra buffer di capitale tra i più elevati in Europa, potrebbe valutare le opportunità offerte dalla first time adoption dell’Ifrs9.

Le nuove svalutazioni in arrivo sul portafoglio crediti deteriorati da parte delle maggiori banche italiane, propedeutiche a una cessione più accelerata degli Npl, tengono conto delle opportunità offerte dalla nuova normativa contabile e cercano di prevenire un possibile nuovo mood negativo dei mercati sul rischio banche italiane nei prossimi mesi. Le incognite, in questo inizio d’anno con luci e ombre, non mancano. Più di singoli nuovi focolai di crisi, a partire dall’incognita Popolare di Bari, i temi di sistema appaiono due. Il primo riguarda il cosiddetto addendum Bce sulla valutazione in bilancio degli Npl, garantiti e non garantiti. Lo stop del Parlamento europeo al diktat dell’Ssm garantisce alle banche europee un rinvio delle nuove valutazioni di Bce. Che entro il 2018 comunque arriveranno, anche se probabilmente con modalità meno onerose rispetto al punto di partenza immaginato dall’organo di supervisione bancaria della Bce presieduto da Danièle Nouy.

Il secondo tema di sistema consiste nel possibile ritorno del rischio-Italia in vista delle elezioni politiche del 4 marzo (e forse anche dopo). Eventuali tensioni sui titoli sovrani avrebbero effetti immediati sul sistema bancario. Ridurre il profilo di rischio sugli Npl può servire a contenere le scommesse anti-Italia degli investitori in una fase di prolungata incertezza.


Autore: Alessandro Graziani
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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Redazione Credit Village

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