Credito e consumatori Dalla Redazione Fintech In Evidenza

Direttiva Ue Psd2 in vigore dal 13 gennaio, cosa cambia e quale rischio per le banche?

Dal 13 gennaio prossimo entrerà in vigore la direttiva Ue Psd2 per il pagamento tramite app. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta, cosa cambia per il consumatore e qual è il rischio per banche e circuiti di moneta elettronica.

Cos’è il Psd2 e cosa cambia per il consumatore?

Psd2 é l’ acronimo di Payment Services Directive 2 e altro non è che una direttiva emanata dall’Unione europea[1] per favorire lo sviluppo di servizi di pagamento digitale e, nel frattempo, armonizzare questo sistema tra i Paesi membri dell’Ue. Tra gli altri scopi intrinsechi alla direttiva quello di aumentare la sicurezza dei consumatori che acquistano utilizzando il pagamento digitale. La direttiva europea Psd2 consentirà ai consumatori di fare qualsiasi tipo di pagamento con il cellulare, tramite app. Dal caffè all’auto, dalla pizza con gli amici all’ordine del commerciante ad un fornitore. Una di queste, Satispay, permetterà, inoltre, di non dover ricaricare più il credito, poiché l’app sarà in grado di vedere la disponibilità del cliente. In altre parole, l’app diventerà una sorta di carta di credito o di Bancomat. Questo ovviamente permetterà ai consumatori di avere un vantaggio in termini di tempo, il consumatore potrà fare tutto comodamente attraverso un cellulare, e vantaggi a livello economico, si ipotizzano commissioni più vantaggiose rispetto a quelle applicate dalla banca.

Che ruolo avranno le banche e che fine faranno gli istituti di credito tradizionali dopo l’attuazione della direttiva Psd2 sui pagamenti con le app?

La prima novità riguarda l’obbligo per le banche di fornire l’accesso a terze parti dette Tpp, cioè Third party providers, alle informazioni circa la disponibilità finanziaria dei loro clienti. Significa che a queste informazioni potranno accedere anche terze parti non bancarie, purché autorizzate dal cliente. Questi soggetti terzi sono il provider di servizi di pagamento (Pisp) e la società che fornisce informazioni sui conti (Aisp). Questo soggetto terzo gestisce la disposizione di un ordine di pagamento. Il provider di servizi di pagamento (Pisp) riceve l’ordine di pagamento ad esempio da un negoziante, verifica che il titolare abbia i soldi in banca per pagare, quindi, ordina all’istituto di girare i soldi al beneficiario, cioè al fornitore della merce. Il passaggio dei soldi, dunque, avviene attraverso un terzo soggetto che, comunque, non può entrare in possesso dei fondi del cliente quando gestisce l’operazione. Il provider avrà, così, un ruolo di intermediario.

La direttiva Psd2 in vigore dal 13 gennaio 2018 potrebbe creare problemi alle banche tradizionali, se non si adegueranno ed innoveranno, perché, con l’arrivo di nuovi operatori sul mercato dell’intermediazione dei pagamenti, gli istituti di credito potrebbero ridursi a dei semplici contenitori di informazioni da fornire ai soggetti terzi, senza avere un ruolo attivo. A meno che, a loro volta, le banche non attivino dei nuovi modelli di business che consenta loro di sfruttare nuove opportunità.

Un modello che dovrebbe puntare non più sulle commissioni che con buona probabilità saranno destinate a scendere, ma sull’accesso alle informazioni sui conti che non sarà più un diritto esclusivo delle banche ma che, con la direttiva Psd2, passa nelle mani dei clienti, i quali avranno la possibilità di consentirlo a chiunque. Va da sé che i soggetti terzi, avendo a disposizione l’informazione sulla situazione finanziaria dei clienti, avranno la possibilità di offrire dei servizi mirati e più economici ai consumatori sfruttando le nuove tecnologie.

[1] Direttiva Ue n. 2015/2366.

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