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Banche, Ue divisa sui crediti a rischio. Più lontana una «bad bank» europea

Le divisioni tra Paesi Ue con ingenti crediti deteriorati nel sistema bancario nazionale e quelli meno coinvolti nel problema hanno frenato le proposte di una soluzione comune per alleggerire gli istituti in difficoltà. Lo si è capito dopo la sessione dei 28 ministri finanziari nell’Ecofin informale a La Valletta (Malta) sui circa mille miliardi di euro dei cosiddetti Npl (prestiti non performanti) stimati nelle banche europee. Il presidente di turno della riunione, il ministro maltese Edward Scicluna, e il vicepresidente lettone della Commissione europea Valdis Dombrovskis hanno chiarito che il problema dei crediti deteriorati va affrontato rapidamente, ma principalmente a livello nazionale.

Rinegoziazione tra privati

Il vicepresidente portoghese della Bce, Vitor Costancio, ha aperto alla rinegoziazione tra la banca e i debitori ai prezzi di mercato superscontati dei Npl (scesi a volte a tra il 20 e il 30% del prestito) su base privata e senza interventi comunitari. L’Ecofin si è impegnato a varare «entro giugno» solo un documento con «linee guida» e proposte di armonizzazione delle procedure per lo smaltimento dei crediti deteriorati. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, conscio che le banche italiane detengono la quota più grossa dei mille miliardi di Npl, era entrato all’Ecofin dichiarandosi favorevole a interventi comuni. «L’Italia si sta già attivando per trovare soluzioni concrete a livello nazionale — ha detto Padoan —. E, se ci sono strumenti europei che possono facilitare questa direzione, sono benvenuti». L’ipotesi di una bad bank europea, avanzata dal presidente dell’Autorità bancaria Ue Andrea Enria, la considerava «uno degli argomenti sul tappeto». Invece le proposte sono state respinte o accantonate almeno fino alle elezioni in Germania, dove molti elettori sono contrari alla condivisione di rischi bancari dei Paesi mediterranei. Padoan, al termine della sessione sugli Npl, non ha voluto commentare i resoconti poco incoraggianti di Scicluna e Dombrovskis sulle distanze tra Paesi con situazioni bancarie e legislazioni sul recupero crediti «diverse».

Estensione dello split payment

La possibilità di rinegoziazione ai livelli di mercato degli Npl, che consentirebbe a molte famiglie di mantenere la casa o a piccole imprese di restare in attività, è considerata percorribile dalla Bce. «Si tratta puramente di una questione tra privati, tra banca e cliente — ha detto Costancio —. Dipende quindi dalla disponibilità della banca a rinegoziare il debito a certe condizioni o no. Molte banche hanno evitato di vendere e aspettano per vedere se gli asset riprendono valore. Quindi, non sono disposte a vendere. Ma non può essere una politica pubblica, bensì un contratto privato tra la banca e il suo cliente, che può andare in quella direzione se entrambe le parti lo desiderano». Padoan, in vista della manovra da presentare a Bruxelles entro aprile, ha avuto il via libera della Commissione per l’estensione dello split payment, che consente allo Stato di versare l’Iva direttamente all’erario quando paga un bene o un servizio (e di evitare una eventuale evasione del venditore). Dal 2015 questa concessione di Bruxelles ha consentito vari miliardi di gettito in più. Nell’Eurogruppo è stato anche annunciato un «passo avanti» per lo sblocco dei nuovi prestiti alla Grecia.


Autore: Ivo Caizzi
Fonte:

Il Corriere della Sera

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