Dalla Redazione

Acquisizione Varde-Guber: “Un eccellente affare anche se sarà il tempo a dirlo”. Intervista a Francesco Guarneri, CEO Guber S.p.A.

Perché avete scelto Varde come socio?

F.G. Perché Varde: a) ha sposato, con entusiasmo e spirito imprenditoriale, il nostro progetto industriale b) Ha accettato di essere un socio paritetico e c) pone al centro del suo interesse lo sviluppo di Guber.  Varde è inoltre portatore di forte competenza in ambito immobiliare distressed soprattutto su operazioni large ticket e questa conoscenza è fortemente complementare alle competenze di Guber.

I 47 milioni per una quota minoritaria del 33% hanno sorpreso anche i più attenti analisti. Quali sono stati gli elementi che hanno consentito una così interessante valutazione dell’azienda?

F.G. Gli analisti, anche quelli “più attenti” vedono le cose da lontano: forse noi siamo più attraenti da vicino…

A parte le battute, credo che Varde abbia fatto un eccellente affare anche se sarà il tempo a dirlo. Guber è un’azienda con circa 50 milioni di patrimonio netto, chiude il 2016 con un utile netto dopo le tasse che supera i 10 milioni, non ha debiti ed ha molta liquidità; ha un processo di gestione degli NPLs supportato da tecnologie avanzate ed ancora, in parte, inespresse che le consentono di moltiplicare la propria capacità “produttiva”. E poi c’è il progetto banca…

Quale sarà il futuro di Guber: servicer, investor o banca?

F.G. Per anni gli investitori per cui abbiamo fatto servicing ci hanno detto quanto era importante e/o preferibile per loro avere un servicer disponibile a coinvestire. Guber banca sarà in grado di fare questo. Spero di aver risposto.

La strada maestra per lo smaltimento delle sofferenze è la cessione degli asset a terzi o intravedete soluzioni alternative/innovative?

F.G. Non credo esista una strada maestra ma tre alternative. Ognuna delle quali ha plus / minus. Le tre alternative sono la gestione interna, esterna e la cessione. La cessione e la gestione esterna sono le scelte che il mercato dimostra di ritenere più trasparenti. La gestione degli NPLs, ancora per qualche anno, è destinata ad essere una delle variabili che più condiziona e condizionerà il risultato di bilancio. Gestire gli NPLs in house consente di controllare più da vicino questa variabile. E’ legittimo che resti un dubbio, al mercato, sulla trasparenza.

Il futuro mercato degli NPL italiani può realmente soddisfare tutti questi investitori? Quali sono i rischi ?

F.G. Il mercato degli NPLs è e rimarrà un “seller’s market”. Credo che Ii rischi per gli investitori saranno un po’ sempre gli stessi e sono riconducibili alla capacità di calibrare buon senso ed appetito. Agli investitori raccomando di appoggiarsi a curve e modelli basati sull’esperienza reale. Lato banche, con tutta la liquidità che c’è sui mercati, è assai probabile che ci sempre la coda fuori dalla bottega del venditore.

Quali sono i rischi per le banche?

F.G. Il rischio per le banche rimane uno solo. Che il mercato (salvo eccezioni che si chiamano “fregature”) nel medio periodo non pagherà un euro in più di ciò che gli NPLs valgono realmente e, aggiungo, con IRR che si allineeranno sempre più a rischi equivalenti. Questo sarà l’inevitabile confronto con la verità che troverà alcune banche ben preparate ed altre meno.

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Press Officer Credit Village Magazine, Antonella è specializzata su temi relativi alla debt collection, alla pubblica amministrazione ed al credit management