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Banche, sul tavolo la proroga delle Gacs

Nel confronto con l’Unione europea sui tanti dossier del credito tornano ancora una volta le Gacs, le garanzie pubbliche sulle cartolarizzazioni delle sofferenze il cui primo giro è destinato a scadere ad agosto. A motivare il confronto sui tempi supplementari, che potrebbero dare altri 18 mesi di vita a questo ombrello pubblico permettendogli di aprirsi fino al febbraio 2019, non sono i problemi ma il successo potenziale dello strumento. Finora a utilizzarlo è stata solo la Popolare di Bari, ma la platea dei possibili pretendenti è ampia quanto il problema dello smaltimento degli Npl nelle banche italiane.

La conferma della discussione sulla nuova proroga arriva dal capo della segreteria tecnica del ministero dell’Economia Fabrizio Pagani, che ne ha parlato a margine di un convegno organizzato dalla Febaf (Federazione banche, assicurazioni e finanza). Proroga che, come sempre quando si parla di qualsiasi forma di intervento o garanzia pubblica, va concordata con Bruxelles.

Dopo le incertezze iniziali, legate anche ai tempi tecnici per la costruzione dell’infrastruttura intorno alla garanzia pubblica, i segnali di interesse da parte del mondo bancario si sono moltiplicati. Da Carige a Mps, dalle ex Popolari venete fino alla Rev, molti degli istituti che stanno affrontando i nodi della cessione dei crediti deteriorati stanno lavorando ai dossier Gacs. Dossier tutt’altro che semplici sul piano tecnico, come mostra la stessa vicenda di Bari: il decreto legge che ha introdotto le Gacs nel nostro Paese è targato 16 febbraio 2016, ma il provvedimento attuativo e la prima operazione sono arrivati ad agosto. Bari ha utilizzato lo strumento all’interno di una cartolarizzazione da 480 milioni di euro, e il vantaggio offerto dalla garanzia pubblica è stimabile intorno ai 50 milioni (si veda Il Sole 24 Ore del 23 febbraio).

Un orizzonte di tre anni, in pratica, permetterebbe quindi di dare alle garanzie pubbliche un orizzonte semi-strutturale, in grado di accompagnare il sistema bancario per il periodo necessario a riportare a livelli fisiologici le sofferenze che si sono accumulate nei conti bancari negli anni della crisi. Il tutto con costi relativi dal punto di vista della finanza pubblica, dal momento che la garanzia può accompagnare solo le tranche senior, cioè le più sicure, degli Npl cartolarizzati.

Ma non si giocano solo in Europa le partite sulle regole per affrontare la questione dei crediti in difficoltà. Una tutta italiana è quella degli strumenti pensati in questi anni per accelerare le controversie sul recupero dei somme incagliate, a partire dal patto marciano che finora non ha mantenuto le promesse della vigilia. Ad accennare al problema era stato nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ipotizzando che la scarsa fortuna della regola introdotta dal decreto banche dle 2016 fosse legata a problemi di concorrenza. In pratica, è il ragionamento, chi si candida a un prestito potrebbe essere più attratto dagli istituti che scelgono di non applicare il patto marciano, con il risultato di frenarne l’utilizzo anche nelle banche che sarebbero più propense.

Sul punto, Pagani conferma l’attenzione del governo e spiega che «stiamo lavorando con Confindustria e Abi per facilitarne l’utilizzo perché pensiamo che con un funzionamento adeguato del patto marciano il valore degli Npl». Un lavoro che entra nelle verifiche a tutto campo su pregi e difetti degli interventi messi in campo in questi mesi, e che servirà a orientare il cantiere del Def prima e della manovra d’autunno poi.


Autore: Gianni Trovati
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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