Dalla Redazione

Npl, il 2017 sarà l’anno di svolta per il mercato italiano?

L’anno appena iniziato mostra grandi potenzialità per una svolta nel mercato dei Non Performing Loans: anche se il 2016 ha registrato un rallentamento, come confermato anche dall’Osservatorio di Credit Village, che monitora costantemente tutte le operazioni di compravendita crediti sia sul mercato primario che secondario, secondo i dati PwC per il 2017 ci si attende un aumento considerevole del volume delle transazioni che potrebbe raggiungere i 50 miliardi di euro.

Per le banche italiane, infatti, la questione dello smaltimento dei crediti in sofferenza resta il fattore chiave per il rilancio. Anche perché la Bce fa pressing e chiede insistentemente agli istituti di credito operazioni importanti per liberarsi, in fretta, del peso dei crediti deteriorati.

Quelle di quest’anno, saranno operazioni che riguarderanno sempre di più portafogli bad loans (sofferenze) ipotecari nonché altre categorie di NPE, Non Performing Exposures, come gli “unlikely to pay” e i “foreborne”, anche per effetto proprio della spinta al deleverage degli NPE promossa dalla nuove linee guida della Bce.

Nei mesi scorsi, il Governo ha messo in atto diverse riforme per affrontare il significativo volume di NPE, tra cui la Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS), cioè la garanzia pubblica sulla tranche senior delle cartolarizzazioni. Uno strumento utile che, però, ha dimostrato tempi di attivazione e procedurali un po’ troppo lunghi. C’è, poi, il sostegno al fondo Atlante 1, utilizzato in gran parte per le ricapitalizzazioni-salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Ciononostante, il ritardo nell’attuazione di queste riforme, le incertezze connesse al referendum costituzionale di dicembre e l’attesa di un potenziale intervento del fondo Atlante hanno comportato un volume di cessioni true sale inferiore a quello previsto.

La vera svolta al nodo degli NPL doveva arrivare dal varo del fondo Atlante 2 che però non è decollato per carenza di sottoscrittori. Secondo l’ultimo report di PwC “The Italian NPL Market”, a giugno 2016, per la prima volta dopo 10 anni, si è registrata una riduzione del volume complessivo di NPE che ha raggiunto quota 331 miliardi di euro, in calo di circa il 3% rispetto a fine 2015. I gross bad loans, ovvero circa il 60% del totale NPE, si sono attestati a 197 miliardi di euro, 3 miliardi in meno rispetto al 2015. Mentre i valori netti sono arrivati a 84 miliardi di euro, 5 in meno rispetto al 2015.

PROSPETTIVE. Ad ottobre 2016, la Banca Popolare di Bari ha chiuso il primo processo di cartolarizzazione italiana sponsorizzata GACS: ha ceduto un portafoglio di NPL di circa 480 milioni di euro, dei quali 304 garantiti da proprietà immobiliari e commerciali. Un’operazione considerata di successo, tanto che altre banche stanno considerando l’uso della GACS nelle loro operazioni di cessione portafogli. Anche per questo, in vista dell’entrata a regime della GACS, e con l’uso della stessa per nuove operazioni oltre a quelle già annunciate, secondo PwC le transazioni del 2017 registreranno un aumento.

Certo è che tutte le banche, anche se in ordine sparso, sono al lavoro sul dossier relativo all’NPE strategy chiesta dalla Bce. Attualmente, pronti ad essere ceduti da parte delle principali banche italiane ci sono 70,4 miliardi di NPL lordi, praticamente oltre il 20% dello stock totale dei crediti deteriorati lordi.

Le sofferenze più importanti sono concentrate nelle principali banche italiane: pesano per il 41% per Unicredit e per il 32% per Intesa. Mps è ovviamente a livelli fuori media, con sofferenze di poco superiori al patrimonio, e a seguire si piazzano Banco Popolare con Bad Loan pari al 69% dell’equity, e Bper al 62%. Bnl ha il 52% di sofferenze e Ubi il 44%. Le banche più virtuose – insieme alle due maggiori – sono Cariparma (25%), Bpm (34%) e Credem (15%).

PROSSIME MOSSE. La prima grande operazione di cessione di quest’anno si è messa in moto. Proprio mentre naufragava il piano di cartolarizzazione di Mps da 28,5 miliardi, UniCredit ha presentato un piano molto aggressivo che consta nella cessione di due portafogli di sofferenze, per un ammontare totale di 17,7 miliardi di euro. Si tratta del progetto Fino che vedrà gli NPL di piazza Gae Aulenti spargersi in diversi veicoli ad hoc e consentirà al mercato di scalare su volumi consistenti. Unicredit, inoltre, punta a vendere anche altro: nel piano 2019 si parla di cessioni per altri 5 miliardi.

Ubi dovrebbe presentare le sue linee guida di cessione crediti deteriorati per metà marzo, Intesa e Bper dovrebbero consegnare le proprie indicazioni entro fine marzo. Sul fronte Mps, il fattore NPL sarà uno dei punti chiave del nuovo piano industriale che sarà approvato a inizio marzo in cda e poi presentato a Bruxelles e a Francoforte per ottenere il via libera all’ingresso dello Stato. Si tratta della dismissione, già tentata a fine 2016, dei 28,5 miliardi di sofferenze con l’ingresso del fondo Atlante, ma non si esclude un intervento anche su incagli e scaduti, per un ammontare lordo superiore ai 40 miliardi.

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