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Mps, pronto il maxi-piano sugli Npl e per l’aumento di capitale

In mattinata, a Francoforte, la riunione del supervisory board del Single Supervisory Mechanism della Bce, l’organo della Vigilanza bancaria europea, per valutare il piano proposto da Mps per smaltire lo stock di crediti in sofferenza e la conseguente probabile ricapitalizzazione. Nel pomeriggio, a Siena, la riunione del consiglio di amministrazione della banca per avviare il piano di ristrutturazione tenendo conto delle indicazioni che arriveranno da Bce. Si profila una giornata di svolta per i futuri destini di Mps, costretta ad accelerare i tempi di cessione dello stock di Non performing loans (27,7 miliardi lordi, circa 10 miliardi netti dopo gli accantonamenti)a seguito della richiesta di Bce, diventata pubblica, di smaltire 10 miliardi di sofferenze entro il 2018.

La risposta inviata alla Vigilanza europea da Mps prevede, stando alle indiscrezioni, un maxi-piano di cessione dell’intero portafoglio di Npl attraverso una cartolarizzazione dei 9,7 miliardi di Npl netti. Per questa operazione è in corso una trattativa avanzata, anche se non scontata, con il Fondo Atlante che dovrebbe investire gli 1,7 miliardi rimasti in cassa (dopo i salvataggi di Veneto Banca e Popolare Vicenza) per acquistare la tranche equity/mezzanina della cartolarizzazione. Circa 6 miliardi della newco che rileverà i crediti sarebbero finanziati da JP Morgan con un prestito-ponte di un anno, necessario a dare il tempo per strutturare la tranche senior con lo schema di garanzia Gacs di recente approvato dal Governo.I restanti 2 miliardi, per arrivare 9,7,corrispondono alla perdita che Mps dovrà contabilizzare per cedere i crediti a un valore inferiore a quello contabilizzato attualmente in bilancio.

Questo gap patrimoniale di 2 miliardi, stando alle indiscrezioni, potrebbe ulteriormente salire di altri 1,5-2 miliardi per l’ulteriore pulizia che la banca intenderebbe effettuare sul portafoglio dei crediti “unlikely-to-pay” (inadempienze probabili, che comprendono i “vecchi prestiti incagliati”). Una manovra che farebbe emergere un fabbisogno di capitale compreso tra i 3 e i 4 miliardi, che dovrebbe essere garantito da un consorzio di garanzia guidato da Mediobanca e JP Morgan, da pochi giorni entrati nel pool di advisor di Mps che da anni conta già su Ubs e Citigroup.

La soluzione prospettata alla Bce è puramente di mercato, senza alcun ricorso a forme di garanzia statale per la ricapitalizzazione, come auspicato anche ieri dal Governo secondo fonti di Palazzo Chigi. Ma anche il piano di mercato necessita di alcune deroghe, o almeno di interpretazioni estensive, da parte della vigilanza Bce. Il nodo riguarda il conto che la Vigilanza potrebbe presentare a Mps per la maxi-cessione degli Npl a valori inferiori rispetto a quelli di bilancio. In particolare, come spiegato in dettaglio nell’articolo sotto, la cessione “sottoprezzo” andrebbe a invalidare i modelli di rating interni sul credito erogato. Modelli basati su serie storiche da rivedere anche per l’intero portafoglio di prestiti in bonis. Un’interpretazione rigida di questo schema potrebbe provocare, con l’invaldidazione dei rating interni, un ulteriore deficit di capitale stimato fino a 2 miliardi. Alzando così l’asticella delle esigenze complessive di capitale di Mps a 5-6 miliardi. Livello ostico da trovare sul mercato per una banca che, ai prezzi di ieri, capitalizza appena 940 milioni.


Autore: Alessandro Graziani
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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