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Carige contesta la Bce sugli stress test

Nel mirino l’applicazione di alcuni criteri giudicati eccessivamente penalizzanti nelle prove sotto sforzo
Scontro tra Banca Carige e la Banca Centrale Europea sugli stress test. A quanto risulta al Sole 24Ore, la banca genovese avrebbe contestato a Francoforte la metodologia applicata nell’implementazione dei test e i risultati conseguenti. Esercizi che, come noto, mettono alla prova la tenuta patrimoniale delle maggiori banche europee in due scenari economici ipotetici disegnati dall’Autorità bancaria europea, uno di base e uno avverso.
Nel mirino, ci sarebbe soprattutto l’applicazione sul bilancio di alcuni criteri – come possono essere ad esempio le perdite attese sul portafoglio crediti o le prospettive sulla marginalità – ritenuti eccessivamente penalizzanti, soprattutto nel quadro di uno scenario economico estremo. L’istituto – che non commenta le indiscrezioni – avrebbe dunque contestato le pagelle Bce, che comunque non prevedono un’asticella patrimoniale minima e non saranno comunicate al mercato. E avrebbe manifestato tutte le sue perplessità chiedendo l’applicazione di alcuni correttivi che produrrebbero risultati del tutto differenti rispetto a quelle della Vigilanza.
L’intensa “dialettica” tra Bce e la banca controllata dalla famiglia Malacalza (17,58%) si arricchisce così di un nuovo capitolo. Dopo le schermaglie delle scorse settimane legate alle linee guida del piano industriale, all’ipotetica aggregazione chiesta da Francoforte (e rimandata al mittente) e alle modalità di cessione degli Npl, ora il confronto si sposta sulle prove che stanno mettendo sotto sforzo l’intero sistema bancario europeo.
La divergenza di lettura tra Carige e la Vigilanza in particolare nasce anche dalla natura degli stress test e dall’approccio utilizzato dagli ispettori. Pur accettando uno scambio dialettico con la controparte, Francoforte applica sui bilanci bancari alcuni schemi – i cosiddetti top down models – in maniera tendenzialmente asettica, ignorando le singole condizioni di partenza degli istituti e chiedendo un’armonizzazione secca rispetto a benchmark europei. Non solo. Gli esercizi condotti da Bce sono prove statiche, e non dinamiche, poichè basate su una fotografia contabile scattate a fine 2015. I test dunque non considerano quanto gli istituti hanno fatto per migliorare la solidità patrimoniale o solo messo “in cantiere” – le cosiddette remedial actions – nel corso di quest’anno solare. Un dettaglio, questo, di non poco conto per diverse banche europee, a maggior ragione per una banca come Carige. Che ha appena varato un business plan al 2020 che comprende diverse misure per dare slancio all’attività, tra cui la dismissione di una parte del portafoglio di non performing loans – tema cruciale che pesa fortemente nei calcoli degli stress test – per circa 1,8 miliardi, di cui 900 milioni entro la fine del 2016 e altri 900 nella seconda metà del 2017.
L’istituto diretto da Guido Bastianini peraltro ha anche chiesto un abbassamento della soglia dei requisiti di capitale Srep. Non va dimenticato che sui requisiti minimi pesa un add-on del 4,25% sul Cet 1 ratio legato proprio alla questione delle sofferenze. La cessione degli Npl dovrebbe dunque aiutare a ridurre le soglie di capitale. Ma un esito negativo delle prove da stress sarebbe paradossalmente contrastante con questo obiettivo: benchè destinati a rimanere “coperti” in termini di comunicazione al mercato, gli esiti degli stress test condotti da Bce su una decina di banche italiane (solo quelli di Intesa, UniCredit, Ubi, Banco Popolare e Mps e altre 48 banche saranno divulgati il 29 luglio) sono rilevanti perchè concorrono a definire le guidance di capitale che emergeranno dagli Srep del 2016, attesi per la fine dell’anno. È evidente dunque che un esito “critico” dei test non aiuterebbe. D’altra parte un approccio dialettico delle banche nell’ambito Srep può aiutare a ridurre le richieste Bce in vista di fine anno. Carige nelle scorse settimane ha ribadito che non sarà necessario un nuovo aumento di capitale dopo quello dell’anno scorso sull’assunzione che la Bce abbassi i requisiti Srep oggi all’11,25%.
L’avvento dell’Ssm a partire da novembre 2014 ha modificato abitudini e prassi regolamentari che erano “rodati” ai tempi della Vigilanza nazionale, anche in termini di ricorsi.Resta da capire ora se, a fronte delle contestazioni, vi siano margini per una revisione dei risultati. O?quanto meno per un alleggerimento delle richieste in vista dello Srep.


Autore: Luca Davi
Fonte:

Il Sole 24 ore

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