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Il Coworking passa di moda, si fa largo il Coliving: nuova frontiera del mercato immobiliare?

Il coworking, il raduno sociale di un gruppo di persone che lavorano insieme, condividendo un ambiente, pur svolgendo mansioni indipendenti, è ormai  passato di moda e oggi pare emergere sempre più il coliving.  Ecco di cosa si tratta.

Negli hub di innovazione mondiali, luoghi in cui le risorse si concentrano, in cui tutto si velocizza e si facilita, in cui i mezzi si moltiplicano, le idee si confrontano  ed in cui si entra in rete con gli altri,  infatti, i coworking stanno lasciando il posto ai coliving.

Si tratta di spazi ad hoc che non solo soddisfano le esigenze di utilizzo di un desk o di un ufficio, di sale riunioni ed una connessione internet a banda larga, ma che forniscono ai soci anche lo spazio in cui vivere e socializzare al di fuori del canonico orario “9-17″.

Cosa sta portando verso il successo del co-living anche in Italia?

La ricerca di uno stile di vita lavorativo più bilanciato, l’eccessivo aumento dei costi dell’ affitto di un locale in cui esercitare in autonomia, una maggiore propensione all’utilizzo rispetto alla proprietà, questi sono alcuni dei motivi che stanno facendo aumentare la richiesta di questa nuova esperienza di vita condivisa, a metà tra campus studenteschi ed hotel.  Da Londra a New York se ne contano molti. Il trend del coliving è iniziato negli USA nell’autunno  del 2015.  Alcune startup come Pure House e Common sono state le prime ad entrare in un mercato popolato da under 35, alla ricerca della condivisione e della convenienza, senza riuscire a trovare la qualità adeguata. “Non abbiamo ospitato solo nomadi digitali e freelancer, ma anche persone con lavori standard nella city” afferma Brad Hargreaves, founder di Common, in un’intervista per Dezeen “Quello che vediamo è un maggior desiderio di esperienze, piuttosto che l’acquisto di una casa di proprietà.” continua Brad. Dello stesso parere Ryan Fix di Pure House “Quello che sta trainando il coliving ed il movimento di condivisione dello spazio abitativo è il desiderio dei giovani professionisti di vivere in una community con altri creativi e innovatori, in un mondo fatto di condivisioni e di collaborazioni, senza frontiere di spazio e tempo“. L’idea, spinta dalla diffusione dei coworking, dalle carriere globali, dallo spostamento in avanti del momento in cui si pensa a costruirsi una famiglia e la cancellazione delle barriere fra mondo digitale e mondo fisico, oltre a quelle personali e professionali, sono le ragioni per le quali le persone sono anche disposte a pagare una tariffa mensile al fine di avere accedere a sistemazioni abitative all inclusive e ad una serie di servizi aggiuntivi, come la lavanderia gratuita, il concierge, la connessione wi-fi e alcune consumazioni.

Gli Stati Uniti hanno dato il  via a quello che pare essere ormai divenuto un trend mondiale. A Londra, ad esempio, The Collective sta costruendo un grattacielo di 30 piani con 223 appartamenti in coliving che, come per un club privato, includerà anche una serie di spazi ed attività per il tempo libero come un teatro, una biblioteca, un giardino, una spa, un ristorante ed una palestra e che sarà disponibile da maggio 2016. E non è l’unica. In un mondo in cui dovremo sentirci liberi di lavorare ovunque, in cui si stima che entro il 2020 la metà dei lavoratori sarà freelance, sembra proprio che la collaborazione e la flessibilità saranno l’arma vincente delle idee innovative del domani. Sarà questa la nuova frontiera verso cui dovrà andare anche il mercato immobiliare italiano per ‘tenere il passo ’ e rispondere alle esigenze dei giovani lavoratori?


Autore: Erica Venditti
Fonte:

Credit Village

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