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Prestiti che riducono le sofferenze

I crediti, 10-25mila euro, sembrano poca cosa in giornate in cui si punta alla ripresa dell’economia e si auspicano maggiori grandi prestiti. E si cerca di medicare le ferite per i crediti (quelli sì grandi) che non sono rientrati e hanno creato quella massa di 200 miliardi di sofferenze bancarie e altri 150 miliardi che rischiano di passare ai legali.


Quello che appare piccolo può essere molto grande per una famiglia, una partita Iva, un’impresa di pochi familiari, contesti di difficoltà a tirare avanti. Il microcredito è una forma di fiducia “ad personam” che punta sulla voglia di migliorare le proprie condizioni, uscire dall’emergenza e trovare un equilibrio economico e di fiducia nel futuro. Sostegno e piccola imprenditorialità sono i due binari dove corre un’attività bancaria non minore per finalità e neanche poi così piccola. I numeri indicano uno sviluppo delle richieste, delle erogazioni e degli operatori. Cresce soprattutto (vedi grafico in pagina) la parte più legata all’avvio e allo sviluppo delle mini attività imprenditoriali. Sono importi da 25mila euro ( con qualche possibilità di estensione), erogati entro 90 giorni in un’unica soluzione, con tempi di restituzione di cinque anni e rate mensili. Disponibile per società o professionisti attivi da non più di cinque anni, massimo dieci dipendenti se società di persone, Srl o cooperative.
Ricavi, indebitamento e attivo patrimoniale debbono rispondere a caratteristiche definite. E sono attività che necessitano di monitoraggio e formazione da parte dei finanziatori, più compagni di strada che controllori del finanziamento. Si potrà creare grande occupazione con il seme del microcredito?
Nell’immediato i numeri (vedi in pagina) sembrano scarsi, l’azienda che nasce sulla base della fiducia può trovare corpo in altri contesti e dare frutti molti anni dopo. con questa filosofia di fondo in Paesi poveri si sono create realtà e anche una cultura positiva.
Serve, eccome, la quota di prestiti personali che lavora sui 10mila euro. In questo caso stiamo parlando di soggetti che con un termine un po’ freddo vengono definiti “non bancabili”, quindi senza garanzie a monte. lavorare per l’inclusione, italiani compresi, presuppone un sistema di garanzie (vedi intervista in pagina), una selezione delle richieste con personale qualificato e una lettura della realtà con occhiali differenti.
Ma è pur sempre un’attività bancaria che partecipa al più generale sforzo di rilancio della produzione e dell’occupazione, dedicando semmai più attenzione al contenimento degli effetti negativi della crisi.
«In Italia – dice Marco Tarantola, vice direttore generale di Bnl e responsabile della divisione retail e private della banca – l’iniziativa privata è una componente fondamentale del tessuto economico e produttivo nazionale, è parte di quell’ “economia reale” che, secondo diversi dati e trend economici, mostra segnali positivi e di ripresa. Segnali di fiducia, appunto. È compito di una banca nazionale come Bnl saper cogliere questi segnali, puntando ad affiancare quelle progettualità di qualità che presentino caratteristiche di innovatività e sostenibilità e che permettano ad un neo-imprenditore di consolidare la sua attività e di crescere, magari anche all’estero».
Tarantola completa il percorso formativo con la Giornata della Fiducia (vedi pagina seguente) che è l’ultima di una serie di iniziative nelle quali la Banca è impegnata sui territori, per fare cultura su temi come risparmio, investimenti, credito. «Siamo la Banca che nel 2008 ha lanciato l’iniziativa EduCare per fare educazione economico-finanziaria – ricorda Tarantola – e per aiutare privati, famiglie, imprenditori a realizzare scelte di risparmio ed investimento in modo responsabile e consapevole».
La banca italiana del gruppo Bnp Paribas è fra le più attive nell’attività di microcredito, dove operano numerosi altri istituti (vedi sotto e nella pagina seguente), con il supporto della garanzia pubblica. Un modo aggiuntivo, non alternativo, al fare banca tradizionale che non è filantropia o destinazione a fondo perduto.
All’interno c’è proprio la “non rassegnazione” e la voglia di recuperare tutte le capacità personali e stimolare quelle professionali.


Autore: Paolo Zucca
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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