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«Troppa confusione su bad bank e sofferenze»

A metà di una giornata di passione sul mercato azionario che vede ancora una volta nella polvere i titoli bancari, tutti i banchieri ieri presenti alla riunione dell’esecutivo dell’Abi hanno voglia di parlare. Dietro le quinte staglia la questione dei matrimoni bancari, necessari (vedi difficoltà di Mps) ma complicati da realizzare, quando ogni azienda di credito deve preoccuparsi anzitutto di gestire il proprio fardello di sofferenze e poi di convivere con l’era del “bail in” e dunque non brilla per istinti da cavaliere bianco. Ma, in pubblico, c’è la necessità di far chiarezza sullo stato di salute del sistema creditizio italiano, che era e resta sostanzialmente solido. Spiega Tad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina: «Non sono preoccupato, penso che questa sia una situazione determinata da una carenza di informazioni e da una grande confusione sui mercati in merito ai valori effettivi delle sofferenze delle banche italiane». Le tensioni specifiche sui mercati sono del tutto ingiustificate: «Oggi dice Messina- c’è una grossa enfasi sui valori lordi delle sofferenze, che è quello su cui si stanno comunicando i grandi numeri, 200 miliardi di euro; in realtà, al netto delle coperture già realizzate, i valori delle sofferenze sono inferiori a 9O miliardi nel nostro sistema, e se consideriamo anche i beni a garanzia, i collaterali, il valore a rischio diventa prossimo a zero». E si tratta di una valutazione ricavabile anche dal confronto internazionale: «In Italia non esiste un problema significativo di rischio collegato con le sofferenze :se confrontiamo il nostro sistema con i sistemi francese e tedesco, al netto di accantonamenti e valori a garanzia, la nostra posizione relativa è addirittura migliore. Mi sembra un caso che, se le informazioni verranno date correttamente, verrà assolutamente riassorbito». « Il sistema italiano è solido e gestirà questa crisi» ha affermato anche Tad di Unicredit Federico Ghizzoni. Che ha anche aggiunto come non ci sia «nessun segnale di ritiro dei depositi da Unicredit, depositi che anzi stanno crescendo». Ghizzoni ieri si è recato al Mef nell’ambito degli incontri periodici del ministero con i vertici delle banche e ha precisato che «non ci sono sollecitazioni da parte del governo per intervenire su Mps». Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli è netto: «Le chiavi dell’instabilità sono molte e le autorità competenti, credo anche giudiziarie, avranno molto lavoro da fare. Perché negli ultimi giorni non ci sono novità così forti che possano essere motivo di questa volatilità così elevata». In primo luogo, sottolinea, non è in atto alcuna fuga dei depositi, come qualcuno ha sostenuto dopo le tensioni generate dal decreto di risoluzione emanato a novembre per le 4 banche locali. «Non conosciamo i flussi di ciascuna banca-ha sottolineato-ma i nostri indicatori totali danno un aumento dei depositi anche a dicembre, nonostante il pagamento delle imposte». Quanto alla bad bank, secondo il presidente dell’Abi è indispensabile chiudere al più presto l’interlocuzione con Bruxelles: «È necessario- ha spiegato-concludere al più presto i negoziati che si stanno trascinando da molti mesi. Apprezziamo gli sforzi del governo ma una così lunga trattativa è alla base, insieme ad altri fattori, della fase di incertezza sui mercati». Per questo, ha aggiunto «speriamo in una conclusione al più presto, perché una conclusione di qualsiasi genere sarebbe meglio di un’incertezza prolungata per altri mesi. Speriamo ci sia una conclusione, auspicabilmente positiva, ma meglio poco che niente». È necessario, ha concluso, «dare certezza al mercato e a chi sta nelle banche, perché non sa se cedere quote di portafoglio. Si chiudano in una stanza e vadano avanti finché non si trova una soluzione, i mercati lo impongono». Anche per il presidente della Bnl e della Febaf, Luigi Abete, una parte dell’instabilità dei mercati finanziari è dovuta al dibattito confuso sulla bad bank, ma non c’è da temere per il sistema finanziario perché gli istituti di credito sono in sicurezza «Tutto il dibattito sulla bad bank sta avendo un valore eccessivo e si ribalta in un messaggio negativo sulla struttura delle banche-ha osservato ieri- .Ma il tema non è mettere in sicurezza le banche, che sono già in sicurezza perché ci sono accantonamenti adeguati. “Non c’è nessuna preoccupazione”. «Il discorso del governo sulla bad bank- ha dichiarato – non è per le banche ma per l’economia, per aumentare il credito»


Autore: Rossella Bocciarelli
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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