Intervista a Daniele Fiorelli, Managing Partner di L&CM Società tra Avvocati e a Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence
La compliance antiriciclaggio rappresenta per le società di recupero crediti e gli studi professionali un’attività sempre più articolata, che richiede competenze, aggiornamento e un’attenta gestione documentale. Da quali esigenze concrete nasce AML Guardian e quali criticità avete voluto affrontare attraverso questa piattaforma?
Daniele Fiorelli: AML Guardian nasce dall’osservazione di un cambiamento profondo che ha interessato negli ultimi anni la compliance antiriciclaggio.
Molti operatori tendono ancora ad associare la normativa AML a una serie di adempimenti formali, ma la realtà è diversa. L’evoluzione del quadro normativo ha progressivamente sostituito una logica prescrittiva con un approccio basato sul rischio, affidando ai soggetti obbligati una responsabilità sempre maggiore nell’analisi delle proprie esposizioni, nella scelta delle misure di mitigazione e nella capacità di dimostrare le ragioni delle decisioni adottate.
Si tratta di un’evoluzione certamente positiva, perché consente di adattare i presidi ai rischi effettivi, ma comporta anche quello che mi piace definire il “costo nascosto della compliance”. Non mi riferisco ai soli costi economici, bensì all’impegno organizzativo necessario per raccogliere informazioni, effettuare valutazioni coerenti, documentare le scelte, conservare le evidenze e dimostrare nel tempo la correttezza del proprio operato.
Per molte società di recupero crediti e per numerosi studi professionali questa attività rischia di assorbire una quantità crescente di tempo e risorse, sottraendole al core business. La vera criticità non è quindi soltanto rispettare un obbligo normativo, ma farlo in modo sostenibile, coerente e difendibile nel tempo.
AML Guardian nasce proprio da questa riflessione: l’idea di aiutare gli operatori a gestire la crescente complessità della compliance senza trasformarla in un peso amministrativo sempre più difficile da governare. È stata questa esigenza concreta a guidare la nostra visione e lo sviluppo dell’intero progetto.
AML Guardian si propone di accompagnare gli operatori lungo l’intero processo antiriciclaggio, dalla valutazione del rischio alla conservazione documentale. In che modo la digitalizzazione può semplificare questi adempimenti senza ridurre il livello di controllo e di responsabilità richiesto dalla normativa?
Daniele Fiorelli: A mio avviso è importante chiarire un aspetto: la digitalizzazione non deve essere vista come un modo per semplificare la compliance riducendo i controlli, ma come uno strumento per renderli più efficaci, coerenti e sostenibili.
L’approccio basato sul rischio richiede agli operatori di assumere decisioni motivate e documentabili. Il problema è che, nella pratica quotidiana, molte attività vengono ancora gestite attraverso documenti separati, archivi differenti, ricerche manuali e processi che coinvolgono diversi fornitori. Questo aumenta il rischio di errori, duplicazioni e inefficienze.
AML Guardian è stato progettato proprio per superare questa frammentazione, accompagnando l’operatore lungo l’intero ciclo della compliance antiriciclaggio in un ambiente unico e integrato. L’obiettivo non è automatizzare il giudizio professionale, che rimane sempre in capo al soggetto obbligato, ma fornire tutti gli strumenti necessari affinché quel giudizio possa essere espresso sulla base di informazioni complete, aggiornate e facilmente tracciabili.
In questa logica assume particolare rilevanza la partnership con Business Defence. Uno degli aspetti più complessi della compliance è infatti reperire e verificare le informazioni necessarie per una corretta conoscenza del cliente e per le attività di valutazione del rischio. Grazie all’integrazione con Business Defence, gli utenti possono richiedere direttamente dalla piattaforma visure, report informativi e servizi di adverse media check, senza interrompere il processo operativo e senza dover accedere a sistemi esterni.
Questo consente di trasformare dati e informazioni in un patrimonio immediatamente utilizzabile all’interno del processo di compliance, con evidenti vantaggi in termini di efficienza, completezza delle verifiche e tracciabilità delle attività svolte.
In definitiva, credo che il vero valore della digitalizzazione non sia quello di fare le stesse cose più velocemente, ma di consentire agli operatori di dedicare più tempo alle valutazioni che contano e meno alle attività ripetitive e amministrative. È questa la filosofia che ha guidato lo sviluppo di AML Guardian e che continua a orientarne l’evoluzione.
Uno degli aspetti centrali della piattaforma è l’allineamento alla normativa antiriciclaggio e alle Regole Tecniche applicabili ai diversi soggetti obbligati. Quali sono le funzionalità che, a suo avviso, possono fare maggiormente la differenza nella gestione quotidiana del rischio di non conformità?
Daniele Fiorelli: Se dovessi individuare gli aspetti che oggi fanno realmente la differenza nella gestione del rischio di non conformità, ne evidenzierei due: la capacità di dimostrare le scelte effettuate e la capacità di diffondere una reale cultura della compliance all’interno dell’organizzazione.
Per questo motivo AML Guardian non è stato concepito come un semplice strumento per gestire documenti o compilare adempimenti, ma come una piattaforma orientata all’accountability.
L’evoluzione della normativa antiriciclaggio ha infatti attribuito ai soggetti obbligati una crescente autonomia decisionale attraverso l’approccio basato sul rischio. Questo significa che non è sufficiente adottare determinate misure; occorre anche poter dimostrare perché sono state adottate, quali informazioni sono state considerate e quali valutazioni hanno condotto alla decisione finale.
La piattaforma supporta questo processo attraverso la tracciabilità delle attività, la conservazione delle evidenze e la strutturazione dei percorsi decisionali, consentendo agli operatori di ricostruire nel tempo il processo che ha portato a una determinata scelta. Ritengo che questo sia uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di contestazioni e rafforzare la conformità sostanziale, oltre che formale.
Il secondo elemento che considero fondamentale è la formazione. Nessuna tecnologia può essere realmente efficace se le persone che la utilizzano non comprendono i rischi che sono chiamate a presidiare.
Per questo AML Guardian integra specifici moduli formativi destinati a tutti i soggetti coinvolti nel processo antiriciclaggio. I percorsi sono accompagnati da test di valutazione iniziali e finali che consentono non solo di erogare la formazione, ma anche di misurarne concretamente l’efficacia e il livello di apprendimento raggiunto.
Credo che questo sia un passaggio essenziale. In molte organizzazioni la formazione viene percepita come un mero adempimento. Noi abbiamo voluto trasformarla in uno strumento di gestione del rischio, perché una struttura consapevole e adeguatamente preparata rappresenta il primo e più importante presidio di conformità.
In definitiva, se dovessi sintetizzare il valore distintivo di AML Guardian, direi che non si limita ad aiutare gli operatori a fare compliance, ma li aiuta a dimostrare la qualità delle decisioni adottate e a costruire nel tempo una cultura della conformità realmente diffusa all’interno dell’organizzazione.
L’adeguata verifica della clientela richiede una conoscenza sempre più approfondita del soggetto esaminato. In un contesto caratterizzato da una crescente disponibilità di dati, quali sono le principali difficoltà che società di recupero crediti e professionisti incontrano nel reperire informazioni realmente attendibili? E quale valore aggiunto può offrire un info provider specializzato nella loro verifica, integrazione e correlazione?
Paola Marinacci: La crescente disponibilità di dati non coincide necessariamente con una maggiore conoscenza del cliente. La vera difficoltà, oggi, non consiste soltanto nel reperire informazioni, ma nel verificarne l’attendibilità, comprenderne la rilevanza e ricostruire le relazioni che possono incidere sul profilo di rischio.
Le fonti pubbliche rappresentano un punto di partenza imprescindibile, ma non sempre sono sufficienti a restituire un quadro completo, soprattutto in presenza di strutture societarie articolate, partecipazioni indirette o collegamenti tra soggetti che non emergono immediatamente dalle informazioni disponibili.
È proprio in questo contesto che si esprime il valore di un info provider specializzato come BD Business Defence: non ci limitiamo ad aggregare dati, ma svolgiamo attività di ricerca, verifica e approfondimento, integrando informazioni provenienti da fonti differenti e correlandole tra loro.
L’obiettivo è restituire un quadro conoscitivo attendibile e contestualizzato, che consenta al soggetto obbligato di disporre di elementi concreti sui quali fondare le proprie valutazioni.
Perché conoscere un soggetto non significa soltanto sapere quali informazioni esistono sul suo conto, ma comprenderne l’effettivo significato e la rilevanza.
Nell’ambito delle verifiche antiriciclaggio, un’informazione inesatta, non aggiornata o erroneamente attribuita a un soggetto può compromettere la corretta valutazione del rischio. Pensiamo, ad esempio, ai falsi positivi generati dai sistemi di screening o alla difficoltà di ricostruire strutture societarie complesse. Quanto è importante andare oltre il dato formale attraverso approfondimenti informativi qualificati e quali conseguenze può avere una verifica superficiale?
Paola Marinacci: È un aspetto fondamentale, perché una valutazione del rischio può risultare compromessa non soltanto dall’assenza di informazioni, ma anche dalla loro errata attribuzione o interpretazione.
Pensiamo ai sistemi di screening AML: una corrispondenza anagrafica con un soggetto presente in una lista sanzionatoria, identificato come PEP o associato a notizie negative non significa necessariamente che si tratti della stessa persona.
Senza un’adeguata attività di riscontro si rischia di generare falsi positivi, attribuendo a un soggetto criticità che non lo riguardano. Le conseguenze possono essere significative: classificazioni di rischio ingiustificatamente elevate, verifiche rafforzate non necessarie, rallentamenti operativi e possibili ripercussioni reputazionali.
Ma esiste anche il problema opposto: informazioni incomplete o collegamenti societari non adeguatamente ricostruiti possono impedire di individuare situazioni di rischio effettive.
È qui che l’approfondimento specialistico assume un ruolo determinante. Verificare l’identità dei soggetti, ricostruire le relazioni, confrontare fonti differenti e contestualizzare le evidenze consente di distinguere le anomalie apparenti da quelle concretamente rilevanti.
Una due diligence AML efficace non è quella che produce il maggior numero di segnalazioni, ma quella che consente di verificarne la fondatezza e di fornire elementi attendibili per una corretta valutazione del rischio.
L’integrazione dei servizi di BD Business Defence nella piattaforma AML Guardian mette a disposizione degli operatori strumenti informativi a supporto dei processi di adeguata verifica. In che modo la combinazione tra tecnologia e approfondimento specialistico può contribuire a rendere le verifiche più efficaci, supportando decisioni consapevoli, proporzionate e documentabili?
Paola Marinacci: La vera efficacia dei processi AML deriva dalla complementarità tra tecnologia, qualità delle informazioni e competenze specialistiche.
Le piattaforme digitali consentono di strutturare i processi, organizzare le attività, gestire le scadenze e garantire la tracciabilità delle verifiche. Tuttavia, l’efficacia di questi strumenti dipende anche dalla qualità e dall’attendibilità del patrimonio informativo sul quale si fondano le valutazioni.
L’integrazione tra AML Guardian e i servizi di BD Business Defence nasce proprio da questa complementarità: da un lato, una piattaforma che accompagna il soggetto obbligato nella gestione dei propri adempimenti; dall’altro, un info provider specializzato che mette a disposizione informazioni qualificate e approfondimenti utili a ricostruire il profilo del soggetto esaminato.
Il valore aggiunto non consiste quindi soltanto nella possibilità di accedere a più servizi attraverso un unico ambiente digitale, ma nella capacità di collegare l’acquisizione delle informazioni al processo di adeguata verifica, favorendo valutazioni più consapevoli e documentabili.
La tecnologia organizza e rende tracciabile il processo; l’informazione qualificata contribuisce a renderne affidabili i presupposti conoscitivi.
La responsabilità della valutazione finale resta naturalmente in capo al soggetto obbligato, che può però contare su un patrimonio informativo più completo e attendibile per orientare le proprie decisioni.
Guardando all’evoluzione della normativa e alla crescente digitalizzazione dei processi, come immaginate il futuro della compliance antiriciclaggio e quale ruolo potrà avere AML Guardian in questo percorso?
Paola Marinacci: Ritengo che il futuro della compliance antiriciclaggio sarà sempre più caratterizzato dalla necessità di integrare competenze differenti all’interno di processi strutturati, dinamici e verificabili.
L’evoluzione normativa e la crescente complessità delle relazioni economiche richiedono una conoscenza del cliente che non può più essere considerata statica né limitata alla fase iniziale del rapporto.
Assetti proprietari, titolarità effettiva, collegamenti societari ed elementi reputazionali possono modificarsi nel tempo, rendendo necessario un aggiornamento continuo e proporzionato delle informazioni.
La sfida non sarà soltanto disporre di strumenti capaci di intercettare questi cambiamenti, ma anche verificarne l’effettiva rilevanza rispetto al profilo del soggetto.
In questo scenario, ritengo che il valore dell’info provider specializzato sarà sempre più legato alla capacità di trasformare dati frammentati in informazioni verificate, correlate e concretamente utilizzabili.
Soluzioni integrate come AML Guardian possono rappresentare un’importante evoluzione, perché consentono di mettere in relazione la gestione strutturata degli adempimenti con l’accesso a informazioni qualificate.
Il futuro della compliance AML non dipenderà soltanto dalla quantità di dati disponibili o dal livello di automazione dei processi, ma dalla capacità di coniugare tecnologia, competenza e qualità delle informazioni per assumere decisioni realmente consapevoli.
Daniele Fiorelli: Credo che il futuro della compliance antiriciclaggio sarà caratterizzato da una crescente responsabilizzazione dei soggetti obbligati e da un progressivo ampliamento della platea dei destinatari della normativa.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione importante: l’obiettivo del legislatore non è più soltanto imporre regole uniformi, ma chiedere alle organizzazioni di conoscere i propri rischi, adottare misure proporzionate e dimostrare nel tempo l’efficacia dei controlli implementati. Questo significa che il tema dell’accountability diventerà sempre più centrale.
Parallelamente, osserviamo un’estensione progressiva degli obblighi a categorie professionali e imprenditoriali che, diversamente da banche, assicurazioni e intermediari finanziari, spesso non dispongono di strutture dedicate alla compliance, di funzioni organizzative specializzate o di importanti budget da destinare agli adempimenti normativi.
È proprio in questi settori che vediamo una delle principali sfide dei prossimi anni. La normativa richiederà livelli di presidio sempre più elevati, ma molte organizzazioni avranno bisogno di strumenti che consentano di raggiungere tali obiettivi in modo semplice, sostenibile e proporzionato alle proprie dimensioni e caratteristiche operative.
Per questo motivo immaginiamo un’evoluzione di AML Guardian sempre più orientata alla specializzazione. La nostra visione non è quella di proporre un’unica soluzione indistinta per tutti, ma di sviluppare ambienti e percorsi dedicati ai diversi soggetti obbligati, costruiti sulle rispettive peculiarità normative e operative.
Un professionista, una società di recupero crediti, un operatore del comparto immobiliare o un altro soggetto destinatario della disciplina antiriciclaggio si trovano ad affrontare rischi, processi e obblighi differenti. Pur condividendo gli stessi principi normativi, hanno bisogno di strumenti e percorsi di compliance calibrati sulla loro realtà.
In questo scenario AML Guardian intende assumere il ruolo di piattaforma di riferimento per una compliance sempre più accessibile, documentata e sostenibile, mettendo a disposizione non soltanto strumenti operativi ma anche contenuti formativi, informazioni qualificate e servizi integrati, affinché anche le organizzazioni meno strutturate possano adottare un approccio efficace alla gestione del rischio e agli obblighi di conformità.
In definitiva, credo che il futuro della compliance non sarà caratterizzato da un aumento degli adempimenti fini a sé stessi, ma dalla capacità di trasformare obblighi complessi in processi semplici, tracciabili e realmente governabili. È in questa direzione che stiamo investendo e che immaginiamo l’evoluzione di AML Guardian nei prossimi anni.
Articolo pubbliredazionale
Intervista a Daniele Fiorelli, Managing Partner di L&CM Società tra Avvocati e a Paola Marinacci, Amministratore Delegato di BD Business Defence
La compliance antiriciclaggio rappresenta per le società di recupero crediti e gli studi professionali un’attività sempre più articolata, che richiede competenze, aggiornamento e un’attenta gestione documentale. Da quali esigenze concrete nasce AML Guardian e quali criticità avete voluto affrontare attraverso questa piattaforma?
Daniele Fiorelli: AML Guardian nasce dall’osservazione di un cambiamento profondo che ha interessato negli ultimi anni la compliance antiriciclaggio.
Molti operatori tendono ancora ad associare la normativa AML a una serie di adempimenti formali, ma la realtà è diversa. L’evoluzione del quadro normativo ha progressivamente sostituito una logica prescrittiva con un approccio basato sul rischio, affidando ai soggetti obbligati una responsabilità sempre maggiore nell’analisi delle proprie esposizioni, nella scelta delle misure di mitigazione e nella capacità di dimostrare le ragioni delle decisioni adottate.
Si tratta di un’evoluzione certamente positiva, perché consente di adattare i presidi ai rischi effettivi, ma comporta anche quello che mi piace definire il “costo nascosto della compliance”. Non mi riferisco ai soli costi economici, bensì all’impegno organizzativo necessario per raccogliere informazioni, effettuare valutazioni coerenti, documentare le scelte, conservare le evidenze e dimostrare nel tempo la correttezza del proprio operato.
Per molte società di recupero crediti e per numerosi studi professionali questa attività rischia di assorbire una quantità crescente di tempo e risorse, sottraendole al core business. La vera criticità non è quindi soltanto rispettare un obbligo normativo, ma farlo in modo sostenibile, coerente e difendibile nel tempo.
AML Guardian nasce proprio da questa riflessione: l’idea di aiutare gli operatori a gestire la crescente complessità della compliance senza trasformarla in un peso amministrativo sempre più difficile da governare. È stata questa esigenza concreta a guidare la nostra visione e lo sviluppo dell’intero progetto.
AML Guardian si propone di accompagnare gli operatori lungo l’intero processo antiriciclaggio, dalla valutazione del rischio alla conservazione documentale. In che modo la digitalizzazione può semplificare questi adempimenti senza ridurre il livello di controllo e di responsabilità richiesto dalla normativa?
Daniele Fiorelli: A mio avviso è importante chiarire un aspetto: la digitalizzazione non deve essere vista come un modo per semplificare la compliance riducendo i controlli, ma come uno strumento per renderli più efficaci, coerenti e sostenibili.
L’approccio basato sul rischio richiede agli operatori di assumere decisioni motivate e documentabili. Il problema è che, nella pratica quotidiana, molte attività vengono ancora gestite attraverso documenti separati, archivi differenti, ricerche manuali e processi che coinvolgono diversi fornitori. Questo aumenta il rischio di errori, duplicazioni e inefficienze.
AML Guardian è stato progettato proprio per superare questa frammentazione, accompagnando l’operatore lungo l’intero ciclo della compliance antiriciclaggio in un ambiente unico e integrato. L’obiettivo non è automatizzare il giudizio professionale, che rimane sempre in capo al soggetto obbligato, ma fornire tutti gli strumenti necessari affinché quel giudizio possa essere espresso sulla base di informazioni complete, aggiornate e facilmente tracciabili.
In questa logica assume particolare rilevanza la partnership con Business Defence. Uno degli aspetti più complessi della compliance è infatti reperire e verificare le informazioni necessarie per una corretta conoscenza del cliente e per le attività di valutazione del rischio. Grazie all’integrazione con Business Defence, gli utenti possono richiedere direttamente dalla piattaforma visure, report informativi e servizi di adverse media check, senza interrompere il processo operativo e senza dover accedere a sistemi esterni.
Questo consente di trasformare dati e informazioni in un patrimonio immediatamente utilizzabile all’interno del processo di compliance, con evidenti vantaggi in termini di efficienza, completezza delle verifiche e tracciabilità delle attività svolte.
In definitiva, credo che il vero valore della digitalizzazione non sia quello di fare le stesse cose più velocemente, ma di consentire agli operatori di dedicare più tempo alle valutazioni che contano e meno alle attività ripetitive e amministrative. È questa la filosofia che ha guidato lo sviluppo di AML Guardian e che continua a orientarne l’evoluzione.
Uno degli aspetti centrali della piattaforma è l’allineamento alla normativa antiriciclaggio e alle Regole Tecniche applicabili ai diversi soggetti obbligati. Quali sono le funzionalità che, a suo avviso, possono fare maggiormente la differenza nella gestione quotidiana del rischio di non conformità?
Daniele Fiorelli: Se dovessi individuare gli aspetti che oggi fanno realmente la differenza nella gestione del rischio di non conformità, ne evidenzierei due: la capacità di dimostrare le scelte effettuate e la capacità di diffondere una reale cultura della compliance all’interno dell’organizzazione.
Per questo motivo AML Guardian non è stato concepito come un semplice strumento per gestire documenti o compilare adempimenti, ma come una piattaforma orientata all’accountability.
L’evoluzione della normativa antiriciclaggio ha infatti attribuito ai soggetti obbligati una crescente autonomia decisionale attraverso l’approccio basato sul rischio. Questo significa che non è sufficiente adottare determinate misure; occorre anche poter dimostrare perché sono state adottate, quali informazioni sono state considerate e quali valutazioni hanno condotto alla decisione finale.
La piattaforma supporta questo processo attraverso la tracciabilità delle attività, la conservazione delle evidenze e la strutturazione dei percorsi decisionali, consentendo agli operatori di ricostruire nel tempo il processo che ha portato a una determinata scelta. Ritengo che questo sia uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di contestazioni e rafforzare la conformità sostanziale, oltre che formale.
Il secondo elemento che considero fondamentale è la formazione. Nessuna tecnologia può essere realmente efficace se le persone che la utilizzano non comprendono i rischi che sono chiamate a presidiare.
Per questo AML Guardian integra specifici moduli formativi destinati a tutti i soggetti coinvolti nel processo antiriciclaggio. I percorsi sono accompagnati da test di valutazione iniziali e finali che consentono non solo di erogare la formazione, ma anche di misurarne concretamente l’efficacia e il livello di apprendimento raggiunto.
Credo che questo sia un passaggio essenziale. In molte organizzazioni la formazione viene percepita come un mero adempimento. Noi abbiamo voluto trasformarla in uno strumento di gestione del rischio, perché una struttura consapevole e adeguatamente preparata rappresenta il primo e più importante presidio di conformità.
In definitiva, se dovessi sintetizzare il valore distintivo di AML Guardian, direi che non si limita ad aiutare gli operatori a fare compliance, ma li aiuta a dimostrare la qualità delle decisioni adottate e a costruire nel tempo una cultura della conformità realmente diffusa all’interno dell’organizzazione.
L’adeguata verifica della clientela richiede una conoscenza sempre più approfondita del soggetto esaminato. In un contesto caratterizzato da una crescente disponibilità di dati, quali sono le principali difficoltà che società di recupero crediti e professionisti incontrano nel reperire informazioni realmente attendibili? E quale valore aggiunto può offrire un info provider specializzato nella loro verifica, integrazione e correlazione?
Paola Marinacci: La crescente disponibilità di dati non coincide necessariamente con una maggiore conoscenza del cliente. La vera difficoltà, oggi, non consiste soltanto nel reperire informazioni, ma nel verificarne l’attendibilità, comprenderne la rilevanza e ricostruire le relazioni che possono incidere sul profilo di rischio.
Le fonti pubbliche rappresentano un punto di partenza imprescindibile, ma non sempre sono sufficienti a restituire un quadro completo, soprattutto in presenza di strutture societarie articolate, partecipazioni indirette o collegamenti tra soggetti che non emergono immediatamente dalle informazioni disponibili.
È proprio in questo contesto che si esprime il valore di un info provider specializzato come BD Business Defence: non ci limitiamo ad aggregare dati, ma svolgiamo attività di ricerca, verifica e approfondimento, integrando informazioni provenienti da fonti differenti e correlandole tra loro.
L’obiettivo è restituire un quadro conoscitivo attendibile e contestualizzato, che consenta al soggetto obbligato di disporre di elementi concreti sui quali fondare le proprie valutazioni.
Perché conoscere un soggetto non significa soltanto sapere quali informazioni esistono sul suo conto, ma comprenderne l’effettivo significato e la rilevanza.
Nell’ambito delle verifiche antiriciclaggio, un’informazione inesatta, non aggiornata o erroneamente attribuita a un soggetto può compromettere la corretta valutazione del rischio. Pensiamo, ad esempio, ai falsi positivi generati dai sistemi di screening o alla difficoltà di ricostruire strutture societarie complesse. Quanto è importante andare oltre il dato formale attraverso approfondimenti informativi qualificati e quali conseguenze può avere una verifica superficiale?
Paola Marinacci: È un aspetto fondamentale, perché una valutazione del rischio può risultare compromessa non soltanto dall’assenza di informazioni, ma anche dalla loro errata attribuzione o interpretazione.
Pensiamo ai sistemi di screening AML: una corrispondenza anagrafica con un soggetto presente in una lista sanzionatoria, identificato come PEP o associato a notizie negative non significa necessariamente che si tratti della stessa persona.
Senza un’adeguata attività di riscontro si rischia di generare falsi positivi, attribuendo a un soggetto criticità che non lo riguardano. Le conseguenze possono essere significative: classificazioni di rischio ingiustificatamente elevate, verifiche rafforzate non necessarie, rallentamenti operativi e possibili ripercussioni reputazionali.
Ma esiste anche il problema opposto: informazioni incomplete o collegamenti societari non adeguatamente ricostruiti possono impedire di individuare situazioni di rischio effettive.
È qui che l’approfondimento specialistico assume un ruolo determinante. Verificare l’identità dei soggetti, ricostruire le relazioni, confrontare fonti differenti e contestualizzare le evidenze consente di distinguere le anomalie apparenti da quelle concretamente rilevanti.
Una due diligence AML efficace non è quella che produce il maggior numero di segnalazioni, ma quella che consente di verificarne la fondatezza e di fornire elementi attendibili per una corretta valutazione del rischio.
L’integrazione dei servizi di BD Business Defence nella piattaforma AML Guardian mette a disposizione degli operatori strumenti informativi a supporto dei processi di adeguata verifica. In che modo la combinazione tra tecnologia e approfondimento specialistico può contribuire a rendere le verifiche più efficaci, supportando decisioni consapevoli, proporzionate e documentabili?
Paola Marinacci: La vera efficacia dei processi AML deriva dalla complementarità tra tecnologia, qualità delle informazioni e competenze specialistiche.
Le piattaforme digitali consentono di strutturare i processi, organizzare le attività, gestire le scadenze e garantire la tracciabilità delle verifiche. Tuttavia, l’efficacia di questi strumenti dipende anche dalla qualità e dall’attendibilità del patrimonio informativo sul quale si fondano le valutazioni.
L’integrazione tra AML Guardian e i servizi di BD Business Defence nasce proprio da questa complementarità: da un lato, una piattaforma che accompagna il soggetto obbligato nella gestione dei propri adempimenti; dall’altro, un info provider specializzato che mette a disposizione informazioni qualificate e approfondimenti utili a ricostruire il profilo del soggetto esaminato.
Il valore aggiunto non consiste quindi soltanto nella possibilità di accedere a più servizi attraverso un unico ambiente digitale, ma nella capacità di collegare l’acquisizione delle informazioni al processo di adeguata verifica, favorendo valutazioni più consapevoli e documentabili.
La tecnologia organizza e rende tracciabile il processo; l’informazione qualificata contribuisce a renderne affidabili i presupposti conoscitivi.
La responsabilità della valutazione finale resta naturalmente in capo al soggetto obbligato, che può però contare su un patrimonio informativo più completo e attendibile per orientare le proprie decisioni.
Guardando all’evoluzione della normativa e alla crescente digitalizzazione dei processi, come immaginate il futuro della compliance antiriciclaggio e quale ruolo potrà avere AML Guardian in questo percorso?
Paola Marinacci: Ritengo che il futuro della compliance antiriciclaggio sarà sempre più caratterizzato dalla necessità di integrare competenze differenti all’interno di processi strutturati, dinamici e verificabili.
L’evoluzione normativa e la crescente complessità delle relazioni economiche richiedono una conoscenza del cliente che non può più essere considerata statica né limitata alla fase iniziale del rapporto.
Assetti proprietari, titolarità effettiva, collegamenti societari ed elementi reputazionali possono modificarsi nel tempo, rendendo necessario un aggiornamento continuo e proporzionato delle informazioni.
La sfida non sarà soltanto disporre di strumenti capaci di intercettare questi cambiamenti, ma anche verificarne l’effettiva rilevanza rispetto al profilo del soggetto.
In questo scenario, ritengo che il valore dell’info provider specializzato sarà sempre più legato alla capacità di trasformare dati frammentati in informazioni verificate, correlate e concretamente utilizzabili.
Soluzioni integrate come AML Guardian possono rappresentare un’importante evoluzione, perché consentono di mettere in relazione la gestione strutturata degli adempimenti con l’accesso a informazioni qualificate.
Il futuro della compliance AML non dipenderà soltanto dalla quantità di dati disponibili o dal livello di automazione dei processi, ma dalla capacità di coniugare tecnologia, competenza e qualità delle informazioni per assumere decisioni realmente consapevoli.
Daniele Fiorelli: Credo che il futuro della compliance antiriciclaggio sarà caratterizzato da una crescente responsabilizzazione dei soggetti obbligati e da un progressivo ampliamento della platea dei destinatari della normativa.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione importante: l’obiettivo del legislatore non è più soltanto imporre regole uniformi, ma chiedere alle organizzazioni di conoscere i propri rischi, adottare misure proporzionate e dimostrare nel tempo l’efficacia dei controlli implementati. Questo significa che il tema dell’accountability diventerà sempre più centrale.
Parallelamente, osserviamo un’estensione progressiva degli obblighi a categorie professionali e imprenditoriali che, diversamente da banche, assicurazioni e intermediari finanziari, spesso non dispongono di strutture dedicate alla compliance, di funzioni organizzative specializzate o di importanti budget da destinare agli adempimenti normativi.
È proprio in questi settori che vediamo una delle principali sfide dei prossimi anni. La normativa richiederà livelli di presidio sempre più elevati, ma molte organizzazioni avranno bisogno di strumenti che consentano di raggiungere tali obiettivi in modo semplice, sostenibile e proporzionato alle proprie dimensioni e caratteristiche operative.
Per questo motivo immaginiamo un’evoluzione di AML Guardian sempre più orientata alla specializzazione. La nostra visione non è quella di proporre un’unica soluzione indistinta per tutti, ma di sviluppare ambienti e percorsi dedicati ai diversi soggetti obbligati, costruiti sulle rispettive peculiarità normative e operative.
Un professionista, una società di recupero crediti, un operatore del comparto immobiliare o un altro soggetto destinatario della disciplina antiriciclaggio si trovano ad affrontare rischi, processi e obblighi differenti. Pur condividendo gli stessi principi normativi, hanno bisogno di strumenti e percorsi di compliance calibrati sulla loro realtà.
In questo scenario AML Guardian intende assumere il ruolo di piattaforma di riferimento per una compliance sempre più accessibile, documentata e sostenibile, mettendo a disposizione non soltanto strumenti operativi ma anche contenuti formativi, informazioni qualificate e servizi integrati, affinché anche le organizzazioni meno strutturate possano adottare un approccio efficace alla gestione del rischio e agli obblighi di conformità.
In definitiva, credo che il futuro della compliance non sarà caratterizzato da un aumento degli adempimenti fini a sé stessi, ma dalla capacità di trasformare obblighi complessi in processi semplici, tracciabili e realmente governabili. È in questa direzione che stiamo investendo e che immaginiamo l’evoluzione di AML Guardian nei prossimi anni.
Articolo pubbliredazionale