doValue ha approvato il nuovo Piano Industriale 2027-2029, denominato “Ready · Set · Scale”, che segna una nuova fase di sviluppo del Gruppo, puntando sull’espansione delle digital collection, sull’intelligenza artificiale e sull’efficientamento delle attività di servicing dei crediti deteriorati.
Il Piano prevede il raggiungimento di un EBITDA compreso tra 330 e 350 milioni di euro entro il 2029, con un margine fino al 40%, e un free cash flow ricorrente tra 100 e 120 milioni di euro.
Le digital collection rappresenteranno il principale motore di crescita, con un tasso annuo composto atteso di circa il 30%. La strategia prevede il rafforzamento delle relazioni con i clienti esistenti, l’espansione nei Paesi nordici e l’estensione delle competenze di coeo ai mercati del Sud Europa.
Sul fronte del servicing NPE, doValue punta a rafforzare la redditività attraverso una trasformazione del modello operativo basata sull’intelligenza artificiale, sull’automazione dei processi e su una maggiore flessibilità della struttura dei costi. L’obiettivo è migliorare la produttività e ridurre i costi di recupero, preservando al contempo le competenze specialistiche nelle attività più complesse, come le negoziazioni, il contenzioso e la gestione dei crediti garantiti. Le iniziative previste dovrebbero generare efficienze lorde per 65-70 milioni di euro, portando i costi operativi dai 240-250 milioni del 2025 a 205-215 milioni nel 2029. A sostenere la tenuta dei ricavi contribuiranno anche i maggiori tassi di recupero dei portafogli NPL e UTP più recenti, che consentiranno di compensare almeno in parte la progressiva riduzione delle collection sui portafogli legacy, in un contesto caratterizzato da volumi contenuti di nuovi crediti deteriorati.
Particolare attenzione è riservata anche alla remunerazione degli azionisti. Il Consiglio di Amministrazione ha approvato un programma di riacquisto di azioni proprie da 10 milioni di euro, da avviare entro il 2026, mentre la politica di distribuzione prevede dividendi e buyback fino all’80% dell’utile netto, escluse le componenti non ricorrenti. Il Gruppo stima inoltre una disponibilità di almeno 150 milioni di euro per remunerare gli azionisti e/o finanziare acquisizioni mirate.
Contestualmente, doValue ha rivisto le previsioni per il 2026, indicando un EBITDA compreso tra 270 e 290 milioni di euro, rispetto ai circa 300 milioni precedentemente stimati. La revisione riflette principalmente una ripresa più lenta delle attività di recupero in Italia, mentre le digital collection continuano a registrare risultati superiori alle attese.
Il nuovo Piano, presentato l’8 ottobre 2026 in occasione del Capital Markets Day, conferma dunque la volontà di doValue di evolvere verso un modello di credit management sempre più diversificato, digitale e orientato alla generazione sostenibile di cassa.
doValue ha approvato il nuovo Piano Industriale 2027-2029, denominato “Ready · Set · Scale”, che segna una nuova fase di sviluppo del Gruppo, puntando sull’espansione delle digital collection, sull’intelligenza artificiale e sull’efficientamento delle attività di servicing dei crediti deteriorati.
Il Piano prevede il raggiungimento di un EBITDA compreso tra 330 e 350 milioni di euro entro il 2029, con un margine fino al 40%, e un free cash flow ricorrente tra 100 e 120 milioni di euro.
Le digital collection rappresenteranno il principale motore di crescita, con un tasso annuo composto atteso di circa il 30%. La strategia prevede il rafforzamento delle relazioni con i clienti esistenti, l’espansione nei Paesi nordici e l’estensione delle competenze di coeo ai mercati del Sud Europa.
Sul fronte del servicing NPE, doValue punta a rafforzare la redditività attraverso una trasformazione del modello operativo basata sull’intelligenza artificiale, sull’automazione dei processi e su una maggiore flessibilità della struttura dei costi. L’obiettivo è migliorare la produttività e ridurre i costi di recupero, preservando al contempo le competenze specialistiche nelle attività più complesse, come le negoziazioni, il contenzioso e la gestione dei crediti garantiti. Le iniziative previste dovrebbero generare efficienze lorde per 65-70 milioni di euro, portando i costi operativi dai 240-250 milioni del 2025 a 205-215 milioni nel 2029. A sostenere la tenuta dei ricavi contribuiranno anche i maggiori tassi di recupero dei portafogli NPL e UTP più recenti, che consentiranno di compensare almeno in parte la progressiva riduzione delle collection sui portafogli legacy, in un contesto caratterizzato da volumi contenuti di nuovi crediti deteriorati.
Particolare attenzione è riservata anche alla remunerazione degli azionisti. Il Consiglio di Amministrazione ha approvato un programma di riacquisto di azioni proprie da 10 milioni di euro, da avviare entro il 2026, mentre la politica di distribuzione prevede dividendi e buyback fino all’80% dell’utile netto, escluse le componenti non ricorrenti. Il Gruppo stima inoltre una disponibilità di almeno 150 milioni di euro per remunerare gli azionisti e/o finanziare acquisizioni mirate.
Contestualmente, doValue ha rivisto le previsioni per il 2026, indicando un EBITDA compreso tra 270 e 290 milioni di euro, rispetto ai circa 300 milioni precedentemente stimati. La revisione riflette principalmente una ripresa più lenta delle attività di recupero in Italia, mentre le digital collection continuano a registrare risultati superiori alle attese.
Il nuovo Piano, presentato l’8 ottobre 2026 in occasione del Capital Markets Day, conferma dunque la volontà di doValue di evolvere verso un modello di credit management sempre più diversificato, digitale e orientato alla generazione sostenibile di cassa.