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Cartolarizzazione a valenza sociale e sovraindebitamento: verso un modello integrato di gestione dei crediti ipotecari deteriorati

A cura di Alessandra Scerra, Avvocato in Milano

Per anni la gestione dei crediti ipotecari deteriorati è stata affrontata come una questione prevalentemente tecnica, da risolvere attraverso l’impiego di strumenti giuridici consolidati. Oggi è sempre più evidente come tale approccio non sia più sufficiente.

Quando il credito è connesso all’abitazione principale, non si è in presenza di un asset qualsiasi, bensì di un equilibrio particolarmente delicato tra sostenibilità finanziaria, stabilità abitativa e tenuta sociale. È proprio su questo terreno che il modello tradizionale delle esecuzioni immobiliari manifesta i suoi limiti più evidenti.

Tempi procedurali dilatati, esiti incerti, progressiva svalutazione del bene e costi elevati non costituiscono più soltanto inefficienze del sistema, ma incidono direttamente sulla qualità degli esiti. Il risultato è noto: immobili alienati a valori inferiori rispetto a quelli di mercato, livelli di recupero non ottimali per i creditori e, soprattutto, la perdita dell’abitazione per il debitore, con effetti che frequentemente aggravano – anziché risolvere – la situazione di partenza.

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ha segnato un rilevante mutamento di prospettiva, introducendo strumenti che riportano al centro la sostenibilità delle soluzioni e la ricomposizione unitaria della posizione debitoria. Tuttavia, quando il patrimonio del debitore coincide in larga parte con l’abitazione principale, anche il sistema del sovraindebitamento si confronta con un limite strutturale: la difficoltà di conciliare l’esdebitazione con la continuità abitativa.

È in questo spazio che si colloca la cartolarizzazione a valenza sociale.

Non quale alternativa agli strumenti previsti dal Codice della Crisi, bensì quale elemento idoneo a potenziarne l’efficacia applicativa.

L’introduzione dell’art. 7.1 della Legge 130/1999 ha infatti aperto alla possibilità di utilizzare la finanza strutturata non soltanto quale strumento di trasferimento del rischio creditizio, ma quale leva per la gestione attiva del rapporto tra credito e bene sottostante. Si tratta di un passaggio tutt’altro che meramente formale: esso implica il superamento di una logica meramente liquidatoria a favore di una logica di gestione.

Il credito non viene semplicemente dismesso, ma diviene oggetto di una strategia che tiene congiuntamente conto del valore dell’immobile, della sostenibilità economico-finanziaria del debitore e delle aspettative di recupero del creditore.

Se correttamente integrata nell’ambito di una procedura di sovraindebitamento, la cartolarizzazione consente di affrontare in modo coordinato ciò che, nel modello tradizionale, viene gestito in maniera frammentata: da un lato la posizione debitoria, dall’altro il bene. Gli effetti di tale approccio sono significativi.

Si supera la dinamica delle vendite forzate e delle conseguenti svalutazioni; si riducono tempi e incertezza del recupero; si limita il contenzioso; si rendono possibili percorsi di rientro calibrati sulla effettiva capacità economica del debitore.

Vi è tuttavia un ulteriore profilo, spesso sottovalutato: l’impatto sugli altri creditori.

Nel modello liquidatorio, il valore dell’abitazione principale tende ad essere assorbito in via prevalente dal creditore ipotecario, lasciando i creditori chirografari in condizioni di sostanziale incapienza. In un modello integrato, invece, la maggiore efficienza nella gestione del credito e la riduzione dei costi possono liberare risorse idonee a migliorare, quantomeno parzialmente, anche le prospettive di soddisfacimento di questi ultimi.

Il punto, quindi, non è esclusivamente la tutela del debitore o l’ottimizzazione del recupero, ma la costruzione di soluzioni che tengano conto dell’interesse complessivo dei soggetti coinvolti.

Affinché ciò accada, tuttavia, non è sufficiente la mera disponibilità degli strumenti normativi. È necessario un mutamento di approccio da parte degli operatori.

La cartolarizzazione a valenza sociale, pur essendo espressamente prevista dall’ordinamento, risulta ancora limitatamente utilizzata nella prassi applicativa. Ciò non tanto per carenza di potenzialità, quanto per una ridotta conoscenza operativa e per una non sempre adeguata integrazione tra le competenze giuridiche e finanziarie coinvolte.

La formazione degli avvocati e dei gestori della crisi assume, in tale contesto, un ruolo centrale. Comprendere quando e in che modo tali strumenti possano essere impiegati, nonché le modalità della loro integrazione nelle procedure previste dal CCII, rappresenta il discrimine tra una soluzione astrattamente ipotizzabile e una concretamente praticabile.

Parimenti, appare essenziale il rafforzamento del dialogo con l’autorità giudiziaria.

Un modello integrato presuppone infatti un’interazione più strutturata tra i soggetti che elaborano le soluzioni e quelli chiamati a valutarle e omologarle. In assenza di tale confronto, il rischio è che strumenti innovativi rimangano marginali, mentre il sistema continua ad operare secondo schemi tradizionali sempre meno efficienti.

È proprio in questo ambito che si collocano alcune delle esperienze più significative, caratterizzate da momenti di confronto tra magistrati, avvocati, gestori della crisi e operatori finanziari, non con finalità meramente divulgative, ma orientati alla condivisione di modelli operativi e casi concreti.

L’obiettivo è evidente: migliorare la qualità delle soluzioni e ridurre il ricorso alla liquidazione del patrimonio quale esito pressoché automatico delle situazioni di sovraindebitamento.

In questa prospettiva, la cartolarizzazione a valenza sociale e il Codice della Crisi non rappresentano strumenti distinti, ma componenti di un unico modello.

Un modello volto a spostare il baricentro: dalla gestione della crisi quale evento da “definire” alla gestione della crisi quale processo da “governare”.

Con un impatto che trascende le singole posizioni e incide sull’equilibrio complessivo del sistema.

Articolo pubbliredazionale

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