C’è un tema che attraversa trasversalmente tutta la credit industry e che oggi pesa almeno quanto la compliance o gli investimenti tecnologici: la difficoltà nel reperire e far crescere nuove professionalità. Un problema strutturale, non congiunturale, che rischia di diventare uno dei principali colli di bottiglia per lo sviluppo del settore.
Secondo Luca Grimaldi, fondatore di Faktorec, il nodo non è la mancanza di lavoro. «Il lavoro c’è, e ce n’è tanto», spiega. Il problema è che non esistono più percorsi naturali di ingresso e le figure junior faticano ad avvicinarsi a un settore percepito come complesso, provvigionale e poco stabile.
Negli ultimi anni il recupero crediti è diventato un’attività ad alta specializzazione. Antiriciclaggio, privacy, compliance, normativa di settore, gestione dei dati, capacità relazionali dove, oggi, non basta più “saper telefonare”. Servono formazione, tempo, affiancamento.
«Non puoi pensare di inserire una persona e renderla operativa in poche settimane», racconta Grimaldi. «La qualità richiesta oggi è molto più alta rispetto al passato, ma il mercato del lavoro non è strutturato per accompagnare questa complessità». L’ elemento critico sta proprio nella lunghezza e nella fatica del percorso di apprendimento che finiscono spesso per scoraggiare anche quei pochi che decidono di mettersi alla prova. Senza un accompagnamento reale, il rischio è che l’investimento richiesto in termini di tempo, studio e responsabilità venga percepito come eccessivo rispetto alle tutele e alle prospettive offerte.
A complicare c’è anche il tema degli inquadramenti contrattuali. Le formule oggi disponibili nel settore spesso non offrono quella sicurezza economica e progettuale che le nuove generazioni cercano.
Non è una questione di “voglia di lavorare”, ma di sostenibilità. «Un ragazzo oggi ha bisogno di stabilità, di capire dove sta andando. E spesso noi non riusciamo a offrirla nei termini che il mercato richiede».
Il paradosso è evidente: il settore ha bisogno di risorse, ma fatica a intercettarle. Gli annunci attirano soprattutto profili senior, mentre la fascia under 30 resta quasi assente. Un problema che, nel medio periodo, rischia di compromettere il ricambio generazionale e la trasmissione delle competenze.
«Le persone non sono eterne», osserva Grimaldi. «Se non iniziamo a costruire oggi i profili di domani, tra qualche anno il problema sarà ancora più serio». Da qui nasce l’idea di Faktorec di avvicinare il mondo universitario alla credit industry, creando percorsi strutturati di tirocinio e formazione. La collaborazione che Faktorec sta mettendo in piedi con l’Università degli Studi Roma Tre va esattamente in questa direzione: offrire agli studenti la possibilità di applicare concretamente quanto studiato, maturare crediti formativi e conoscere da vicino un settore spesso raccontato solo per stereotipi.
«Perché uno studente di giurisprudenza dovrebbe cercare altri lavori per mantenersi gli studi», si chiede Grimaldi, «quando potrebbe iniziare a mettere le mani su materie che studia la mattina e che il mercato richiede davvero?».
La questione delle professionalità non riguarda una singola azienda, ma l’intera filiera. Senza percorsi di accesso, formazione e accompagnamento, il rischio è quello di un settore sempre più maturo sul piano regolatorio, ma fragile sul piano umano.
E proprio da un contesto così complesso nasce anche la proposta di Luca Grimaldi, lanciata sul palco dello scorso CVDAY, che si è tenuto a Palazzo Mezzanotte nel novembre 2025: “Ci sono criticità evidenti nel mantenere viva una rete esattoriale efficace, prima fra tutte quella del ricambio generazionale. È una figura sempre meno attrattiva per i giovani, eppure resta un asset fondamentale, soprattutto nei cluster più deteriorati come gli NPL.
Per questo credo sia arrivato il momento di fare qualcosa in più, anche a livello associativo: la creazione di un albo specifico di categoria potrebbe dare maggiore tutela agli agenti sul territorio e restituire credibilità a un comparto che svolge un ruolo centrale nella filiera del credito”.
Articolo pubbliredazionale
C’è un tema che attraversa trasversalmente tutta la credit industry e che oggi pesa almeno quanto la compliance o gli investimenti tecnologici: la difficoltà nel reperire e far crescere nuove professionalità. Un problema strutturale, non congiunturale, che rischia di diventare uno dei principali colli di bottiglia per lo sviluppo del settore.
Secondo Luca Grimaldi, fondatore di Faktorec, il nodo non è la mancanza di lavoro. «Il lavoro c’è, e ce n’è tanto», spiega. Il problema è che non esistono più percorsi naturali di ingresso e le figure junior faticano ad avvicinarsi a un settore percepito come complesso, provvigionale e poco stabile.
Negli ultimi anni il recupero crediti è diventato un’attività ad alta specializzazione. Antiriciclaggio, privacy, compliance, normativa di settore, gestione dei dati, capacità relazionali dove, oggi, non basta più “saper telefonare”. Servono formazione, tempo, affiancamento.
«Non puoi pensare di inserire una persona e renderla operativa in poche settimane», racconta Grimaldi. «La qualità richiesta oggi è molto più alta rispetto al passato, ma il mercato del lavoro non è strutturato per accompagnare questa complessità». L’ elemento critico sta proprio nella lunghezza e nella fatica del percorso di apprendimento che finiscono spesso per scoraggiare anche quei pochi che decidono di mettersi alla prova. Senza un accompagnamento reale, il rischio è che l’investimento richiesto in termini di tempo, studio e responsabilità venga percepito come eccessivo rispetto alle tutele e alle prospettive offerte.
A complicare c’è anche il tema degli inquadramenti contrattuali. Le formule oggi disponibili nel settore spesso non offrono quella sicurezza economica e progettuale che le nuove generazioni cercano.
Non è una questione di “voglia di lavorare”, ma di sostenibilità. «Un ragazzo oggi ha bisogno di stabilità, di capire dove sta andando. E spesso noi non riusciamo a offrirla nei termini che il mercato richiede».
Il paradosso è evidente: il settore ha bisogno di risorse, ma fatica a intercettarle. Gli annunci attirano soprattutto profili senior, mentre la fascia under 30 resta quasi assente. Un problema che, nel medio periodo, rischia di compromettere il ricambio generazionale e la trasmissione delle competenze.
«Le persone non sono eterne», osserva Grimaldi. «Se non iniziamo a costruire oggi i profili di domani, tra qualche anno il problema sarà ancora più serio». Da qui nasce l’idea di Faktorec di avvicinare il mondo universitario alla credit industry, creando percorsi strutturati di tirocinio e formazione. La collaborazione che Faktorec sta mettendo in piedi con l’Università degli Studi Roma Tre va esattamente in questa direzione: offrire agli studenti la possibilità di applicare concretamente quanto studiato, maturare crediti formativi e conoscere da vicino un settore spesso raccontato solo per stereotipi.
«Perché uno studente di giurisprudenza dovrebbe cercare altri lavori per mantenersi gli studi», si chiede Grimaldi, «quando potrebbe iniziare a mettere le mani su materie che studia la mattina e che il mercato richiede davvero?».
La questione delle professionalità non riguarda una singola azienda, ma l’intera filiera. Senza percorsi di accesso, formazione e accompagnamento, il rischio è quello di un settore sempre più maturo sul piano regolatorio, ma fragile sul piano umano.
E proprio da un contesto così complesso nasce anche la proposta di Luca Grimaldi, lanciata sul palco dello scorso CVDAY, che si è tenuto a Palazzo Mezzanotte nel novembre 2025: “Ci sono criticità evidenti nel mantenere viva una rete esattoriale efficace, prima fra tutte quella del ricambio generazionale. È una figura sempre meno attrattiva per i giovani, eppure resta un asset fondamentale, soprattutto nei cluster più deteriorati come gli NPL.
Per questo credo sia arrivato il momento di fare qualcosa in più, anche a livello associativo: la creazione di un albo specifico di categoria potrebbe dare maggiore tutela agli agenti sul territorio e restituire credibilità a un comparto che svolge un ruolo centrale nella filiera del credito”.
Articolo pubbliredazionale