Per anni la gestione dei crediti pubblici è rimasta ai margini del dibattito, considerata più una funzione amministrativa che un vero ambito industriale. Oggi però qualcosa sta cambiando, e non solo per effetto delle evoluzioni normative, ma per una trasformazione più profonda che riguarda modelli operativi, capitali e logiche di mercato.
È proprio su questo passaggio che si concentra l’intervento di Michele Thea, Partner di EY, che porterà questo tema anche all’interno del Credit Village Spring Day.
Il punto centrale non è tanto capire se il settore debba nascere, quanto riconoscere che esiste già e sta cambiando forma. “È un mercato che esiste già e l’asset class esiste”, osserva Thea, ridimensionando una narrativa che spesso tende a raccontarlo come qualcosa di completamente nuovo.
Allo stesso modo, anche sul piano operativo, molte delle condizioni di industrializzazione sono già presenti. “È già un settore dove la tecnologia, l’automazione e la standardizzazione sono abbastanza avanzate”, spiega, facendo riferimento alla gestione di volumi elevati e posizioni estremamente frammentate. Un contesto che ha imposto nel tempo modelli strutturati e scalabili, in grado di gestire grandi masse di crediti di piccolo importo.
La vera discontinuità, quindi, non è tanto tecnologica quanto di contesto. Le evoluzioni normative e l’apertura progressiva del mercato stanno creando le condizioni per una fase nuova, caratterizzata da maggiore competizione e da un crescente interesse da parte degli investitori. “Ci immaginiamo che ci sia ancora un’accelerata, anche sul piano tecnologico e dei modelli operativi”, sottolinea.
Se si guarda alle caratteristiche dei crediti, il settore presenta analogie con altri ambiti già noti, come quello delle utilities. Tuttavia, la vera specificità risiede nel perimetro normativo. Gli operatori che gestiscono questi crediti sono iscritti a un albo dedicato previsto dall’articolo 53 del D.Lgs. 446/1997, che attribuisce loro lo status di concessionari pubblici e consente di operare con poteri che non sono disponibili nella gestione dei crediti bancari tradizionali. “In forza dell’iscrizione hai una concessione pubblica e agisci con gli stessi poteri dell’Agenzia delle Entrate”, spiega Thea.
Un primo elemento di cambiamento riguarda la maggiore apertura all’esternalizzazione. Le amministrazioni locali saranno sempre più spinte ad affidare la gestione a operatori specializzati, con un possibile aumento dei volumi e della competizione. In questo scenario si inserisce anche il ruolo di AMCO, che non agirà direttamente come recuperatore ma come soggetto in grado di allocare gli stock tramite gara.
Accanto alla gestione, si affaccia poi un tema più recente, quello della cessione dei crediti. Un primo caso pilota – relativo a un piccolo comune – apre interrogativi che vanno oltre l’operatività. “Può essere un primo passo, ma ci sono ancora interrogativi importanti”, osserva Thea. Il punto critico riguarda soprattutto la fase successiva alla cessione: quali poteri restano in capo a chi gestisce il credito una volta che questo diventa di natura privata? Una questione ancora non del tutto chiarita e centrale per lo sviluppo di un vero mercato.
I numeri aiutano a inquadrare il potenziale, ma anche i limiti. Lo stock complessivo dei crediti pubblici viene spesso indicato in oltre 1.300 miliardi di euro, una cifra che si è accumulata nel corso di oltre vent’anni e che solo in parte è effettivamente recuperabile. “Secondo noi la quota aggredibile è molto inferiore rispetto alle stime”, sottolinea Thea, evidenziando come il tempo riduca drasticamente le probabilità di recupero e il valore dei portafogli.
Accanto a questo, emerge una trasformazione sul lato degli operatori. Il settore appare ancora oggi caratterizzato da una limitata apertura a investitori istituzionali. “Mi aspetto l’ingresso di capitali internazionali e un processo di consolidamento”, afferma, delineando uno scenario di progressiva evoluzione anche dal punto di vista proprietario.
A spingere in questa direzione è anche il contesto più ampio. Il mercato NPL primario si è progressivamente ridotto negli ultimi anni e gli investitori stanno guardando a nuove opportunità. “È naturale chiedersi quale sia la prossima wave”, osserva Thea, indicando nei crediti pubblici un possibile ambito di sviluppo, anche al di là delle spinte normative.
In questo scenario, il punto più interessante non è tanto la nascita di un nuovo mercato, quanto l’evoluzione di un settore già esistente verso logiche più industriali, aperte e orientate ai risultati.
Un tema che sarà al centro del confronto tra operatori, investitori e provider tecnologici proprio nel corso del Credit Village Spring Day, dove il dibattito si concentrerà sulle condizioni necessarie per rendere questo mercato sempre più efficiente, strutturato e sostenibile.
Per anni la gestione dei crediti pubblici è rimasta ai margini del dibattito, considerata più una funzione amministrativa che un vero ambito industriale. Oggi però qualcosa sta cambiando, e non solo per effetto delle evoluzioni normative, ma per una trasformazione più profonda che riguarda modelli operativi, capitali e logiche di mercato.
È proprio su questo passaggio che si concentra l’intervento di Michele Thea, Partner di EY, che porterà questo tema anche all’interno del Credit Village Spring Day.
Il punto centrale non è tanto capire se il settore debba nascere, quanto riconoscere che esiste già e sta cambiando forma. “È un mercato che esiste già e l’asset class esiste”, osserva Thea, ridimensionando una narrativa che spesso tende a raccontarlo come qualcosa di completamente nuovo.
Allo stesso modo, anche sul piano operativo, molte delle condizioni di industrializzazione sono già presenti. “È già un settore dove la tecnologia, l’automazione e la standardizzazione sono abbastanza avanzate”, spiega, facendo riferimento alla gestione di volumi elevati e posizioni estremamente frammentate. Un contesto che ha imposto nel tempo modelli strutturati e scalabili, in grado di gestire grandi masse di crediti di piccolo importo.
La vera discontinuità, quindi, non è tanto tecnologica quanto di contesto. Le evoluzioni normative e l’apertura progressiva del mercato stanno creando le condizioni per una fase nuova, caratterizzata da maggiore competizione e da un crescente interesse da parte degli investitori. “Ci immaginiamo che ci sia ancora un’accelerata, anche sul piano tecnologico e dei modelli operativi”, sottolinea.
Se si guarda alle caratteristiche dei crediti, il settore presenta analogie con altri ambiti già noti, come quello delle utilities. Tuttavia, la vera specificità risiede nel perimetro normativo. Gli operatori che gestiscono questi crediti sono iscritti a un albo dedicato previsto dall’articolo 53 del D.Lgs. 446/1997, che attribuisce loro lo status di concessionari pubblici e consente di operare con poteri che non sono disponibili nella gestione dei crediti bancari tradizionali. “In forza dell’iscrizione hai una concessione pubblica e agisci con gli stessi poteri dell’Agenzia delle Entrate”, spiega Thea.
Un primo elemento di cambiamento riguarda la maggiore apertura all’esternalizzazione. Le amministrazioni locali saranno sempre più spinte ad affidare la gestione a operatori specializzati, con un possibile aumento dei volumi e della competizione. In questo scenario si inserisce anche il ruolo di AMCO, che non agirà direttamente come recuperatore ma come soggetto in grado di allocare gli stock tramite gara.
Accanto alla gestione, si affaccia poi un tema più recente, quello della cessione dei crediti. Un primo caso pilota – relativo a un piccolo comune – apre interrogativi che vanno oltre l’operatività. “Può essere un primo passo, ma ci sono ancora interrogativi importanti”, osserva Thea. Il punto critico riguarda soprattutto la fase successiva alla cessione: quali poteri restano in capo a chi gestisce il credito una volta che questo diventa di natura privata? Una questione ancora non del tutto chiarita e centrale per lo sviluppo di un vero mercato.
I numeri aiutano a inquadrare il potenziale, ma anche i limiti. Lo stock complessivo dei crediti pubblici viene spesso indicato in oltre 1.300 miliardi di euro, una cifra che si è accumulata nel corso di oltre vent’anni e che solo in parte è effettivamente recuperabile. “Secondo noi la quota aggredibile è molto inferiore rispetto alle stime”, sottolinea Thea, evidenziando come il tempo riduca drasticamente le probabilità di recupero e il valore dei portafogli.
Accanto a questo, emerge una trasformazione sul lato degli operatori. Il settore appare ancora oggi caratterizzato da una limitata apertura a investitori istituzionali. “Mi aspetto l’ingresso di capitali internazionali e un processo di consolidamento”, afferma, delineando uno scenario di progressiva evoluzione anche dal punto di vista proprietario.
A spingere in questa direzione è anche il contesto più ampio. Il mercato NPL primario si è progressivamente ridotto negli ultimi anni e gli investitori stanno guardando a nuove opportunità. “È naturale chiedersi quale sia la prossima wave”, osserva Thea, indicando nei crediti pubblici un possibile ambito di sviluppo, anche al di là delle spinte normative.
In questo scenario, il punto più interessante non è tanto la nascita di un nuovo mercato, quanto l’evoluzione di un settore già esistente verso logiche più industriali, aperte e orientate ai risultati.
Un tema che sarà al centro del confronto tra operatori, investitori e provider tecnologici proprio nel corso del Credit Village Spring Day, dove il dibattito si concentrerà sulle condizioni necessarie per rendere questo mercato sempre più efficiente, strutturato e sostenibile.