Tra il 2016 e il 2025 oltre 1,6 milioni di residenti hanno cancellato la propria residenza italiana per trasferirsi all’estero: 1,15 milioni di cittadini italiani e circa 462mila cittadini stranieri.
Nei portafogli crediti, sia finanziari/bancari sia utility, questa popolazione emerge sempre più spesso come posizioni con iscrizione AIRE o irreperibilità anagrafica, ma raramente viene riconosciuta e gestita come un cluster a sé. In un contesto in cui la ricerca della performance e l’estrazione di valore dalle posizioni deteriorate sono sempre più centrali, individuare leve operative e gestionali per non lasciare questo valore fuori dalle strategie di recupero è determinante.
Un primo aspetto da non sottovalutare è l’individuazione e la classificazione di questo tipo di cluster. Purtroppo, nei processi di gestione dei portafogli crediti è consuetudine non classificare né censire adeguatamente questa tipologia di posizioni, attività che invece ne favorirebbe l’individuazione e la definizione di strategie gestionali dedicate. Spesso le posizioni vengono registrate sui sistemi e sulle piattaforme gestionali come irreperibilità o iscrizione AIRE e portate in svalutazione senza ulteriori attività o tentativi di recupero.
I dati ufficiali, però, raccontano una storia interessante. Una parte rilevante di questi soggetti non è insolvente in senso assoluto: ha lasciato l’Italia per trovare un lavoro o un reddito migliore, e all’estero spesso li ha trovati. Il debito è rimasto qui, il reddito ora è altrove.
Nell’analisi dei portafogli ceduti da banche, finanziarie e utility a debt buyer e servicer si osserva un aumento delle posizioni intestate a soggetti iscritti all’AIRE. Il fenomeno è cresciuto anche per effetto della Legge di Bilancio 2024, che ha posto l’attenzione sui soggetti che non comunicano il proprio trasferimento all’estero e che rischiano quindi di essere sanzionati se non regolarizzano la loro posizione di residenti stabilmente all’estero. Più iscrizioni significano più debitori emersi, e quindi più debitori potenzialmente rintracciabili.
I numeri del decennio: 1,6 milioni di uscite
Tra il 2016 e il 2025 le anagrafi italiane hanno registrato 1.608.523 cancellazioni per trasferimento all’estero. Il 71,3% riguarda cittadini italiani, e la loro quota è salita dal 68% del 2019 al 75,6% del 2025.
| Dato cumulato 2016-2025 |
Persone |
| Espatri di cittadini italiani |
1.146.619 |
| Stranieri cancellati per trasferimento all’estero |
461.904 |
| Totale cancellazioni per l’estero |
1.608.523 |
Lo stock è ancora più rilevante dei flussi. Al 31 dicembre 2025 i cittadini italiani residenti all’estero sono stimati in 6 milioni 604mila. È la platea che un creditore può ritrovare consultando l’AIRE.
Tutti questi numeri sono una stima per difetto. Contano solo chi ha comunicato il trasferimento: l’italiano che vive all’estero senza iscriversi all’AIRE e lo straniero cancellato d’ufficio per irreperibilità non compaiono tra le emigrazioni.
Il profilo dell’espatriato
Il profilo tipo è un uomo tra i 25 e i 49 anni, partito dal Centro-Nord verso un Paese europeo. È la fascia d’età che, in Italia, concentra mutui, prestiti personali, finanziamenti auto, fideiussioni d’impresa e contratti di utenza.
Età. Nel 2025 l’età media degli espatriati è 34 anni. La distribuzione per fasce è questa:
| Fascia d’età |
Quota degli espatri 2025 |
| 0-17 anni |
12,4% |
| 18-24 anni |
13,2% |
| 25-34 anni |
36,2% |
| 35-49 anni |
21,7% (per differenza) |
| 50 anni e oltre |
16,5% |
Sesso. Gli uomini prevalgono stabilmente: 54,3% degli espatri nel 2024 (76.638 su 141.056) e 54,1% nel 2025 (58.998 su 109.004). Sul lungo periodo la quota maschile è intorno al 55-56%. Sul totale di 1,15 milioni del decennio si stimano circa 630mila uomini e 520mila donne. Lo squilibrio cresce con l’età: tra 40 e 64 anni gli uomini superano il 60% degli espatri, segno di una migrazione legata al lavoro del capofamiglia.
Istruzione. Tra il 2019 e il 2024 sono espatriati 247mila italiani di 25-34 anni e ne sono rientrati 86mila, con una perdita netta di 161mila giovani. Di questi, 78mila erano laureati. Il debitore emigrato, quindi, non è necessariamente un soggetto a bassa capacità reddituale: spesso è qualificato e, all’estero, occupato.
Da dove si parte. Nel 2025 il 51,8% degli espatri parte dal Nord (30,0% Nord-ovest, 21,8% Nord-est), il 17,3% dal Centro, il 20,4% dal Sud e il 10,5% dalle Isole. La Lombardia da sola vale circa un espatrio su cinque.
Dove si va. Nel 2025 cinque Paesi europei accolgono il 53,3% degli espatriati: Spagna (12,2%), Germania (11,5%), Svizzera (11,0%), Regno Unito (10,3%) e Francia (8,6%). Fuori dall’Europa pesano Stati Uniti (5,7%) e Brasile (2,9%).
Nuovi italiani. Nel 2025 un terzo degli espatri (33,9%, 37mila su 109mila) riguarda cittadini italiani nati all’estero. Sono spesso ex stranieri che, ottenuta la cittadinanza, si spostano in un altro Paese UE o tornano nel Paese d’origine.
Un valore ancora da recuperare
Il debitore emigrato non è un debitore perso: è spesso giovane, qualificato e occupato in un Paese europeo. Censirlo come cluster a sé, invece di portarlo in svalutazione come irreperibile, è il primo passo per recuperare un valore che oggi resta fuori dalle strategie di recupero.
Questo articolo inaugura un percorso editoriale articolato in più pubblicazioni, dedicato ad approfondire le sfide e le opportunità che la crescente mobilità internazionale pone al settore del credito. Un’analisi che esplorerà il tema dell’inclusione finanziaria, l’evoluzione dei modelli di valutazione del rischio e le nuove strategie di gestione e recupero del credito in una dimensione sempre più transnazionale.
Sei interessato ad approfondire questi temi?
Questo focus sarà oggetto di una Sessione dedicata dal titolo “Inclusione finanziaria degli stranieri e mobilità cross border: dalle opportunità di mercato alla gestione del rischio”, in programma il prossimo 19 novembre nell’ambito del 19° CVDay e realizzata in collaborazione con Lighthouse in qualità di Partner Scientifico.
Un momento di confronto tra gli operatori del settore per approfondire le opportunità legate all’inclusione finanziaria, le sfide poste dalla mobilità internazionale e le strategie di valutazione, gestione del rischio e recupero del credito oltre confine.
Per maggiori dettagli sull’appuntamento e per partecipare visita la pagina https://www.cvday.events/
Tra il 2016 e il 2025 oltre 1,6 milioni di residenti hanno cancellato la propria residenza italiana per trasferirsi all’estero: 1,15 milioni di cittadini italiani e circa 462mila cittadini stranieri.
Nei portafogli crediti, sia finanziari/bancari sia utility, questa popolazione emerge sempre più spesso come posizioni con iscrizione AIRE o irreperibilità anagrafica, ma raramente viene riconosciuta e gestita come un cluster a sé. In un contesto in cui la ricerca della performance e l’estrazione di valore dalle posizioni deteriorate sono sempre più centrali, individuare leve operative e gestionali per non lasciare questo valore fuori dalle strategie di recupero è determinante.
Un primo aspetto da non sottovalutare è l’individuazione e la classificazione di questo tipo di cluster. Purtroppo, nei processi di gestione dei portafogli crediti è consuetudine non classificare né censire adeguatamente questa tipologia di posizioni, attività che invece ne favorirebbe l’individuazione e la definizione di strategie gestionali dedicate. Spesso le posizioni vengono registrate sui sistemi e sulle piattaforme gestionali come irreperibilità o iscrizione AIRE e portate in svalutazione senza ulteriori attività o tentativi di recupero.
I dati ufficiali, però, raccontano una storia interessante. Una parte rilevante di questi soggetti non è insolvente in senso assoluto: ha lasciato l’Italia per trovare un lavoro o un reddito migliore, e all’estero spesso li ha trovati. Il debito è rimasto qui, il reddito ora è altrove.
Nell’analisi dei portafogli ceduti da banche, finanziarie e utility a debt buyer e servicer si osserva un aumento delle posizioni intestate a soggetti iscritti all’AIRE. Il fenomeno è cresciuto anche per effetto della Legge di Bilancio 2024, che ha posto l’attenzione sui soggetti che non comunicano il proprio trasferimento all’estero e che rischiano quindi di essere sanzionati se non regolarizzano la loro posizione di residenti stabilmente all’estero. Più iscrizioni significano più debitori emersi, e quindi più debitori potenzialmente rintracciabili.
I numeri del decennio: 1,6 milioni di uscite
Tra il 2016 e il 2025 le anagrafi italiane hanno registrato 1.608.523 cancellazioni per trasferimento all’estero. Il 71,3% riguarda cittadini italiani, e la loro quota è salita dal 68% del 2019 al 75,6% del 2025.
Lo stock è ancora più rilevante dei flussi. Al 31 dicembre 2025 i cittadini italiani residenti all’estero sono stimati in 6 milioni 604mila. È la platea che un creditore può ritrovare consultando l’AIRE.
Tutti questi numeri sono una stima per difetto. Contano solo chi ha comunicato il trasferimento: l’italiano che vive all’estero senza iscriversi all’AIRE e lo straniero cancellato d’ufficio per irreperibilità non compaiono tra le emigrazioni.
Il profilo dell’espatriato
Il profilo tipo è un uomo tra i 25 e i 49 anni, partito dal Centro-Nord verso un Paese europeo. È la fascia d’età che, in Italia, concentra mutui, prestiti personali, finanziamenti auto, fideiussioni d’impresa e contratti di utenza.
Età. Nel 2025 l’età media degli espatriati è 34 anni. La distribuzione per fasce è questa:
Sesso. Gli uomini prevalgono stabilmente: 54,3% degli espatri nel 2024 (76.638 su 141.056) e 54,1% nel 2025 (58.998 su 109.004). Sul lungo periodo la quota maschile è intorno al 55-56%. Sul totale di 1,15 milioni del decennio si stimano circa 630mila uomini e 520mila donne. Lo squilibrio cresce con l’età: tra 40 e 64 anni gli uomini superano il 60% degli espatri, segno di una migrazione legata al lavoro del capofamiglia.
Istruzione. Tra il 2019 e il 2024 sono espatriati 247mila italiani di 25-34 anni e ne sono rientrati 86mila, con una perdita netta di 161mila giovani. Di questi, 78mila erano laureati. Il debitore emigrato, quindi, non è necessariamente un soggetto a bassa capacità reddituale: spesso è qualificato e, all’estero, occupato.
Da dove si parte. Nel 2025 il 51,8% degli espatri parte dal Nord (30,0% Nord-ovest, 21,8% Nord-est), il 17,3% dal Centro, il 20,4% dal Sud e il 10,5% dalle Isole. La Lombardia da sola vale circa un espatrio su cinque.
Dove si va. Nel 2025 cinque Paesi europei accolgono il 53,3% degli espatriati: Spagna (12,2%), Germania (11,5%), Svizzera (11,0%), Regno Unito (10,3%) e Francia (8,6%). Fuori dall’Europa pesano Stati Uniti (5,7%) e Brasile (2,9%).
Nuovi italiani. Nel 2025 un terzo degli espatri (33,9%, 37mila su 109mila) riguarda cittadini italiani nati all’estero. Sono spesso ex stranieri che, ottenuta la cittadinanza, si spostano in un altro Paese UE o tornano nel Paese d’origine.
Un valore ancora da recuperare
Il debitore emigrato non è un debitore perso: è spesso giovane, qualificato e occupato in un Paese europeo. Censirlo come cluster a sé, invece di portarlo in svalutazione come irreperibile, è il primo passo per recuperare un valore che oggi resta fuori dalle strategie di recupero.
Questo articolo inaugura un percorso editoriale articolato in più pubblicazioni, dedicato ad approfondire le sfide e le opportunità che la crescente mobilità internazionale pone al settore del credito. Un’analisi che esplorerà il tema dell’inclusione finanziaria, l’evoluzione dei modelli di valutazione del rischio e le nuove strategie di gestione e recupero del credito in una dimensione sempre più transnazionale.
Sei interessato ad approfondire questi temi?
Questo focus sarà oggetto di una Sessione dedicata dal titolo “Inclusione finanziaria degli stranieri e mobilità cross border: dalle opportunità di mercato alla gestione del rischio”, in programma il prossimo 19 novembre nell’ambito del 19° CVDay e realizzata in collaborazione con Lighthouse in qualità di Partner Scientifico.
Un momento di confronto tra gli operatori del settore per approfondire le opportunità legate all’inclusione finanziaria, le sfide poste dalla mobilità internazionale e le strategie di valutazione, gestione del rischio e recupero del credito oltre confine.
Per maggiori dettagli sull’appuntamento e per partecipare visita la pagina https://www.cvday.events/