A cura di Andrea Capellini, Analytics Manager e Carolina Rossi, Product Marketing Level CRIBIS Credit Management
Negli ultimi anni il recupero dei crediti fiscali si è affermato come uno dei pilastri per la sostenibilità della finanza pubblica italiana. Il 2025 segna un punto di svolta: con 36,2 miliardi di euro recuperati (record storico), si è registrata una crescita dell’8,4% rispetto al 2024.
Il dato conferma un cambiamento strutturale: la gestione del credito pubblico evolve verso un ecosistema articolato, in cui il contributo di operatori specializzati, inclusi i servicer privati, assume un ruolo sempre più rilevante.
Per comprendere la portata di questa evoluzione, è utile notare come il sopracitato valore di recupero complessivo di 36,2 miliardi di euro si suddivida in 29 miliardi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale (+10,3%) e in 7,2 miliardi riscossi dall’Agenzia delle entrate-Riscossione (AdeR) per conto di altri enti pubblici (+1,4%).
Si possono poi approfondire le principali leve operative alla base del risultato dei 29 miliardi. Come mostrato nel Grafico 1, la componente predominante è rappresentata dai versamenti post-atto (circa 16 miliardi), che si confermano il principale motore del recupero. Seguono i controlli (circa 7 miliardi), mentre risultano più contenute le somme derivanti dalla compliance (circa 3 miliardi) e da incassi straordinari (poco meno di 3 miliardi), a conferma di un sistema sempre più orientato anche alla prevenzione e alla gestione strategica dei crediti.
GRAFICO 1 – Composizione dei crediti fiscali recuperati tramite lotta all’evasione fiscale

Fonte: Agenzia delle entrate-Riscossione
Periodo: 2025
Nel complesso, si rafforzano le attività di accertamento e riscossione e si afferma un approccio più selettivo, orientato ai crediti di maggiore valore.
Il grafico 2 analizza invece i 7,2 miliardi riscossi da AdeR per conto di altri enti, evidenziando con chiarezza il peso relativo delle diverse amministrazioni beneficiarie. Oltre la metà delle somme (52,8%, circa 3,8 miliardi di euro) riguarda l’INPS, seguita dagli altri enti pubblici (33,3%) e i Comuni (13,9%, circa 1 miliardo di euro).
GRAFICO 2 – Composizione dei crediti fiscali recuperati da AdeR per conto di altri enti

Fonte: Agenzia delle entrate-Riscossione
Periodo: 2025
Nel complesso, questa distribuzione conferma il ruolo di AdeR non solo come agente della riscossione fiscale, ma come snodo centrale per il recupero delle entrate pubbliche, con una forte incidenza dei crediti previdenziali e un contributo significativo degli enti territoriali e istituzionali.
IL CUORE DEL RECUPERO CREDITI ERARIALI
Analizzando in modo unitario l’attività dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, nel 2025 AdeR ha incassato complessivamente 16,8 miliardi di euro, costituiti dai 7,2 miliardi riferiti a crediti riscossi per conto di altri enti pubblici già visti in precedenza e da una restante quota relativa a entrate erariali e altre attività di riscossione. Questo importo complessivo si suddivide inoltre in 12,3 miliardi provenienti da attività ordinarie e in 4,5 miliardi da misure straordinarie (rottamazioni).
Quasi Un dato particolarmente rilevante per il settore del recupero crediti è che quasi il 58% degli incassi deriva da debitori con importi superiori ai 100.000 euro, confermando il peso crescente dei crediti di maggiore dimensione sul totale degli incassi.
Nonostante i progressi, resta centrale il tema del magazzino fiscale, ovvero l’insieme dei crediti affidati alla riscossione. Si tratta di uno stock caratterizzato da accumuli storici e bassa recuperabilità, anche per effetto della presenza di soggetti nullatenenti, contribuenti deceduti o imprese cessate.
In questo contesto, il fattore tempo è determinante: la probabilità di incasso diminuisce rapidamente nei primi mesi dall’affidamento, dinamica tipica anche nel recupero crediti privato.
L’ESIGENZA DI UN CAMBIO DI PARADIGMA OPERATIVO
La frammentazione normativa, operativa e tecnologica rappresenta oggi il principale limite all’efficienza della riscossione. Le amministrazioni pubbliche operano con sistemi informativi eterogenei, processi non pienamente digitalizzati e regole non uniformi, con conseguenti tempi lunghi, limitata integrazione dei dati e difficoltà nel monitoraggio delle posizioni.
Da ciò emerge la necessità di un ecosistema integrato, in cui norme, processi e piattaforme siano allineati e in grado di scambiarsi dati in modo efficiente, superando l’attuale frammentazione. In risposta a queste criticità, A partire dal 2025 si sta consolidando un approccio più strategico alla gestione del credito pubblico, basato su prevenzione e compliance, maggiore focalizzazione sui crediti di importo elevato (sopra i 100.000 euro) e utilizzo di tecniche avanzate di segmentazione e analisi del rischio.
IL RUOLO DEI SERVICER NEL NUOVO ECOSISTEMA DELLA RISCOSSIONE
Parallelamente, si rafforza l’apertura ai servicer privati, anche alla luce del ruolo crescente di AMCO e della possibilità di selezionare operatori tramite procedure competitive. Il modello prevede il coinvolgimento di soggetti qualificati, selezionati sulla base di criteri di affidabilità e capacità organizzativa e tecnologica.
Negli ultimi anni si sono consolidati i principali passaggi normativi che consentono di affidare a operatori specializzati la gestione dei crediti riaffidati dagli enti creditori, in particolare quando risultano non economicamente sostenibili per la riscossione pubblica. Si tratta di una leva chiave per intervenire sul magazzino fiscale, permettendo una gestione più flessibile e industrializzata delle posizioni.
I servicer apportano valore grazie alle competenze maturate nel settore degli NPE, all’utilizzo di tecnologie predittive e modelli di scoring, alla capacità di gestire grandi volumi e all’adozione di strategie differenziate per cluster di debitori. In questo scenario, le partnership pubblico-privato si fondano su leve chiave: investimenti (soprattutto in tecnologia), innovazione dei processi, condivisione del rischio operativo (anche attraverso modelli a success fee) e rafforzamento della compliance e della governance dei dati.
Il settore si sta orientando verso una crescente specializzazione e industrializzazione, con un mercato del credito pubblico sempre più vicino a quello degli NPL.
Nei prossimi anni è probabile la definizione di un ecosistema misto, con il pubblico focalizzato sui crediti più “vivi” e i servicer impegnati nella gestione del magazzino e delle posizioni più complesse. Il 2025 ha dimostrato che un sistema fiscale moderno può migliorare significativamente la propria capacità di recupero. La vera sfida sarà ora agire tempestivamente sui nuovi crediti, ridurre il magazzino inesigibile, integrare operatori privati qualificati e rafforzare digitalizzazione e prevenzione.
In questo scenario, la gestione dei crediti pubblici evolve verso modelli sempre più industriali, data-driven e orientati alla performance, in cui la collaborazione tra pubblico e privato diventa una componente strutturale del sistema.
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A cura di Andrea Capellini, Analytics Manager e Carolina Rossi, Product Marketing Level CRIBIS Credit Management
Negli ultimi anni il recupero dei crediti fiscali si è affermato come uno dei pilastri per la sostenibilità della finanza pubblica italiana. Il 2025 segna un punto di svolta: con 36,2 miliardi di euro recuperati (record storico), si è registrata una crescita dell’8,4% rispetto al 2024.
Il dato conferma un cambiamento strutturale: la gestione del credito pubblico evolve verso un ecosistema articolato, in cui il contributo di operatori specializzati, inclusi i servicer privati, assume un ruolo sempre più rilevante.
Per comprendere la portata di questa evoluzione, è utile notare come il sopracitato valore di recupero complessivo di 36,2 miliardi di euro si suddivida in 29 miliardi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale (+10,3%) e in 7,2 miliardi riscossi dall’Agenzia delle entrate-Riscossione (AdeR) per conto di altri enti pubblici (+1,4%).
Si possono poi approfondire le principali leve operative alla base del risultato dei 29 miliardi. Come mostrato nel Grafico 1, la componente predominante è rappresentata dai versamenti post-atto (circa 16 miliardi), che si confermano il principale motore del recupero. Seguono i controlli (circa 7 miliardi), mentre risultano più contenute le somme derivanti dalla compliance (circa 3 miliardi) e da incassi straordinari (poco meno di 3 miliardi), a conferma di un sistema sempre più orientato anche alla prevenzione e alla gestione strategica dei crediti.
GRAFICO 1 – Composizione dei crediti fiscali recuperati tramite lotta all’evasione fiscale
Fonte: Agenzia delle entrate-Riscossione
Periodo: 2025
Nel complesso, si rafforzano le attività di accertamento e riscossione e si afferma un approccio più selettivo, orientato ai crediti di maggiore valore.
Il grafico 2 analizza invece i 7,2 miliardi riscossi da AdeR per conto di altri enti, evidenziando con chiarezza il peso relativo delle diverse amministrazioni beneficiarie. Oltre la metà delle somme (52,8%, circa 3,8 miliardi di euro) riguarda l’INPS, seguita dagli altri enti pubblici (33,3%) e i Comuni (13,9%, circa 1 miliardo di euro).
GRAFICO 2 – Composizione dei crediti fiscali recuperati da AdeR per conto di altri enti
Fonte: Agenzia delle entrate-Riscossione
Periodo: 2025
Nel complesso, questa distribuzione conferma il ruolo di AdeR non solo come agente della riscossione fiscale, ma come snodo centrale per il recupero delle entrate pubbliche, con una forte incidenza dei crediti previdenziali e un contributo significativo degli enti territoriali e istituzionali.
IL CUORE DEL RECUPERO CREDITI ERARIALI
Analizzando in modo unitario l’attività dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, nel 2025 AdeR ha incassato complessivamente 16,8 miliardi di euro, costituiti dai 7,2 miliardi riferiti a crediti riscossi per conto di altri enti pubblici già visti in precedenza e da una restante quota relativa a entrate erariali e altre attività di riscossione. Questo importo complessivo si suddivide inoltre in 12,3 miliardi provenienti da attività ordinarie e in 4,5 miliardi da misure straordinarie (rottamazioni).
Quasi Un dato particolarmente rilevante per il settore del recupero crediti è che quasi il 58% degli incassi deriva da debitori con importi superiori ai 100.000 euro, confermando il peso crescente dei crediti di maggiore dimensione sul totale degli incassi.
Nonostante i progressi, resta centrale il tema del magazzino fiscale, ovvero l’insieme dei crediti affidati alla riscossione. Si tratta di uno stock caratterizzato da accumuli storici e bassa recuperabilità, anche per effetto della presenza di soggetti nullatenenti, contribuenti deceduti o imprese cessate.
In questo contesto, il fattore tempo è determinante: la probabilità di incasso diminuisce rapidamente nei primi mesi dall’affidamento, dinamica tipica anche nel recupero crediti privato.
L’ESIGENZA DI UN CAMBIO DI PARADIGMA OPERATIVO
La frammentazione normativa, operativa e tecnologica rappresenta oggi il principale limite all’efficienza della riscossione. Le amministrazioni pubbliche operano con sistemi informativi eterogenei, processi non pienamente digitalizzati e regole non uniformi, con conseguenti tempi lunghi, limitata integrazione dei dati e difficoltà nel monitoraggio delle posizioni.
Da ciò emerge la necessità di un ecosistema integrato, in cui norme, processi e piattaforme siano allineati e in grado di scambiarsi dati in modo efficiente, superando l’attuale frammentazione. In risposta a queste criticità, A partire dal 2025 si sta consolidando un approccio più strategico alla gestione del credito pubblico, basato su prevenzione e compliance, maggiore focalizzazione sui crediti di importo elevato (sopra i 100.000 euro) e utilizzo di tecniche avanzate di segmentazione e analisi del rischio.
IL RUOLO DEI SERVICER NEL NUOVO ECOSISTEMA DELLA RISCOSSIONE
Parallelamente, si rafforza l’apertura ai servicer privati, anche alla luce del ruolo crescente di AMCO e della possibilità di selezionare operatori tramite procedure competitive. Il modello prevede il coinvolgimento di soggetti qualificati, selezionati sulla base di criteri di affidabilità e capacità organizzativa e tecnologica.
Negli ultimi anni si sono consolidati i principali passaggi normativi che consentono di affidare a operatori specializzati la gestione dei crediti riaffidati dagli enti creditori, in particolare quando risultano non economicamente sostenibili per la riscossione pubblica. Si tratta di una leva chiave per intervenire sul magazzino fiscale, permettendo una gestione più flessibile e industrializzata delle posizioni.
I servicer apportano valore grazie alle competenze maturate nel settore degli NPE, all’utilizzo di tecnologie predittive e modelli di scoring, alla capacità di gestire grandi volumi e all’adozione di strategie differenziate per cluster di debitori. In questo scenario, le partnership pubblico-privato si fondano su leve chiave: investimenti (soprattutto in tecnologia), innovazione dei processi, condivisione del rischio operativo (anche attraverso modelli a success fee) e rafforzamento della compliance e della governance dei dati.
Il settore si sta orientando verso una crescente specializzazione e industrializzazione, con un mercato del credito pubblico sempre più vicino a quello degli NPL.
Nei prossimi anni è probabile la definizione di un ecosistema misto, con il pubblico focalizzato sui crediti più “vivi” e i servicer impegnati nella gestione del magazzino e delle posizioni più complesse. Il 2025 ha dimostrato che un sistema fiscale moderno può migliorare significativamente la propria capacità di recupero. La vera sfida sarà ora agire tempestivamente sui nuovi crediti, ridurre il magazzino inesigibile, integrare operatori privati qualificati e rafforzare digitalizzazione e prevenzione.
In questo scenario, la gestione dei crediti pubblici evolve verso modelli sempre più industriali, data-driven e orientati alla performance, in cui la collaborazione tra pubblico e privato diventa una componente strutturale del sistema.
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