Banche e Imprese Credito e consumatori Dalla Redazione

Il “debito buono” del Presidente Draghi per portare il paese verso un nuovo sviluppo: occorre dimostrare di sapere spendere bene i fondi che arriveranno dall’Europa

I risultati di una ricerca Bankit dimostrano che i risparmi degli italiani sono aumentati ad oltre 1700miliardi e con le previste riaperture possono almeno in parte rilanciare i consumi e di conseguenza l’intera economia.

Occorre un debito buono di circa 200 miliardi pari a circa il 12% del PIL per realizzare un “rimbalzo” molto forte nei prossimi 6 mesi: questo disegno del governo e contenuto nel DEF varato dal Consiglio dei Ministri.

L’obiettivo e una crescita del prodotto interno lordo nazionale nel 2021 che superi il 4% e si avvicini al 5%, aumento da dover ripetere nel 2022 per raggiungere il livello perduto nel 2020 (-8,9%).

Il recovery fund pari ad investimenti per 237 miliardi darà la scossa allo sviluppo con la ripartenza delle opere pubbliche che dovrebbero far recuperare anche non meno di 100mila nuovi posti di lavoro (ne sono stati persi complessivamente nel 2020 quasi 1 milione).

Il piano del governo prevede un programma di realizzazione di grandi opere(strade, ferrovie, porti, acquedotti, centri di pubblica utilità e metropolitane) per oltre 80 miliardi di euro.

Le vie da percorrere sono certamente, oltre alle opere pubbliche, il processo di digitalizzazione e riconversione ecologica compatibile.

Gli investimenti del recovery plan UE sono oltre gli investimenti per la sanità, l’ambiente, la ricerca, la formazione e l’inclusione sociale.

Occorre sostanzialmente cambiare radicalmente il paese con  un processo di modernizzazione e riconversione digitale ed economica che facciano recuperare all’Italia il distacco esistente dai paese europei più virtuosi (la Germania).

Per aumentare la competitività del nostro paese e supportare così le nostre imprese nella competizione globale dove, ora l’attuale sistema le penalizza oggettivamente, emerge la necessità di riforme obbligate e da porre in essere celermente.

Analizziamo la questione sempre centrale finanziaria: fino ad oggi sono state concesse moratorie ai prestiti contratti prima del covid e rilasciate garanzie gratuite pubbliche sui nuovi crediti richiesti e concessi dalla banche nell’ultimo anno ( marzo 2020-marzo 2021).

Il preammortamento medio  dei finanziamenti ottenuti è stato di 12 mesi. I due meccanismi, come noto, scadranno il prossimo 30 giugno, ma dovranno essere necessariamente prorogati fino a dicembre per consentire alle imprese, specialmente quelle più disagiate dalle chiusura covid, di riprendere l’attività a pieno regime per poter sopportare il pagamento delle rate in scadenza.

Occorre anche favorire per altro nuovi investimenti produttivi che cavalchino una nuova ripresa possibile con la sperabile riassunzione di addetti e quindi mobilitando positivamente il mercato del lavoro dopo al fine del blocco dei licenziamenti.

Per fare questo è da auspicare una possibile ripresa effettiva nel 2021, occorre protrarre i benefici delle moratorie e la possibilità di garanzia pubblica gratuita sui nuovi mutui per investimenti.

  1. Avatar Agostino Melani ha detto:

    Chiaro e sintetico, condivido. Aggiungo però che se non inietta rapidissimamente nelle MPMI una cultura gestionale conparticolare attenzione al cash-flow si rischia un boomerang totale. La finanza diventerà sempre più madre delle nuove battaglie industriali e societarie e quest cultura, secondo me, manca di gran lunga sopratutto nelle generazioni non più giovanissime.

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