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La nuova stagione del dovere: Se non ora, quando?

Se il paese ha dimostrato una grande forza e capacità di resistenza.

Se l’Italia e l’Unione europea hanno compreso l’importanza di investire, anche facendo debito comune, per le politiche green New deal, inclusione sociale, consumo consapevole, lavoro, assistenza sanitaria, nuove tecnologie. Se il governo si appresta a varare un piano nazionale con cui trasformare queste risorse in interventi concreti nei settori strategici. Se non ora insomma, quando sfruttare al massimo tutte le risorse di cui disponiamo e disporremmo per favorire un decisivo colpo per la ripartenza economica del nostro sistema paese?

Non si tratta solo di far ripartire la nostra economia, ma di immaginare il futuro della nostra società e delle nostre vite: capire come ci cureremo, come lavoreremo, cosa mangeremo, come ci sposteremo, come penseremo a noi stessi e al nostro pianeta dagli eccessi che talvolta caratterizzano le azioni finora prodotte.

La responsabilità sociale del governo e delle imprese: questa è la nuova “stagione del dovere”
Gli obiettivi della ricostruzione sono: crescita intelligente, responsabilizzazione del consumo e della produzione, coesione territoriale (tutto nella stabilità dei sistemi finanziari dove la banca e l’erogazione creditizia, specie finalizzata, rimangono indispensabili presupposti ).

La centralità della banca e del rapporto banca/impresa sarà confermato dalla necessità di finalizzare, al meglio possibile, il recovery plan cioè gli oltre duecento miliardi che arriveranno in Italia dell’Europa (next generation EU).
Questo elemento di base rafforza, a mio avviso, il giudizio “preliminare e assorbente” – come dicono i giuristi- di una nuova “stagione del dovere” la necessità di porre in essere, oltre che professionalmente le azioni necessarie per riconvertire produzione e consumo(aziende, PA e banche come protagonisti principali) ad una rigoroso rispetto del principio di una sana responsabilità sociale anche nei confronti delle altre parti sociali (sindacati, associazioni di categoria) dove la ricerca dell’interesse particolare deve essere necessariamente bandito a favore di un disegno più generale di ripresa/sviluppo e occupazione compatibili.
In questo quadro i livelli decisionali devono essere più responsabili dell’attualità, con una impostazione di fondo che garantisca tutti e non solo chi presiede alla decisioni a tutti i livelli (classe dirigente nella politica, amministrazione nell’azienda e nel sindacato dei dipendenti e nelle banche dove oggi il processo rischia una deriva burocratica deresponsabilizzante) così come negativo resta il corporativismo dei settori produttivi.
Questo dobbiamo fare, tutti a tutti i livelli, ricorrendo ad un impegno forte di intelligente umiltà e spirito di collaborazione reciproco che possano salvaguardare un clima sociale più positivo con garanzie di controllo effettive per tutti gli operatori ( il senso di giustizia diffuso fra operatori preposti da questo punto di vista, sarà fondamentale).
Concludendo la nuova stagione del dovere non può ergersi contro una stagione di diritti negativi (specialmente quelli sacrosanti al lavoro, alla giusta retribuzione, alla parità effettiva dei sensi solo per citare quelli più importanti).
La fine della discriminazione sociale e della politica che discute anche troppo, ma non produce decisione immediate e coerenti con i principi enunciati, crediamo abbiano fatto il loro tempo.
Oggi siamo chiamati tutti a prenderci, ognuno nel proprio ambito, le nostre responsabilità, fino in fondo, senza badare troppo alla facilità e alla comodità anche mediatica delle scelte.
Rimane sempre difficile passare dalle enunciazioni ai fatti concreti ma la coerenza tra pensiero/azione/ comunicazione concreta ( anche nei conseguenti comportamenti “personali e privati”) è ineludibile e troppo necessaria la posta in gioco che non consente distrazioni e deviazioni!

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