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Il fintech a Bruxelles con una voce sola per un mercato unico dell’innovazione

Dai pagamenti ai prestiti al digital banking, l’emergenza sanitaria ha spinto sull’acceleratore della digitalizzazione anche per quanto riguarda i servizi finanziari. Ora è difficile tornare indietro. Le soluzioni fintech non mancano, anzi evolvono velocemente, e la regolamentazione deve tenere il passo: come anche dimostra il fresco scandalo scoppiato in Germania attorno a uno dei “gioielli” del fintech europeo, Wirecard (anche se in questo caso si delinea un caso di truffa vecchio stile).

Per questo la regolamentazione deve adeguarsi all’innovazione tecnologica, senza per questo soffocarne le potenzialità. Per far sentire le esigenze del fintech a livello europeo e integrare le regole è nata recentemente la European Fintech Association (Efa), associazione che raggruppa una ventina di società di diverse dimensioni e settori di attività, tra cui due campioni italiani con proiezione internazionale come Moneyfarm e Satispay, accanto a marchi di caratura europea come N26, Raisin, Tink, Transferwise.

A pochi giorni dal lancio ufficiale a Bruxelles (ovviamente in versione digitale) ha raccolto una trentina di candidature all’adesione.L’Efa nasce dall’integrazione di due associazioni tedesche di settore ed è aperta anche all’adesione di associazioni nazionali così come di aziende non specificamente finanziarie.

«La missione principale è rimuovere gli ostacoli alle attività crossborder nell’ambito dei servizi finanziari, eliminando quello che è oggi l’ostacolo principale alla loro attività, una normativa non sempre omogenea e differenziata tra un paese e l’altro», spiega David Mascarello, legal counsel di Moneyfarm che fa parte del board esecutivo dell’associazione

D’altra parte la logica di un mercato unico dei servizi finanziari è in linea con l’azione della Commissione di Bruxelles per il mercato unico digitale.«Adeguare l’Europa all’era digitale è un elemento chiave della strategia di ripresa della Ue. Ora è il momento per le società fintech di coordinare le loro voci in Europa», ha affermato Jan Ceyssens, Head of Unit, Digital Finance,della DG Fisma della Commissione.

«L’aspetto al momento prioritario è l’integrazione dei sistemi di anti money laundering – prosegue Mascarello -. I servizi finanziari digitali implicano un onboarding a distanza e questo, secondo il regolatore, implica rischi più alti: per questo concordiamo con la necessita di garantire la sicurezza dei sistemi, ma al contempo chiediamo una semplificazione operativa che si basi su un set di criteri minimi per l’identificazione digitale della clientela accettabile in tutta l’Unione europea e sul mutuo riconoscimento delle procedure utilizzate nei diversi Stati membri per le verifiche antiriciclaggio».

Il livellamento dell’arena competitiva in Europa che è l’obiettivo di fondo con cui l’Efa si candida a far parlare il fintech con una voca unica punterà anche all’open banking, ai sistemi di pagamento, al peer-to-peer lending e a tutti i temi che permetteranno di unificare la politica per favorire l’innovazione nel campo dei servizi finaziari.

Che l’arena europea sia ormai lo scenario imprescindibile per le fintech lo dimostra anche l’iniziaitiva di quattro attori attivi nei pagamenti digitali, nello specifico online banking e-payment: l’olandese iDEAL, l’austriaca Eps, la tedesca Giropay in Germania e MyBank, attiva in Italia e Spagna hanno avviato un tavolo di lavoro congiunto per discutere e affrontare problematiche comuni con l’obiettivo di fornire risposte comuni per meglio soddisfare le richieste del mercato dei pagamenti digitali in Europa.

Fonte: Il Sole 24 ore

Redazione Credit Village

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