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Banche, al via il super fondo per gestire i crediti semi-deteriorati

Lo schema targato Sga per lo smobilizzo dei crediti semi-deteriorati delle banche italiane fa i suoi primi passi. A quanto risulta al Sole 24Ore, è oramai pronto a partire il fondo compartecipato da alcune banche in cui convogliare in una prima fase circa 1-2 miliardi di crediti semi-deteriorati di natura immobiliare, con uno sviluppo potenziale fino a 3-4 miliardi.

L’iniziativa promossa coordinata dalla Sga (Società per Gestione di Attività), il veicolo controllato dal Tesoro, in collaborazione stretta con Prelios – che agirebbe nel ruolo di Sgr e di – è finalizzata ad alleggerire il peso delle inadempienze probabili delle banche italiane – i cosiddetti Unlikely to pay -, e a favorirne un ritorno in bonis. Tutto è oramai pronto: in questi giorni sono attese le delibere delle banche, in vista di un apporto formale degli asset che dovrebbe scattare tra settembre e ottobre.

Al progetto – denominato Cuvée – hanno preso parte alcune banche medio-grandi italiane che hanno conferito un pacchetto di crediti Utp con sottostante immobiliare: tra queste ci sono BancoBpm, Mps, Ubi e Carige, a cui si aggiungono le due ex banche Venete finite dentro Sga. Si parte come detto da una size del valore lordo di circa un miliardo di euro, con l’obiettivo di arrivare rapidamenteo a due. In una successiva fase, poi, il fondo può allargare ulteriormente il perimetro fino a 3-4 miliardi.

Lo schema prevede l’acquisizione da parte del fondo di credito di un portafoglio condiviso di crediti garantiti da immobili detenuti dagli istituti coinvolti: a fronte di questo conferimento, ai partecipanti del veicolo sono attribuite quote azionarie del fondo stesso per un valore pari agli Utp, seppur adeguatamente svalutati.

Si tratta di uno schema del tutto innovativo per il comparto bancario italiano, e che può essere utilizzato come progetto pilota. Il vantaggio di tale schema è evidente: gli istituti ottengono il vantaggio di deconsolidare i crediti deteriorati dal bilancio senza dover incassare minusvalenze. Eppure, nel contempo, grazie alle quote detenute nel capitale del fondo, le banche possono beneficiare del potenziale recupero di valore dei crediti nel corso del tempo. E soprattutto riescono ad evitare la cessione a prezzi superscontati a fondi di investimento o altri soggetti finanziari.

Il veicolo ha come focus i portafogli di crediti semi-deteriorati di taglio minore, integralmente dedicati a progetti di real estate. Si tratta di un centinaio di posizioni, alcune delle quali condivise tre diverse banche. Nello specifico, sono crediti verso aziende alle prese con sviluppi immobiliari interrotti, dal comparto alberghiero a quello commerciale al residenziale. Un bacino potenziale, per la banche coinvolte, che come detto è stimato nel complesso attorno a 4 miliardi circa lordi.

L’assegnazione delle rispettive quote alle banche è arrivata solo a valle di un lungo processo di adesione e di valutazione degli Utp avviato nei mesi scorsi. E che ha previsto la necessità di un’analisi approfondita dei crediti – che tendenzialmente sono prezzati in maniera diversa da banca a banca – per neutralizzare eventuali discrepanze in termini di valutazione.

Prelios, come detto, agisce come Sgr del fondo e di curatore del recupero immobiliare, mentre Sga riveste il ruolo di special servicer e il compito di recuperare nuova finanza. La delicatezza del dossier è data dalla natura dei crediti Utp: diversamente dalle sofferenze (che sono crediti con clienti oramai entrati in default), le inadempienze probabili sono crediti riguardano rapporti commerciali vivi, e per questo sono trattati con grande attenzione dalle banche creditrici.

La novità del fondo cura-Utp è che di fatto rappresenta una sorta di “terza via” rispetto alla tradizionale vendita dei crediti a operatori specializzati o rispetto al recupero interno agli istituti. Il fondo infatti può raccogliere sul mercato risorse fresche da iniettare nelle aziende target per dare ossigeno alle ristrutturazioni. A supportare il progetto sono Bain&Co per la parte industriale, lo studio RccLex per gli aspetti legali.


Autore: Luca Davi
Fonte: Il Sole 24 Ore