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Cartolarizzazioni, dietro la ripresa l’incognita delle nuove regole

Eppur si muove. Dopo un mezzo passo falso nel terzo trimestre, il mercato delle cartolarizzazioni è tornato in Europa a funzionare a regime nell’ultimo scorcio del 2018, registrando emissioni per 88,4 miliardi di euro e chiudendo così l’anno passato con un livello complessivo pari a 268,8 miliardi di euro che, secondo i dati raccolti da Afme, non si registrava dal 2011. I fasti (e le distorsioni) del decennio precedente restano per la verità ancora piuttosto distanti, ma proprio quando la ripresa sembra aver acquisito una certa continuità una nuova incognita appare all’orizzonte.

Il mese di gennaio del nuovo anno si è infatti chiuso senza alcuna operazione di rilievo nel Continente (se si escludono le Clo, collateralized loan obligation) come non accadeva dal 2009, nè sembrano esserci operazioni all’orizzonte. Ma se dieci anni fa il fatto di «andare in bianco» poteva essere in qualche modo collegato alla bufera Lehman di qualche mese prima, stavolta secondo gli analisti l’insidia arriva da un altro fronte, non senza paradosso: l’entrata in vigore delle nuove norme sulle cartolarizzazioni Sts (semplici, trasparenti e standardizzate), nata con le migliori intenzioni di migliorare e rilanciare lo strumento, sta in realtà frenando gli operatori.

In attesa degli standard tecnici
«Gran parte del quadro tecnico sottostante resta incompleto e questo ha creato considerevoli incertezze per il settore», sottolinea Richard Hopkin, Head of Fixed Income di Afme, ricordando come alcune indicazioni cruciali su standard tecnici e linee guida (cioè la legislazione di secondo livello) restino da completare. Per il momento, sottolinea l’analista, a eccezione delle linee guida Eba sui criteri Sts, nessuno degli altri standard tecnici di regolamentazione (fra cui le regole di risk retention, i criteri di omogeneità per creare un mercato unico europeo e le norme di notifica Sts) è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale Ue.

I tempi rischiano di non essere brevi perché, nota Hopkin, «riteniamo che la bozza finale sugli obblighi di informativa possa essere pubblicata dall’Esma già questa settimana, ma poi saranno necessarie le approvazioni della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europeo». Il problema, aggiunge, non riguarda la sola tempistica, «ma anche il fatto che l’Esma ha portato alcune transazioni private, comprese le cartolarizzazioni di commercial paper garantiti, nell’ambito dei modelli dettagliati di rilevazione, rendendo praticamente impossibile per simili transazioni conformarsi ai requisiti di informativa».

I segnali dal mercato italiano
La pausa di riflessione non arriva come il classico fulmine a ciel sereno: «Ci aspettavamo una flessione nei volumi delle operazioni concluse nei primi mesi del 2019 a fronte del cambiamento normativo in atto», ammette Pietro Bellone, counsel dello Studio Legale Allen & Overy, che però parla anche di una «fase di attesa fisiologica, che non è indice di una contrazione del mercato». «Percepiamo piuttosto un crescente interesse per lo strumento delle cartolarizzazioni e stiamo già lavorando a nuove operazioni che saranno concluse e potranno essere designate come Sts una volta che la normativa sarà pienamente implementata». Anche per l’Italia, del resto, nel 2018 sono stati registrati i dati migliori da sei anni a questa parte: 47,1 miliardi emessi, 7,4 dei quali sono stati collocati sul mercato mentre il resto, come spesso avviene nel nostro Paese, è stato trattenuto dalle banche stesse per essere utilizzato come collaterale nelle aste di rifinanziamento Bce.

Fin qui tutto nella norma, dunque, o quasi. «Ma nei prossimi mesi – avverte Hopkin – i responsabili politici dovranno mantenere elevata l’attenzione e riprendere a creare un ambiente che aiuti la cartolarizzazione europea a prosperare, se si vuole far emergere un mercato vivace, di alta qualità e dinamico, in grado di fornire finanziamenti imprese e famiglie e al tempo stesso di aumentare la stabilità del nostro sistema bancario».


Autore: Maximilian Cellino
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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