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Banche, altri esami in arrivo Da Bce le nuove soglie di capitale

Neppure il tempo di tirare il fiato, che per le banche italiane si profila già un nuovo banco di prova. Dopo i risultati degli stress test emersi venerdì (in cui gli istituti domestici hanno mostrato una buona tenuta),oggi con Intesa Sanpaolo inizia il lungo round di trimestrali che si concluderà la prossima settimana.
Le attese, per il comparto, non sono brillanti. Colpa di un’esposizione ai titoli sovrani che, complice il rialzo dello spread a quota 291 punti base, indebolisce il capitale e contribuisce ad aumentare il profilo di rischio, rendendo anche più problematico il processo di pulizia di Npl (peraltro proprio ieri il Mef ha prorogato fino a marzo 2019 la garanzia per la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza, la Gacs). Possibile che le banche abbiano reagito all’instabilità sui Btp di questi mesi con delle vendite mirate, oppure con una rotazione verso il segmento (Hold to collect) utile a ridurre l’impatto dei danni. Secondo le stime il rialzo dello spread nel terzo trimestre dovrebbe comunque costare circa 8 punti base di Cet 1 ratio, in media.
Nel contempo però l’attenzione del mercato sarà rivolta soprattutto all’andamento operativo. E qua c’è poco da illudersi. Se nel secondo trimestre le banche hanno mostrato ricavi netti in frenata (da 3,2 miliardi del primo trimestre a 2,4 miliardi), nel terzo trimestre le cose rischiano di essere analoghe. L’attuale modello di business rende i profitti degli istituti correlati alla volatilità del mercato, sia in termini di generazioni di fee che di margine netto di interesse. E in un contesto di alta volatilità come quello attuale è difficile che i risultati non ne risentano.
Si vedrà, insomma. Certo è che se si fa un passo indietro, va detto che gli stress test hanno dato risultati confortanti per i nostri istituti. Nello scenario avverso, il settore del credito italiano lascia sul terreno 345 punti base di Cet 1 ratio, contro i 395 medi in Europa: numeri che lo rendono più resiliente di quello britannico e tedesco. Il comparto, va detto, è polarizzato. Come evidenziato ieri da Equita Sim, Intesa e Unicredit sono «tra i vincitori» della prova sui bilanci effettuata da Eba e Bce, tanto che entrambe le banche non dovrebbero subire variazioni nelle richieste di di capitale nel quadro dello Srep 2019, che arriverà a conclusione a gennaio. Per quanto riguarda Ubi, la performance è «lievemente più debole delle attese», anche perchè penalizzata da alcune voci one-off: tuttavia è «improbabile», dice la Sim milanese, che ci sia un aumento dei requisiti di capitale (o della guidance), nè un «impatto sulle valutazioni» visto che il buffer sul capitale è abbondante. Sull’andamento di BancoBpm (che nello scenario avverso ha registrato un calo di 453 punti base, contro i 340 punti base degli stress test 2016), incidono invece il mancato computo della cessione di Npl da 5 miliardi e le proiezioni dei costi legati alla fusione: Mediobanca evidenzia come la banca, insieme a Barclays, Lloyds e Deutsche Bank, nello scenario avverso al 2020 atterri a un Cet1 inferiore al requisito Srep. Anche Credit Suisse sottolinea come gli stress test abbiano dato un risultato misto, e di come le banche con i maggiori shortfall di capitale possano vedersi imposti degli add-on di capitale. Nulla è detto, tuttavia. Anche perchè gli stress test non prevedevano alcun automatismo, e comunque tutte le banche hanno evidenziato risultati superiori alla soglia critica del 5,5% del capitale. Resta insomma un ampio margine di discrezionalità del regolatore.
Ieri intanto il mercato ha scelto la via delle vendite, anche perchè ha pesato il suggerimento “vendere” assegnata da Goldman Sachs a Bper (-3,44%) e a Intesa Sanpaolo(-1,51%). In calo hanno chiuso anche Banco Bpm (-2,14% ) e Unicredit (-1,8%).


Autore: Luca Davi
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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