Dalla Redazione NPL e crediti deteriorati

Fine del Quantitative Easing e prudenza sugli NPL, le prossime mosse della BCE

Anche quando il Quantitative Easing terminerà, la politica monetaria della Banca Centrale Europea rimarrà “paziente, persistente e prudente” e le mosse successive, come l’aumento dei tassi d’interesse e il termine del reinvestimento dei titoli rimborsati a scadenza, saranno “graduali”, trasparenti, e soprattutto “prevedibili” perché la forward guidance sarà rafforzata e continuerà a guidare il mercato. E’ quanto ha affermato il presidente della BCE Mario Draghi introducendo i lavori del Forum BCE, di fronte alla platea di banchieri centrali ed economisti di fama mondiale riuniti a Sintra.

La settimana scorsa era arrivato l’annuncio della fine del programma di acquisto di obbligazioni che si dimezzerà da 30 a 15 miliardi tra ottobre e dicembre e terminerà definitivamente a partire da gennaio 2019. Tuttavia, Francoforte continuerà a reinvestire ciò che ha incassato dai bond giunti a scadenza “per tutto il tempo necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”. E il famoso rialzo dei tassi di interesse non dovrebbe scattare prima dell’estate 2019. Se poi ci fosse la necessità, ovvero improvvisi shock finanziari, il QE sarà riattivato immediatamente.

E ci sono notizie tranquillizzanti anche sul versante NPL: i supervisori della BCE stanno cercando una soluzione più accomodante che è più vicina alla proposta originaria, e prevede di dare alle banche un certo numero di anni per provvedere alle loro sofferenze, introducendo delle eccezioni, ad esempio per i paesi con un sistema giudiziario lento che rende il recupero del collaterale complicato, come nel caso dell’Italia. In alternativa il Single Supervisory Mechanism della BCE potrebbe dividere le banche e i prestiti in ‘cluster’, basata su quale percentuale del portafoglio è problematica o se sono esposti a un settore con problemi acclamati come lo shipping.

Anche dopo la forte riduzione registrata negli ultimi due anni, le banche della zona euro hanno ancora 721 miliardi di euro di crediti deteriorati, per lo più derivanti dalla crisi del 2008-2012 e concentrati soprattutto in Italia, Grecia e Portogallo. “I continui sforzi per contrastare gli Npl hanno comportato una riduzione del rapporto Npl complessivo dal 7,6% al 4,9%. Affrontare questi elevati livelli di Npl rimane una delle nostre priorità di vigilanza nel 2018”, ha confermato qualche giorno fa Pentti Hakkarainen, membro del supervisory board della BCE (Safe Policy Center), nel discorso pronunciato al Goethe University Frankfurt am Main. “Le banche devono, tuttavia, pulire ancora i loro bilanci. Con oltre 720 miliardi di euro, gli Npl continuano a rappresentare un problema non solo per la redditività e la stabilità delle banche, ma anche per l’economia nel suo insieme. I non performing loans rendono più difficile per le banche fornire nuovi prestiti all’economia, il che impedisce a quest’ultima di crescere”, ha spiegato.

Anche la redditività delle banche europee nel 2017 è migliorata rispetto al 2014. Tuttavia “abbiamo ancora alcune preoccupazioni. Il sistema bancario dell’area euro continua a lottare con una bassa redditività e, per molte banche, il loro rendimento del capitale proprio è ancora inferiore al costo del loro capitale azionario”, ha notato ancora Hakkarainen. Ad esempio, le banche europee non vanno di pari passo come quelle statunitensi. “Queste devono trovare il modo per diventare più redditizie senza correre rischi eccessivi. Devono sviluppare strategie appropriate, riconsiderare i loro modelli di business, aumentare le entrate ove possibile e tagliare i costi laddove necessario. Allo stesso tempo, la riduzione dei costi non dovrebbe andare a scapito di una gestione prudente. Ad esempio, le banche non devono permettere alcuna compiacenza nella gestione dei rischi”.

Infine è necessario completare l’unione bancaria con il terzo pilastro, il sistema europeo di assicurazione dei depositi, che eliminerebbe i potenziali impedimenti all’integrazione finanziaria e potrebbe contribuire a sostenere un sistema bancario veramente integrato nell’area dell’euro.

Condividi articolo...
Share on Facebook
Facebook
0Share on Google+
Google+
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *