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Npl, l’Abi: necessario prorogare le garanzie sulle cartolarizzazioni

Una proroga di sei mesi delle garanzie pubbliche sulle cartolarizzazioni di Npl bancari, le cosiddette Gacs. È questa la richiesta che arriva a gran voce dalle banche italiane rappresentate dall’Abi. La misura dopo un anno di proroga, è in scadenza il prossimo 6 settembre. E a disposizione ci sono sei mesi di ulteriore prosecuzione. Per ottenerla l’Italia tramite deve fare una richiesta formale a Bruxelles, da cui non è attesa alcuna resistenza, visto che il tema è stato discusso informalmente nelle scorse settimane. La volontà del Mef a procedere non è certo in discussione, ma nel contempo nessun passo falso, evidenziano le banche, è concesso. «È importante arrivare rapidamente a una proroga delle Gacs fino al febbraio del 2019», ha spiegato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, durante il workshop sull’Unione bancaria organizzato a Roma. Anche perchè in pipeline – come raccontato sul Sole 24Ore di mercoledì scorso – ci sono circa 30 miliardi di Npl da cartolarizzare: una montagna di carta che – senza una proroga della misura che sostiene il prezzo delle tranche senior – rischia di rimanere in pancia agli istituti.
A intimorire meno del previsto, d’altra parte, dovrebbe essere l’impatto del Mrel, ovvero il requisito minimo di fondi propri e altre passività soggette a bail-in, tema su cui l’Ecofin ha recentemente tracciato la sua proposta di calcolo. Secondo le stime di Prometeia, le maggiori banche italiane dovranno emettere bond subordinati supplementari (ammissibili per il cuscinetto Mrel) per un cifra compresa «tra i 9 e i 10 miliardi», dice Giuseppe Lusignani, vicepresidente della società di consulenza. Una cifra, questa, inferiore alle stime circolate fino ad oggi, che parlavano di una carenza di passività superiore a 30 miliardi.
Le sfide per il settore certo non mancano. E vanno dal completamento dell’Unione bancaria – a cui ancora manca la gamba della garanzia comune sui depositi, complice lo stallo politico a livello europeo – ai prossimi capitoli di attenzione da parte della supervisione. Sul primo punto, nel corso del workshop si è espresso Sergio Nicoletti Altimari, direttore generale del dipartimento macro prudenziale della Bce, che ha sottolineato come i timori per la mutualizzazione dei rischi bancari di paesi come la Germania siano «infondati». Altimari anzi ha evidenziato come «solo con crisi severe e perdite bancarie pari a tre quattro volte superiori alle peggiori registrate si avrebbe un effettivo trasferimento di risorse tra i vari paesi». Sul tema della regole si è invece soffermato Luigi Federico Signorini, vicedirettore di Banca d’Italia, secondo cui la nuova frontiera della regolamentazione è rappresentata dall’intermediazione finanziaria non bancaria. «Ora che la «questione» bancaria è in sostanza chiusa – dice Signorini – è tempo di prendere in considerazione i potenziali rischi di questo settore, che è in rapida crescita», tanto da essere oggi all’attenzione dei regolatori internazionali, specie dell’Fsb.
Il convegno è stato aperto dal presidente della Consob Mario Nava, da cui è arrivata una sottolineatura dell’importanza dell’educazione finanziaria. «Non funziona immaginare che ci sia un modo unico per farla e valido per tutti», ha detto Nava, che ha invitato le banche a collaborare sotto due aspetti: «nel formare i formatori e nel contatto con le Pmi», così da raggiungere meglio i destinatari finali dell’educazione.


Autore: Luca Davi
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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