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Mediobanca, le banche italiane vanno sovrappesate

In uno studio dedicato al settore bancario del Sud Europa, Mediobanca  ritiene che il timore legato alla riduzione dei crediti deteriorati abbia penalizzato troppo gli istituti del credito della periferia, che ora possono recuperare. A partire da quelli italiani quali Ubi, Bper, Credito Emiliano  e Unicredit, che meritano un giudizio outperform.

Gli esperti di Mediobanca  sottolineano che finora la necessità di ridurre gli Npe (non performing exposure), ossia i crediti deteriorati, ha rappresentato uno spettro per le banche del Sud Europa. L’idea è che ridurre velocemente i crediti deteriorati comporta perdite e questo urta la la redditività delle banche. Ma secondo Mediobanca  questro è un approccio troppo semplicistico. “Il miglioramento macroeconomico può aiutare la riduzione degli Npe e non tutti i crediti deteriorati sono uguali: i bad loans possono essere venduti, ma gli unlikely-to-pay possono essere ristrutturati”, si legge nell’analisi di piazzetta Cuccia.

Mediobanca ha stimato l’evoluzione dei non performing asset (Npa) per le banche del Sud Europa. Secondo gli esperti l’Italia può ridurre gli Npe di un terzo entro il 2021 (2/3 vendendoli, 1/3 recuperandoli). Questo vorrebbe dire che entro il 2019 l’Npe ratio (rapporto tra crediti deteriorati e totale) sarebbe inferiore al 10%, con Unicredit  e Credito Emiliano  in testa, Intesa Sanpaolo  e Ubi all’inseguimento e Mps  e Banca Carige  che restano indietro. “Ipotizziamo che non ci sarà più erosione del Cet1 dalla vendita di Non performning loan (Npl) dopo l’adozione del Ifrs9. La Spagna potrà tagliare di un terzo gli Npa entro il 2020 raggiungendo un Npa ratio del 7-8%”, dice il report. Quindi la qualità degli asset non è più un problema per le banche spagnole.

Secondo Mediobanca  gli unlikely to pay sono i crediti deteriorati più sensibili al contesto macro e sono quelli su cui l’Italia è più in ritardo nella ristrutturazione del portafoglio crediti. “Crediamo che le banche dovrebbero concentrarsi sugli Utp, utilizzando le risorse liberate grazie alla riduzione degli Npl”, si legge nel report. Questo potrebbe permettere alle banche di migliorare il Cet1 di 15 punti base per anno entro il 2020 e migliorare gli utili per azione del 6%.

Infine gli esperti hanno simulato l’impatto della versione finale dell’addendum e stimano un’erosione del Cet1 di 10-15 punti base entro il 2020, che potrà essere compensata grazie all’effetto che potranno avere sugli Utp possibili concessioni date dagli istituti ai creditori.

Di fatto dall’analisi di Mediobanca  emerge un quadro confortante sul cammino di de-risking delle banche del Sud Europa. Tra contesto macro positivo e crescita dei crediti, riduzione degli asset deteriorati innocua e un’accelerazione delle rinegoziazioni portà portare a un rapporto Npa del 6-7% nel 2021, in linea con la media Ue. In particolare gli analisti di Mediobanca  preferiscono le banche italiane che vanno sovrappesate in portafoglio, tenuto conto di valutazioni, possibili M&A e tassi. In particolare il giudizio outperform va a Unicredit , Ubi, Bper  e alla spagnola Bankia.

Intanto oggi a piazza Affari il comparto bancario è in luce con Bper  +2,1%, Ubi banca +1,91%, Banco Bpm  +1,73%, Unicredit  +1,23%, Intesa Sanpaolo  +1,08 e Mediobanca  +0,78%. Il settore beneficia anche della notizia che Deutsche Bank  ha sostituito il ceo, John Cryan, con un capo senior della divisione di banca retail, Christian Sewing.


Autore: Roberta Castellarin
Fonte:

Milano Finanza

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Redazione Credit Village

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