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Parlamento Ue: Bce non può adottare regole vincolanti generali su Npl

È sempre più teso il contrasto tra le istituzioni comunitarie sul futuro delle nuove esigenze di vigilanza che la Banca centrale europea ha illustrato in ottobre e che in Italia hanno provocate forti critiche. L’ufficio legale del Parlamento europeo ha dato parere negativo all’iniziativa dell’istituto monetario, sostenendo che la BCE avrebbe oltrepassato il suo mandato, proponendo regole obbligatorie erga omnes, e non relative a singoli istituti di credito.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, il testo del parere giuridico, richiesto a suo tempo dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, spiega chiaramente che la BCE non ha poteri così ampi dal poter imporre impegni vincolanti e per tutte le banche. Agli occhi degli esperti giuridici, l’iniziativa nei fatti introdurrebbe nuovi requisiti patrimoniali, aggirando per così dire la legislazione comunitaria e in particolare il regolamento noto con l’acronimo CRR.

Ai primi di ottobre, la BCE ha presentato nuove regole di vigilanza bancaria che hanno suscitato non poche critiche. Queste prevedono che dal 2018 i crediti non garantiti diventati sofferenze debbano essere coperti da accantonamenti nel giro di due anni. Quanto ai crediti garantiti anch’essi diventati sofferenze, questi devono essere coperti da accantonamenti nel giro di sette anni. La regola varrebbe per tutte i crediti di cattiva qualità dal 2018 in poi, indipendentemente dalla data di inizio del credito.
In buona sostanza, l’ufficio legale del Parlamento europeo considera che la Bce stia nei fatti legiferando, estromettendo i legislatori da questo ruolo. Il presidente Tajani ha inviato già oggi una lettera al presidente della Commissione affari monetari dell’assemblea parlamentare Roberto Gualtieri per trasmettergli copia del parere. Proprio domani mattina questa stessa commissione ascolterà in audizione il presidente del consiglio di vigilanza bancaria della BCE, Danièle Nouy.

La presa di posizione dell’ufficio legale giunge mentre da giorni è in corso un dibattito sull’opportunità dell’iniziativa dell’istituto monetario. In Italia, l’establishment finanziario teme che le nuove esigenze bancarie siano particolarmente costose. In questo braccio di ferro istituzionale, il presidente Tajani insiste per dire che la sua posizione è dettata da questioni di forma, non di merito, e che il suo compito è di difendere il ruolo del Parlamento europeo.

Non è chiaro cosa possa succedere ora. Il parere dell’ufficio legale dell’assemblea parlamentare non è vincolante. Il presidente della BCE Mario Draghi si è detto aperto al dialogo, anche se ancora martedì ha sottolineato come ridurre le sofferenze bancarie sia “la questione più importante”. Nel frattempo, le nuove regole della BCE rimarranno in consultazione a livello europeo fino all’8 dicembre.


Autore: Beda Romano
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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