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UniCredit svela il piano al 2019: aumento da 13 miliardi, 14mila uscite e maxi-accantonamenti sugli Npl

UniCredit si prepara al più grande aumento di capitale mai tentato in Italia: 13 miliardi, da raccogliere sul mercato nel primo trimestre 2017. È la novità principale, in realtà una conferma delle anticipazioni delle settimane scorse, contenuta nel nuovo piano industriale del gruppo presentato oggi a Londra dal ceo Jean Pierre Mustier: quasi 20 miliardi di capitale, considerando anche il “bottino” delle cessioni di Pioneer, Pekao e di parte di Fineco, per elevare di 8,1 miliardi gli accantonamenti sui crediti deteriorati e ripartire con una banca che al 2019, pur in presenza di un quadro regolatorio più stringente, potrà esprimere un RoTe del 9% e un Cet1 del 12,5%.

L’aumento – già coperto da un consorzio di garanzia con le principali banche d’affari, pur soggetto alle normali condizioni macro – è stato deciso ieri dal cda e si terrà nel primo trimestre, dopo ce sarà sottoposto all’assemblea strarodinaria il 12 gennaio. Oltre al capitale, l’elemento che più spicca nel nuovo piano imbastito da Mustier in questi primi quattro mesi al timone della banca è l’attenzione sui crediti deteriorati: con gli oltre 8 miliardi di rettifiche le coperture sulle sofferenze supereranno il 74,5%, valore più alto – ad esempio – di quello impostato da Mps per la cartolarizzazione con Atlante. Ogni portafoglio e ogni banca fa storia a sé, ma se UniCredit – spontaneamente, e non su istanza della Bce – ha posto l’asticella così in alto anche le altre banche dovranno in qualche modo tenerne conto. Piazza Gae Aulenti svaluterà subito tutte le sofferenze in pancia, e poi di qui al 2019 procederà con dismissioni graduali, che a quel punto non presenteranno ulteriori oneri: la prima operazione, da 17 miliardi di sofferenze lorde, è stata varata nella notte insieme a Fortress e Pimco.

Un piano all’insegna della prudenza, quello presentato oggi da Mustier, conservativo nelle premesse di scenario e nei target di gruppo: il contesto, con tassi bassi e requisiti di capitale sempre più alti, non offrirà grandi soddisfazioni. Così la banca si affida quasi integralmente a variabili interne: vale per la riduzione dei costi, 1,7 miliardi in tre anni, e del costo del rischio, ma anche per la crescita progressiva dei ricavi. Pressoché stabile il contributo del margine d’interesse (-0,2% il trend medio annuo ma volumi in crescita del 2,5% annuo), ad aumentare del 2% saranno l’anno le commissioni. Elemento determinante, si diceva, i costi e in particolare quelli relativi al personale: 14mila le uscite previste nell’arco del triennio, 6.500 in più del piano precedente.

Nessun ricorso allo Stato, nessuna operazione straordinaria, nessuna sorpresa. Saldati i conti con il passato, è la logica di Mustier, la banca potrà ritornare sulla via di una redditività sostenibile e in crescita, pur a fronte di un contesto di mercato tutt’altro che agevole: è così che il ceo proverà a convincere azionisti vecchi e nuovi a investire sulla banca, con un occhio di riguardo per il mondo degli istituzionali long term da cui qualche mese fa è spuntata una presenza gradita come Capital Research con il 6,75%, considerata di buon auspicio proprio in vista dell’aumento.

Nessun cenno, invece, alla governance: il tema, di spettanza del consiglio, non verrà trattato dal consigliere delegato ma sarà definito nei mesi futuri; in modo da arrivare al rinnovo degli organi, previsto per il 2018, con un consiglio verosimilmente alleggerito a 15 componenti (contro gli attuali 17) e un solo vice presidente: un pezzo in più da raccontare ai mercati per convincerli della maggiore efficienza e semplicità della nuova UniCredit.

 

 


Autore: Marco Ferrando
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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