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Fintech, Credit Village analizza rischi e opportunità nel faccia-a-faccia Consob-Borsa del Credito

Se Internet ha rivoluzionato il mondo, permettendo lo scambio di infinite informazioni in tempo reale, Fintech ci sta proiettando direttamente nell’era della Finanza 2.0, in cui presto (alcuni già lo fanno) potremo scambiarci qualsiasi cosa, persino la nostra casa, come se fosse una semplice mail. Grazie alla tecnologia Blockchain, il protocollo digitale che si è sviluppato attorno alla criptovaluta Bitcoin, è già possibile fare a meno dei soggetti intermediari, a cominciare dalle banche. Secondo Goldman Sachs, una delle banche d’affari più impegnata nel Fintech, le realtà che operano nei servizi finanziari tradizionali rischiano di perdere 4,7 miliardi di dollari di ricavi l’anno a favore di start up che offrono soluzioni all’avanguardia. Metà della clientela bancaria di tutto il mondo utilizza già prodotti o servizi di almeno una FinTech, come attesta il primo World FinTech Report realizzato da Capgemini e LinkedIn. Il World Economic Forum stima che il 10% del PIL mondiale sarà basato sulla tecnologia Blockchain già nel 2025.
Dunque il mondo finanziario è in pieno stravolgimento e l’Italia non è certo immune da questo cambiamento epocale: anche se nell’ultima classifica Fintech100, che elenca i 100 principali innovatori al mondo del settore Fintech, non c’è neanche un’azienda italiana, ci sono diverse realtà interessanti che stanno prendendo piede. Credit Village sta seguendo da vicino questo momento cruciale e in occasione del Credit Village Day 2016, incentrato proprio sulla rivoluzione Fintech, ha intervistato BorsadelCredito.it, la prima piattaforma italiana di P2P lending, e la Consob, autorità di vigilanza dei servizi finanziari. Ne è emerso un interessante faccia-a-faccia sulle nuove opportunità e sui possibili rischi legati al fenomeno Fintech.
“La digitalizzazione dei servizi finanziari cambierà in profondità i rapporti tra intermediari e clienti al dettaglio, data la natura remota, quindi a distanza e senza vincoli geografici e temporali, di questa relazione – afferma Giuseppe D’Agostino, Vice Direttore Generale di Consob – L’autorità si sta ponendo la seguente domanda: in che modo e secondo quali tempistiche questo fenomeno di mutazione avverrà nell’ambito dei servizi di investimento del risparmio? Da una parte ci saranno sicuramente nuovi servizi a costi inferiori e con tempi di esecuzione molto più rapidi, ma dall’altra parte bisogna capire quali siano i rischi di sistema indotti dal diffondersi di forme di decentralizzazione, accompagnate da spinte alla disintermediazione con l’apparire di operatori esterni al perimetro dei soggetti autorizzati, banche in primis. Si porranno problematiche sul diritto da applicare, data l’incertezza sulle mosse del cliente e sui metodi di controllo delle strutture tecnologiche applicate alla finanza. Inoltre il gap di alfabetizzazione digitale potrà creare una situazione paradossale per cui intere fasce di popolazione potrebbero sopportare un costo più elevato per usufruire di servizi finanziari tradizionali.

Quali azioni sta mettendo in campo la Consob? “Insieme ad alcune università italiane e alle principali Associazioni dei Consumatori stiamo mettendo a punto un progetto di ricerca articolato in gruppi di lavoro che analizzeranno aspetti specifici del Fintech. Un primo progetto riguarda il Robo Advice, ovvero la consulenza automatizzata. E’ importante conoscere come gli intermediari finanziari abilitati ai servizi di investimento si apriranno a queste nuove applicazioni e come si eviterà il rischio di abusivismo da parte di soggetti non autorizzati. Un secondo progetto analizzerà i vantaggi e i potenziali rischi della Blockchain applicata agli strumenti finanziari. Molte delle nostre conoscenze tradizionali e delle nostre certezze in ambito economico e giuridico andranno attualizzate e forse ripensate. Un terzo progetto, infine, analizzerà il probabile scenario in cui il mercato del credito diventi terreno di competizione tra banche e nuovi soggetti Fintech. Un punto su cui porre l’attenzione riguarda la profilatura del cliente, che è il cuore di una corretta prestazione di un servizio d’investimento: questa attività sarà effettuata da software realizzati da soggetti esterni al sistema bancario e bisognerà capire quale saranno i rapporti di forza tra gli operatori tradizionali e le nuove piattaforme di mercato. Rispetto alle piattaforme di peer-to-peer lending, accessibili a tutti i paesi, si pone una questione di quale diritto applicare, come nel caso di Airbnb. Bisogna ancora stabilire se si tratta di “semplici” piattaforme tecnologiche o di prestatori di servizi, con la differenza che nel settore finanziario c’è anche un rilevante problema di privacy”.

Cosa risponde Borsa del Credito rispetto ai potenziali rischi sollevati da Consob? “A proposito del Robo Advisor – dichiara Antonio Lafiosca, Socio e Chief Operating Officer di BorsadelCredito.it – crediamo che l’allerta sia più che ingiustificata nel nostro Paese. Se pensiamo a quello che è successo ai risparmiatori italiani negli ultimi 10 anni, con i casi Cirio e Parmalat, viene difficile prendersela con un algoritmo. A nostro avviso il Robo Advisor non peggiorerà affatto le tutele dei risparmiatori. I regolatori sono molto attenti ai nuovi operatori, dimenticandosi a volte di quelli vecchi che vengono sostenuti anche con soldi pubblici. In realtà dovrebbe essere il contrario: iniziative nuove andrebbero incentivate nella fase iniziale, come accade ad esempio in Inghilterra dove grandi fondi stanno investendo in start-up innovative. Rispetto ai rischi legati alle piattaforme di P2P lending voglio precisare che chi usa la nostra piattaforma è tutelato sotto tutti gli aspetti perché abbiamo un sistema fortemente vigilato e applichiamo gli stessi controlli delle banche. Non esiste quindi la possibilità che possano arrivare soldi di dubbia provenienza o che possano accedere alla piattaforma operatori da paesi canaglia. Il nostro è uno strumento finanziario a basso rischio per 3 motivi: c’è un’attenta valutazione sulle controparti, c’è un meccanismo di protezione con un’assicurazione che copre i possibili sinistri e poi c’è una diversificazione estrema del portafoglio che, come insegnano i vecchi maestri della finanza, ci salvaguarda dai possibili default. La ciliegina sulla torta è che questi soldi vanno a finire direttamente nelle tasche dei lavoratori, mentre sfido chiunque a dirmi dove vanno a finire i soldi che mettiamo sugli attuali conti deposito o sulle subordinate”.

Quali sono i fenomeni Fintech che si stanno affermando in Italia? Uno dei fenomeni che si sta diffondendo in maniera abbastanza evidente è il lending crowdfunding: nell’ultimo anno questo segmento si è sviluppato tantissimo sia come ampiezza che come numero di operatori. Le piattaforme che offrono prestiti ad imprese e consumatori sono passate da 2 a 10 in un solo anno e sono arrivati diversi investitori stranieri.

Sta prendendo piede anche il Robo Advisor, su cui stanno puntando tanti operatori, da CheBanca! a MoneyFarm, mentre ha leggermente frenato il settore dei pagamenti”.

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