Dalla Redazione

Recupero Crediti: attività economica ed effetti occupazionali

Premessa

L’attività di recupero crediti viene spesso analizzata esclusivamente dal punto di vista imprenditoriale e quindi in termini di redditività e di profitto per coloro che la gestiscono direttamente.
Molto meno noti sono gli aspetti di esternalità positiva che, a livello macroeconomico, l’attività di recupero crediti può determinare per l’economia di un paese nel suo complesso.
La realtà e i dati disponibili dimostrano effettivamente che l’attività di recupero crediti può essere ed è una importante fonte di benessere a livello macro e che essa è in grado, utilizzando il linguaggio dell’economia, di generare effetti addizionali e positivi per l’intero sistema economico.
In questo contributo, vogliamo fornire alcune evidenze sul ruolo catalitico che l’attività di recupero crediti può fornire alla performance di un sistema paese. Forniremo per iniziare, un quadro di riferimento generale che consente di legare l’attività di recupero crediti alla performance di un sistema paese. Ci focalizzeremo in seguito su un particolare aspetto che, nell’ambito della performance economica di un paese, rappresenta un perno fondamentale del benessere di una collettività: l’impatto sul mercato del lavoro. L’idea di questo approfondimento nasce da uno studio commissionato da UNIREC e presentato durante l’Annual 2016.

Recupero crediti e performance macroeconomica: i legami tra i due fenomeni

Una efficace attività di recupero del credito, specie se consideriamo la prospettiva dell’attività di un’impresa in funzionamento, e la performance economica di un paese non sono legate tra loro da nessi diretti. Un miglioramento dei tassi di recupero ha effetti indiretti e mediati sul successo dell’economia di un paese che vale la pena di riassumere brevemente.
Un’efficace attività di recupero porta a una riduzione dei tempi di riscossione per il creditore ed eventualmente anche a una aumentata percentuale incassata. Tempi più brevi e importi più alti hanno un ovvio effetto benefico sulla liquidità del creditore che, ferme restando altre variabili economico-finanziarie, rende l’impresa più solida e meno vulnerabile e soggetta a rischi. Un’impresa meno rischiosa può ottenere
risorse finanziarie più facilmente e a condizioni meno onerose, cosa che consente di rafforzare la redditività dell’azienda stessa. Da ultimo, come è comprensibile, un’azienda più redditizia è nella condizione di reinvestire tutti o parte degli utili d’impresa, di procedere alla realizzazione di nuovi investimenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Ciò ha un effetto propulsivo sulla performance macroeconomica
di un sistema paese.
Questa catena di relazioni causa-effetto, per quanto apparentemente ovvia e vicina al buon senso comune, è stata oggetto di attento studio nel report 2016 intitolato “Doing Business” elaborato dalla World Bank/Banca Mondiale con l’obiettivo di analizzare come i vari paesi del mondo aiutano la crescita economica attraverso un sistema di “buone prassi”. La gestione e il recupero dei crediti è una di esse e considerata di rilevante importanza.
Uno sguardo alla tabella 1 è piuttosto indicativo della situazione italiana rispetto ad alcune altre economie sviluppate.

Tabella 1: Comparazione delle prassi di recupero crediti

Fonte: World Bank, Doing Business 2016

Come si nota, rispetto ai paesi più virtuosi e alla media dei paesi OECD, l’Italia presenta un numero medio di anni più alto per la risoluzione dell’insolvenza di un debitore, sostiene complessivamente costi più alti per le procedure di recupero (22% del valore del credito rispetto al 9% medio dei paesi OECD) e mostra una percentuale di recupero decisamente più contenuta. E’ chiaro che in queste circostanze il circolo virtuoso tra migliore attività di recupero del credito e performance macroeconomica viene fortemente limitato.
Un’ulteriore evidenza interessante che emerge dallo studio della Banca Mondiale è la relazione tra le buone prassi di recupero dei crediti e la generazione di nuove attività imprenditoriali.
La tabella 2 mostra la correlazione tra l’efficacia dei processi di risoluzione delle insolvenze e le attività legate all’avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale. I dati indicano che un paese è contemporaneamente più distante dai suoi migliori concorrenti sia in termini di prassi di recupero dei crediti sia in termini di creazione di nuove iniziative imprenditoriali.
La tabella 2 mostra la correlazione tra l’efficacia dei processi di risoluzione delle insolvenze e le attività legate all’avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale. I dati indicano che un paese è contemporaneamente più distante dai suoi migliori concorrenti sia in termini di prassi di recupero dei crediti sia in termini di creazione di nuove iniziative imprenditoriali. Non solo, ma questi due fenomeni si muovono in
parallelo con un grado di parallelismo pari a 0.46 rispetto ai una perfetta correlazione pari a 1.

Tabella 2: Correlazione tra risoluzione delle insolvenze e lancio di nuove iniziative imprenditoriali

Fonte: World Bank, Doing Business 2016

Nel complesso, i dati indicano in modo piuttosto evidente che l’attività di recupero dei crediti può giocare un ruolo di primo piano nel rilancio dell’economia e nella creazione di condizioni di più alto benessere per i cittadini.
Prima di entrare in maggiore dettaglio sulla relazione tra attività di recupero del credito e impatti sul mercato del lavoro, vogliamo richiamare un ulteriore studio che ha analizzato le relazioni tra crescita economica, benessere e attività di credit recovery. In un rapporto pubblicato nel 2013 dal National Bureau of Economic Research, Calvo, Coricelli e Ottonelli hanno dimostrato che durante una crisi finanziaria le politiche di credit recovery hanno un impatto positivo sui livelli occupazionali e preservano il valore reale dei salari, diversamente da politiche inflazionistiche o di svalutazione che determinano una riduzione del potere di acquisto o effetti negativi dovuti all’aumento del costo delle importazioni per un paese.

L’impatto del recupero crediti sull’occupazione

Tra le esternalità positive dell’attività di recupero crediti, uno degli effetti più rilevanti sia in termini economici che sociali, è rappresentato dagli effetti prodotti in tema di occupazione. L’attività di recupero crediti infatti permette da un lato la creazione diretta di posti di lavoro nelle aziende che gestiscono il recupero crediti e nel relativo indotto (effetto aggiuntivo), dall’altro favorisce il mantenimento dei livelli
occupazionali nelle aziende clienti proprio grazie al recupero dei crediti insoluti (effetto difensivo).
Tali effetti, fino ad oggi poco studiati, appaiono meritevoli di approfondimento e di misurazione, per quanto reso possibile dai dati disponibili per il caso italiano.
Per quanto riguarda l’occupazione aggiuntiva creata dallo sviluppo dell’attività di recupero crediti è possibile identificare l’”impatto diretto”, derivante dal numero di addetti attivi nel settore del recupero crediti, cui va a sommarsi l’”impatto sui fornitori”, dato dal numero di posti di lavoro creati presso le le aziende fornitrici di beni e servizi alle imprese di recupero crediti (es servizi telefonici, materiali di consumo,
immobili, ecc).
L’impatto diretto è facilmente apprezzabile tramite la figura 1, che riporta l’andamento dell’occupazione nelle aziende di recupero crediti sia in valori assoluti che di trend per il triennio 2013-2015. Nel 2015 gli occupati complessivi si attestano oltre le 20.000 unità, mostrando un tasso di crescita stabile attorno al 7%, ampiamente superiore alla media dell’economia nazionale del periodo.

Figura 1: L’impatto diretto sull’occupazione: numero occupati delle aziende di recupero crediti

Fonte dati: Unirec

Più difficile appare la quantificazione dell’impatto indiretto, ovvero presso le aziende fornitrici, anche a causa dell’assenza dei dati necessari per il caso italiano (1). Per ottenere almeno un ordine di grandezza è però possibile mutuare i parametri utilizzati da un’analisi applicata al mercato statunitense (The Impact of Third-Party Debt Collection on the U.S. National and State Economies, Ernst&Young, 2013) che stima in 0,7 il moltiplicatore da applicare agli occupati delle imprese di recupero crediti per ottenere il numero di posti di lavoro creati presso le aziende fornitrici. Adottando un approccio conservativo (ovvero un moltiplicatore pari a 0,5) a i posti di lavoro indotti in Italia presso i fornitori equivarrebbero dunque ad un valore prossimo ai 10.000 occupati.
Venendo all’effetto difensivo, si tratta di un risultato non solo positivo ma anche più corposo sull’occupazione e dunque ancor più interessante in temini macroeconomici. L’analisi è effettuata attraverso la stima dell’“Impatto sui clienti” , ovvero del numero di posti di lavoro mantenuti presso le aziende clienti anche grazie all’attività di tutela dei crediti. I crediti recuperati infatti, restituendo liquidità e redditività alle imprese, permettono anche la salvaguardia dei livelli occupazionali in essere presso le stesse.
Più in dettaglio, la misurazione è stata condotta confrontando l’entità monetaria del recupero crediti per i principali macrosettori economici (fonte Unirec) con i dati sull’occupazione settoriale forniti dal Consiglio Nazionale del Lavoro (Cnel). Le stime ottenute sono da intendersi quali misure «conservative» del fenomeno in quanto riflettono una rappresentazione limitata ai singoli settori coinvolti.
La figura 2 mostra l’incidenza dei crediti recuperati sul costo del lavoro nei due principali settori clienti delle aziende di recupero, quello finanziario e quello delle utilities-telecomunicazioni per il periodo 2010- 2014. Per il settore finanziario i crediti recuperati equivalgono ad una quota crescente e sempre più rilevante del costo del lavoro (dal 6% del 2010 fino al 18% del 2014). Quanto al settore Utilities e TLC si
osserva un’incidenza media ancora più elevata (i crediti recuperati sono mediamente pari al 20% del costo del lavoro) ed un trend tendenzialmente costante (con l’eccezione del 2014). Per entrambe i settori dunque l’attività di recupero crediti rappresenta un’importante strumento per facilitare il mantenimento dei livelli occupazionali, specialmente nel caso di imprese labour intensive.

Figura 2: Incidenza dei crediti recuperati sul costo del lavoro

Fonte dati: Unirec e Cnel

Una seconda elaborazione offre una misura ancora più diretta del contributo dell’attività di tutela del credito al mantenimento dell’occupazione, quantificando l’entità del recupero crediti in termini di numero di posti di lavoro equivalenti (2). Con riferimento al settore finanziario, la figura 3 mostra che per il periodo 2010-2012 (3) i crediti recuperati equivalgono ad un numero crescente di posti di lavoro compreso tra le 34.000 e le 57.000 unità, ovvero tra il 5% ed il 9% del totale della forza lavoro, a fronte di un numero di occupati sostanzialmente stabile per il settore nel suo complesso. Ancora più rilevante appare il contributo del recupero crediti per il settore dei servizi di informazione e comunicazione (figura 4): per lo stesso arco temporale 2010-2012 i crediti recuperati equivalgono ad un valore compreso tra le 90.000 e le 110.000 unità, ovvero tra il 17% ed il 20% del totale della forza lavoro in essere, rimasta sostanzialmente costante nel periodo considerato.

Figura 3: Numero posti di lavoro corrispondenti ai crediti recuperati – settore finanziario

Fonte dati: Unirec e Cnel

Figura 4: Numero posti di lavoro corrispondenti ai crediti recuperati – servizi di informazione e comunicazione

Fonte dati: Unirec e Cnel

Considerando congiuntamente i due settori e utilizzando i dati medi del periodo analizzato è dunque possibile affermare che l’attività di tutela del credito ha contribuito a mantenere circa 150.000 posti di lavoro all’anno presso le aziende che ne hanno utilizzato i servizi, fornendo un aiuto decisamente rilevante anche all’economia del nostro Paese.

Conclusioni
Dal punto di vista macroeconomico, l’attività di recupero crediti presenta importanti esternalità positive, in quanto produce effetti positivi sul credito concesso, sugli investimenti, sull’occupazione. Meccanismi di recupero crediti efficaci consentono quindi ad un paese di guadagnare competitività in logica di sistema.
Di particolare rilevanza è il contributo che i servizi di tutela del credito offrono in termini di occupazione, sia direttamente nelle aziende operatrici e fornitrici che indirettamente in quelle clienti. I crediti recuperati equivalgono ad una quota crescente del costo del lavoro e del numero dei posti di lavoro delle aziende clienti e permettono alle medesime il mantenimento dei livelli occupazionali anche durente le
fasi più critiche.
Di qui l’auspicio che l’apporto positivo all’economia del Paese offerto dai servizi di tutela del credito venga adeguatamente riconosciuto e che il processo di riforma in atto favorisca lo sviluppo di prassi e strumenti adeguati a promuovere un’attività di recupero sempre più efficace, pur nel rispetto dei diritti dei debitori

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(1) L’analisi richiederebbe l’applicazione di un modello input-output per il quale non tutti i dati necessari sono disponibili

(2) Tal misura è ottenuta rapportando il valore monetario dei crediti recuperati (dato Unirec) al reddito medio settoriale per dipendente (fonte Consiglio Nazionale del Lavoro)

(3) Il più recente per il quale erano disponibili i dati necessari

 

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