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Poste Italiane in corsa per l’acquisto di Pioneer

Poste Italiane guarda con interesse alla cessione di Pioneer, la società di asset management con 220 miliardi di masse gestite messa in vendita da UniCredit. La società guidata da Francesco Caio rientra tra i potenziali interlocutori cui la banca guidata da Jean Pierre Mustier ha fatto recapitare la documentazione per poter presentare una manifestazione di interesse non vincolante, i cui termini scadono il prossimo 20 settembre.

Non è un mistero che Poste Italiane stia valutando da tempo opzioni per una crescita per linee esterne. L’obiettivo è previsto nel piano industriale e i comparti strategici sono la logistica, il sistema dei pagamenti e il risparmio gestito, settore quest’ultimo nel quale Poste aveva già fatto shopping comprando una quota di minoranza in Anima sgr. La società guidata da Francesco Caio crede molto nel risparmio gestito e questa volta vorrebbe fare il salto dimensionale per diventare il maggiore polo del risparmio gestito del paese. E la cessione di Pioneer da parte di UniCredit da questo punto di vista rappresenta un’occasione importante. Secondo le indiscrezioni, UniCredit vorrebbe valorizzare la società ad almeno 3 miliardi di euro: le modalità di dismissione non sarebbero ancora definite, visto che nei giorni scorsi si è parlato di alleanza industriale o vendita tout court. Un’operazione da 3 miliardi sarebbe impegno importante per il gruppo dei recapiti e non è del tutto da escludere che l’obiettivo possa essere l’acquisto di una partecipazione, anche importante.

L’altro aspetto significativo che la partecipazione alla gara aperta da UniCredit su Pioneer porta con sé è lo slittamento della cessione sul mercato della seconda tranche del 30% di Poste da parte del ministero dell’Economia. Il dicastero potrebbe ufficializzare già oggi la decisione di rinviare al 2017 il collocamento. Tra le ragioni della decisione c’è la volatilità dei mercati, legata in parte alla fase di incertezza politica, l’iter di approvazione del Dpcm per la ulteriore privatizzazione, che ancora deve ricevere il parere non vincolante della Camera. Ma tra le valutazioni c’è sicuramente anche la partecipazione alla gara per Pioneer da parte di Poste. Operazione che se andasse a buon consentirebbe di valorizzare sicuramente meglio le cessione della seconda tranche. Del resto, avviare le procedure per un’offerta pubblica di vendita, con tanto di incontri con gli investitori proprio mentre la società potrebbe portare a casa un’acquisizione da qualche miliardo di euro non ha molto senso. Da qui la scelta finale di rinviare tutto, nonostante gli advisor abbiano lavorato nel corso dell’estate anche per aggiornare il prospetto informativo.

Sullo sfondo resta anche la debolezza del titolo Poste in Borsa, che continua a galleggiare sotto il prezzo di collocamento dell’Ipo: ieri ha chiuso in progresso del 2% circa, a 6,4 euro, contro un prezzo di Ipo di 6,75 euro. A dire il vero quest’ultimo aspetto è quello che preoccupa meno l’azionista ministero del Tesoro, le banche e gli advisor del collocamento (Imi, BofaMerrill Lynch, Citi, Mediobanca, Unicredit, Credit Suisse, Goldman Sachs, Jp Morgan, Morgan Stanley, Ubs le banche del consorzio; Rothschild e Clifford Chance advisor della società, Lazard e Sherman & Sterling advisor del Tesoro). E questo perchè comunque la società guidata da Caio ha approvato un bilancio 2015 e una semestrale con risultati in costante crescita, dimostrando che i fondamentali della società sono più che soldi. Il Governo ha fatto inoltre chiarezza sulla governance futura di Poste, il cui controllo (una volta completata la cessione del residuo 30% in mano al Tesoro sul mercato) sarà lasciato alla Cdp (30% circa del capitale), ma le funzioni di indirizzo e controllo resteranno nelle mani del ministero dell’Economia.


Autore: Laura Serafini
Fonte:

Il Sole Ore

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