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Mps, il piano regge al primo test del mercato

Bocciate le promosse, promossa l’unica bocciata. Nel giorno in cui il mercato ha deciso di capovolgere l’esito degli Stress test, il Monte dei Paschi di Siena si è preso la soddisfazione di chiudere in territorio positivo (+0,56%) a 0,31 euro una seduta nerissima per tutti i titoli del settore. Soddisfazione decisamente magra, considerate le attese e i massimi di seduta – quando il titolo ha toccato 0,34 – ma che basta a far sperare in un sostanziale avallo da parte del mercato del piano presentato venerdì dal ceo Fabrizio Viola. «È un po’ presto per fare delle valutazioni, bisogna sempre avere un po’ di prudenza nel valutare l’andamento giornaliero della Borsa, però è partita con il piede giusto e penso sia importante per un piano impegnativo come quello che abbiamo deliberato venerdì», ha dichiarato ieri il manager in un’intervista rilasciata in serata ai microfoni del Tg1.

D’altronde la maxi-cartolarizzazione da 9,2 miliardi di sofferenze nette, lo spin-off, l’aumento fino a 5 miliardi erano già noti al mercato, che venerdì aveva soffiato sulle vele del Monte. Ciò non toglie che diversi analisti ieri abbiano messo in guardia dai rischi di esecuzione della terapia d’urto approvata dalla Vigilanza di Francoforte: a coprire le spalle c’è un accordo di pre-underwriting, quindi per ora solo un impegno a sottoscrivere un – successivo – contratto di garanzia, peraltro subordinato a una serie di condizioni. Tra queste, c’è anche il deconsolidamento degli Npl nonché le attività di pre-marketing, che in autunno sonderanno l’appetito del mercato.

«Date le dimensioni del rafforzamento di capitale rispetto all’attuale capitalizzazione della banca, l’aumento potrà essere effettuato a uno sconto massimo del 16% sul Terp», si leggeva ieri in un report di Equita a firma di Giovanni Razzoli: «la situazione alza il rischio per le banche della pre-garanzia di sottoscrivere le nuove azioni». Un pericolo ben noto ai diretti interessati, tanto è vero che proprio in queste ore si sta allargando il cordone di sicurezza: alle spalle di Jp Morgan e Mediobanca, joint global goordinators, già venerdì era stata annunciata la presenza come joint bookrunners di Banco Santander, BofA Merrill Lynch, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, ai quali ora dovrebbero unirsi anche Commerzbank, Société Générale, Bbva, Barclays e Hsbc; per la formalizzazione delle new entry mancherebbe solo il voto favorevole dei rispettivi consigli, e la formazione definitiva con cui i garanti scenderanno in campoa fianco del Monte si dovrebbe avere verso metà settimana.

Ieri il ceo Fabrizio Viola e il presidente Massimo Tononi sono rimasti a Milano. L’impegno di questi giorni è tutto concentrato nell’avvio dei cantieri, che sulla carta sono tre. Il primo riguarda il nuovo piano industriale, cioè quella nuova guidance che dovrebbe consentire a Fabrizio Viola di presentarsi di nuovo al mercato offrendo una banca «totalmente ripulita, con un rating molto più elevato e un costo del funding tra i migliori del sistema» (come ha detto a Il Sole 24 Ore nell’intervista di domenica): la discussione in cda e quindi la presentazione con la comunità finanziaria sono attese a settembre, proprio nei giorni in cui dovrebbe essere convocata – un mese dopo – l’assemblea straordinaria per l’approvazione dell’aumento di capitale.


Autore: Marco Ferrando
Fonte:

Il Sole 24 Ore

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