Normativa e regolamentazione NPL e crediti deteriorati

Fondo Atlante, cos’è e quali gli obiettivi? Esperti a confronto

Il Fondo Atlante, come ha voluto precisare Pier Carlo Padoan, “è un’iniziativa privata, che dovrebbe dare un calcio d’inizio e scuotere fortemente il mercato delle sofferenze bancarie. Lo scopo di questo fondo Atlante è doppio: da un lato quello di fornire un meccanismo di backstop per la capitalizzazione delle banche, cioè di un meccanismo che entra in funzione solo all’occorrenza. L’altro scopo è quello di fare affluire fondi privati nei crediti in sofferenza (Npl) che sono ancora lì, con numeri che sono ancora rilevanti anche se talvolta è confuso il loro vero significato”.

Stando a quanto asseriscono gli osservatori internazionali viene considerata un’iniziativa da tenere sotto osservazione. Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha definito Atlante: “un approccio interessante, limitato nella taglia e nell’ammontare, ma interessante. E’ però talmente recente che mi riservo la valutazione”.

I crediti deteriorati sono un’eredità della crisi, per questa ragione, fa notare Lagarde, le autorità italiane hanno riconosciuto che è un problema che deve essere affrontato.

Qual’è il primo obiettivo del Fondo Atlante? Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, spiega che l’obiettivo primario del Fondo Atlante è quello di “garantire che condizioni di mercato sfavorevoli non impediscano l’attuazione di interventi di ricapitalizzazione, necessari e ben definiti. La prima occasione sono gli aumenti di capitale di due banche venete. Lo scopo non è realizzare un intervento diretto, ma offrire una rete di sicurezza, che avrà tanto più successo quanto meno sarà utilizzata”. Visco ha inoltre sottolineato che “c’è un problema specifico delle banche italiane in questo momento: le sofferenze”, per questa ragione “l’iniziativa potrà comportare effetti positivi per tutte le banche italiane”.

A fare maggiore chiarezza ci pensa Intesa Sanpaolo, che attraverso un comunicato stampa che riportiamo fedelmente, spiega che il Fondo Atlante sarà uno strumento che permetterà di:

  1. “Deconsolidare dai bilanci delle banche italiane un ammontare importante di crediti in sofferenza, a valori coerenti con rendimenti di mercato non speculativi;
  2. assicurare il successo degli aumenti di capitale richiesti dall’Autorità di Vigilanza a banche che si trovano nell’immediato a fronteggiare oggettive difficoltà proprio a causa dell’elevato livello di sofferenze.

Almeno il 30% dei fondi di Atlante, integrato da quanto non impiegato in interventi sul capitale di banche individuate entro il 30 giugno 2017, sarà destinato all’acquisto di tranche junior da veicoli di cartolarizzazione di crediti in sofferenza provenienti da una pluralità di banche. Il portafoglio delle posizioni in sofferenza che rientrerà in questa operazione potrà beneficiare anche della creazione di valore derivante da unServicer best-in-class in grado di sfruttare economie di scala e di scopo di un portafoglio multi-banca e dall’implementazione di logiche e competenze proprie di una Real Estate Owned Company (REOCO) nella gestione attiva delle garanzie immobiliari. La soluzione strutturale ai crediti in sofferenza del sistema bancario potrà essere completata con l’annunciata emanazione da parte del Governo di provvedimenti finalizzati a dimezzare i tempi di recupero dei crediti in sofferenza, portandoli in linea con le medie europee. La conseguente rafforzata solidità delle banche del nostro Paese permetterà da un lato di accrescere il supporto all’economia reale, ampliando la disponibilità di credito a famiglie e imprese, e dall’altro di dissipare una sfavorevole percezione della stabilità del sistema bancario da parte del mercato, pregiudizievole per i risparmi degli Italiani”

Nonostante questo approccio, stando a quanto riporta Reuters, le banche non sarebbero comunque completamente soddisfatte del fondo, anzi. Quello che è stato chiamato Atlante con una evidente analogia al gigante condannato a reggere il peso della volta celeste sulle sue spalle, vede già alcuni investitori dubitare che il fondo potrà realmente sostenere e rilanciare il sistema bancario italiano. Alcuni banchieri hanno dato voce ai timori che il fondo li avrebbe esposti ai problemi di pochi, senza essere grande abbastanza per incidere realmente sulla massa delle sofferenze italiane se investirà i suoi mezzi per la ricapitalizzazione delle banche più deboli. L’agenzia riferisce infatti che “i poco entusiasti banchieri hanno accettato di sostenere il progetto solo dopo che funzionari del governo e di Banca d’Italia hanno messo in guardia dal rischio di una crisi di fiducia nel settore se il fondo non avesse avuto l’appoggio dei maggiori istituti. Secondo la persona che ha contribuito al lancio del fondo, è stato spiegato che se uno degli aumenti di capitale non avesse successo, i problemi sarebbero di tutti.

Fitch e Standard & Poor’s hanno espesso preoccupazione sull’impatto del fondo sulle banche più forti. “Crediamo che alle banche che investono nel veicolo potrebbe essere chiesto di aumentare la loro partecipazione in futuro” con un conseguente aumento dell’esposizione verso le istituzioni più deboli”, secondo S&P. Atlante dovrebbe destinare la maggior parte dei fondi all’acquisto di azioni e, per la parte destinata ai Npl, puntare sulle tranche junior su cui la domanda degli investitori è più debole. Anche per aiutare il fondo, il governo si è impegnato ad accelerare il recupero dei crediti. Oggi occorrono fino a 8 anni, un tempo quattro volte più lungo la media europea che deprime i prezzi di vendita dei pacchetti di sofferenze.

Daniele Previtali, docente di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari alla Luiss Guido Carli di Roma, nel corso di un’intervista rilasciata all’Agenzia Agi, spiega che se l’investimento nel fondo Atlante delle banche “verrà rivolto verso le ricapitalizzazioni delle banche italiane che al momento sono a forte sconto, e verso titoli rappresentativi di sofferenze che però hanno a fronte garanzie di buona qualità, certamente opportunità di rendimento se ne creeranno. Secondo me anche rilevanti nel medio-lungo termine. Direi inoltre che le banche che hanno dichiarato la loro adesione al Fondo, potranno trasformare parte dei crediti deteriorati (di cui Atlante acquisterà le tranches più rischiose) in titoli di un fondo con un profilo rischio-rendimento molto interessante”.

Forse non è perfetto, ma almeno è qualcosa“, secondo l’Ad di una banca italiana, parte degli investitori del fondo, “Sarebbe stato meglio non fare nulla?”. “Sarebbe stato come stare seduti su un aereo su una comoda poltrona con la cintura allacciata mentre il motore brucia”.

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