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Via all’autoriforma delle popolari

Si alzerà mercoledi’ 4 febbraio il velo sul progetto di autoriforma messo in cantiere dalle banche popolari italiane.

Ieri pomeriggio ad una settimana dalla presentazione del contestato decreto Renzi-Padoan, il consiglio direttivo di Assopopolari si è riunito a Milano per fortificare la propria linea del Piave.

Mentre avvocati e giuristi sono al lavoro per dare battaglia sul fronte legale, l’associazione di categoria presieduta da Ettore Caselli ha scelto di percorrere la via propositiva dell’autoriforma.

Nel corso della riunione sarebbe infatti la discussione sul progetto elaborato dell’ex presidente di Borsa Italiana Angelo Tantazzi, dall’economista dell’Università Cattolica Alberto Quadrio Curzio e dal notaio Piegaetano Marchetti.

I tre saggi avrebbero messo a punto una proposta di riforma della governance che accolga le sollecitazione degli organi di Vigilanza pur senza stravolgere la tradizione cooperativistica. Il già difficile compromesso viene oggi messo ulteriormente alla prova dal diktat dell’esecutivo  che impone alle dieci principali popolari di trasformarsi in società per azioni entro 18 mesi.

E’ insomma molto probabile che mercoledì 4 febbraio il consiglio di amministrazione di Assopopolari esamini un progetto assai più ampio e radicale rispetto alle intenzioni iniziali, con innovative aperture alle logiche del mercato.

La direzione dovrebbe essere quella del cosiddetto modello ibrido, quello cioè che consente di eleggere il consiglio di amministrazione (o il consiglio di sorveglianza nel caso di governance duale) tramite due canali differenti: gli investitori istituzionali esprimono un numero di consiglieri proporzionale al numero di azioni detenute, mentre il resto del corpo sociale continua a servirsi del voto capitario. Ma non si possono escludere soluzioni alternative come la creazione di fondazioni che controllino le rispettive spa e ne impediscano la contendibilità. Una soluzione quest’ultima suggerita dal Presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, in una recente intervista, e, accolta con favore da diversi banchieri.

Sullo sfondo resta poi la possibilità di porre precise soglie al diritto di voto nelle future società per azioni in modo da evitare incursioni ostili. Di certo il progetto della commissione Tantazzi potrebbe giocare un ruolo decisivo nel confronto parlamentare per la conversione del decreto legge. Il provvedimento, firmato dal Presidente del Senato Pietro Grasso, è entrato in vigore domenica e la discussione dovrebbe iniziare nelle prossime settimane alla commissione Finanze della Camera. Al momento non si ha notizia di emendamenti pronti, ma sarebbero in corso contatti tra partiti anche molto distanti nell’arco parlamentare (Forza Italia, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Sel e altri) per orchestrare una tenace opposizione al provvedimento dell’esecutivo.

In questo contesto il progetto Tantazzi potrebbe servire come valida alternativa al testo del governo, anche se l’esito della partita risulta ancora incerta. Esiste infatti la concreta possibilità che l’esecutivo decida di blindare il testo uscito martedì  scorso dal Consiglio dei ministri, ponendo la questione di fiducia e sgombrando in tal modo il campo da qualsiasi soluzione di compromesso.

Intanto tiene banco la polemica sull’andamento anomalo dei titoli delle popolari quotate nei giorni che hanno proceduto la presentazione del decreto. Ieri il sottosegretario al ministero dell’Economia, Enrico Zanetti, ha annunciato che Consob effettuerà degli “approfondimenti finalizzati a verificare la sussistenza dei presupposti per ipotesi abuso di informazioni privilegiate” , legato alla riforma delle banche popolari.

Le analisi, ha spiegato Zanetti, “hanno determinato l’avvio di una serie di richieste di dati e notizie a intermediari sia italiani sia esteri”.

 

 

 

 


Autore: Luca Gualtieri
Fonte:

Milano Finanza

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