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In Italia liberalizzazioni al palo

Giunto ormai all’ottava edizione (la prima risale al 2007), l’Indice delle liberalizzazioni realizzato dall’Istituto Bruno Leoni prende in esame 15 Paesi europei, studiati in dieci loro settori cruciali: carburanti, gas naturale, lavoro, elettricità, poste, telecomunicazioni, televisione, trasporto aereo, trasporto ferroviario e assicurazioni.

Quello che ne risulta è un confronto tra economie che mira a evidenziare dove il mercato è più aperto e dove lo è meno.

Al primo posto anche quest’anno si colloca il Regno Unito, mentre l’Italia si piazza nella parte bassa della classifica, solo undicesima, poiché ottengono un punteggio peggiore soltanto la Danimarca, la Francia, il Lussemburgo e (ultima) la Grecia. In particolare, il nostro Paese ottiene risultati assai negativi – a indicare mancanza di libertà d’iniziativa per gli imprenditori e poca libertà di scelta per i consumatori – in ambiti quali il trasporto ferroviario (48%), la distribuzione in rete dei carburanti per autotrazione (57%), le poste (59%), il mercato del gas naturale (60%) e le assicurazioni (60%).

Considerando che i nostri giovani laureati lasciano il Paese non per andare in Grecia ma per trasferirsi a Londra, e preso atto dunque che le liberalizzazioni sono una delle opzioni fondamentali per tornare davvero a crescere, l’attuale esecutivo dovrebbe cogliere il segnale che viene da questa ricerca e comportarsi di conseguenza. Cercando di portare in porto, per ricordare una riforma mai realizzata, quella separazione tra rete ferroviaria (Rfi) e gestore (Trenitalia) che impedisce lo sviluppo di un autentico mercato ferroviario. Ora c’è un’opportunità che andrebbe colta: si tratta della legge sulla concorrenza che il ministro Federica Guidi sta predisponendo. Nell’intervento tenuto in occasione della presentazione dello studio, il ministro ha riconosciuto la necessità di salire in graduatoria e, di conseguenza, aprire spazi alla concorrenza. Insieme a una tassazione giunta ormai a livelli esagerati, questa mancanza di libertà causata da vari colossi statali e da regole asfissianti è una delle cause principali – e non da oggi – del nostro ritardo. Molti si ricordano di come da noi, in passato, si assistette a una rapida diffusione dei fax (superiore che altrove) semplicemente a causa dell’inefficienza del servizio postale di Stato.

La ricerca Ibl dà le proprie pagelle basandosi su quattro fattori: la libertà d’ingresso nel mercato, la presenza azionaria dello Stato, i vincoli normativi e, infine, la mobilità della domanda (ossia la facilità con cui un consumatore può lasciare un fornitore per un altro). Viene poi riservata una particolare attenzione, negli ambiti in cui c’è un’infrastruttura comune, all’esistenza o meno di un’effettiva separazione tra quanti propongono i servizi e chi invece gestisce la rete stessa: è il caso, come già detto, delle ferrovie. Se la nuova normativa non terrà conto delle indicazioni di Ibl, però, dovremo constatare di avere perso un’altra occasione.

 


Autore: Carlo Lottieri
Fonte:

Il Giornale

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